Pizzuti e Gabbrielli: "Non Servono ticket e costruire le Case di Comunità"

Valerio Pizzuti (Italia Viva), Amedeo Gabbrielli (Forza Italia): "Solo il potenziamento della Medicina Territoriale può ridurre gli accessi in Pronto Soccorso"

Grosseto: "In relazione all’articolo comparso in questi giorni sulla stampa in cui l’assessore alla Sanità Toscana Bezzini ipotizza l’introduzione di ticket per gli accessi impropri al Pronto Soccorso, pur dopo il potenziamento della medicina territoriale, vorremmo sottolineare alcuni aspetti che di fatto inficiano l’efficacia di questi provvedimenti e rischiano di diventare solo un ulteriore balzello per i cittadini", dicono i consiglieri comunali Valerio Pizzuti (Italia Viva) minoranza, Amedeo Gabbrielli (Forza Italia -Ppe) maggioranza.


"E' un dato di fatto nazionale, -proseguono Pizzuti e Gabbrielli -  che ci sia stato un progressivo depotenziamento dell’assistenza ospedaliera del nostro Paese. I numeri indicano che in dieci anni (2010-2019), gli istituti di cura sono diminuiti da 1.165 a 1.054, con un taglio di circa 25mila posti letto di degenza ordinaria (da 215 mila a 190 mila). Non solo. Il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale è diminuito di 42.380 unità (da 646.236 a 603.856) e il definanziamento della sanità ha raggiunto i 37 miliardi. La pandemia ha evidenziato la debolezza del sistema e l’attuale crisi dei Pronto Soccorso non è altro che la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero in affanno. Le proposte di riforma della medicina territoriale (Decreto Ministeriale 71) sono insufficienti a colmare le gravi lacune sempre più evidenti, che rischiano di compromettere la qualità dell’assistenza".

"Case di Comunità: - commentano - la risposta sono i medici non i mattoni. Il dato critico generale e nazionale non giustifica scelte regionali inefficaci. L’esigenza di avvicinare le cure all’ambiente di vita dei pazienti non può essere soddisfatta semplicemente con la creazione di nuove strutture, le cosiddette Case di Comunità. E' una risposta semplicistica e superficiale ad un problema complesso. Serve un nuovo modello, in cui territorio e ospedale siano interconnessi e non la costruzione di nuove mura. A partire da un ospedale che sia esteso al territorio, ridefinendo i parametri che finora ne hanno caratterizzato l’organizzazione e che risalgono al 1968. Gli operatori sanitari sono pochi in rapporto alla popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, meno che nella maggior parte dei Paesi Europei e la sensazione è che si voglia investire sulle strutture più che sulle persone. In realtà il sistema è vicino al collasso. Un ospedale con più posti letto. 


Anche qui da noi, ma è un approccio che riguarda tutti, l’Ospedale deve essere ripensato in ragione delle esigenze epidemiologiche che sono chiaramente mutate negli ultimi anni, le cui risposte necessitano di provvedimenti sia quantitativi che qualitativi. È necessario che il numero di posti letto di degenza ordinaria cresca ben oltre i 350 per 100.000 abitanti odierni fino a raggiungere almeno la media europea di 500. Anche il numero di posti letto di terapia intensiva deve superare i 14 posti letto, peraltro rimasti sulla carta e mai raggiunti, per raggiungere almeno i 25 per 100.000 abitanti". L’attivazione di strutture territoriali in assenza di adeguato personale medico invece di migliorare compromette il sistema delle cure primarie, svolto attraverso il medico di medicina generale con la presa in carico di tutti i cittadini davvero in prossimità della loro soglia di residenza. Le cure primarie infatti hanno nulla o poco a che fare con i Servizi Territoriali, rappresentano invece la prima occasione di contatto degli individui e delle famiglie con il Sistema Sanitario e costituiscono il primo elemento di un processo continuo di assistenza sanitaria, un settore ben definito da preservare ed anzi da potenziare".

"La prossimità, - spiegano Pizzuti e Gabbrielli - non è un semplice criterio geografico. Ridurre al minimo la funzione del medico di famiglia, che è uno dei pilastri del sistema attuale, e minare la sua efficienza ed operatività attribuendo almeno in parte, le cure primarie alle cosiddette Case di Comunità, è un danno per la comunità. Le Case saranno, infatti, strutture poliambulatoriali che di fatto rappresentano un diverso setting assistenziale principalmente dedicato all’assistenza di pazienti cronici stabilizzati, ma anche eventualmente ad altre molteplici attività. Meno accessi ai Pronto Soccorso potenziando il territorio. I dati riportati nella letteratura medico scientifica evidenziano che non si ottiene l’auspicata diminuzione degli accessi a bassa priorità nei Pronto Soccorso solo con il potenziamento del territorio, su cui vanno ridistribuite le istanze cliniche meno acute. Serve un cambiamento culturale in cui i medici di base abbiano più forza, siano supportati da servizi, e siano colegati strettamente con ospedali efficienti. Ciò che è territoriale deve essere considerato pre e post-ospedaliero, in una visione integrata delle due realtà. Resta infatti il problema delle acuzie, comprese quelle ricorrenti nel paziente cronico: questo tipo di assistenza richiede competenze e tecnologie che non rientrano nelle Case di Comunità. Con l’esclusione di una minima parte di casi è possibile affermare che la sede della valutazione di questi pazienti resta l’Ospedale, in particolare il Pronto Soccorso La pandemia ha evidenziato una doppia criticità: la debolezza del territorio e l’insufficienza dell’ospedale. E quest’ultima non corrisponde alle mancanze del territorio, perché contiene un’enorme quota di bisogni clinici, tecnologici e di competenze scientifiche che stanno diminuendo sempre più negli ospedali", concludono i Consiglieri comunali di Grosseto, Valerio Pizzuti Italia Viva e Amedeo Gabbrielli Forza Italia Ppe.