piombino 1.jpgSusanna Biagini: “Chi gioca lealmente è sempre vincitore”

Piombino: “Chi gioca lealmente è sempre vincitore” con queste parole Susanna Biagini, presidente del Rotary Club di Piombino, ha aperto il convegno “Fair play nello sport e nella vita” organizzato dal Club con il patrocinio del Comune e tenutosi sabato 9 febbraio all'hotel Centrale in Piombino.

Dopo aver descritto l'attività e lo scopo del Rotary, impegnato a promuovere cambiamenti positivi nella comunità locale e non, a fornire acqua e strutture sanitarie nelle parti più disagiate del mondo, a combattere gravi malattie, a sostenere l'istruzione e promuovere la pace ed i rapporti di amicizia tra i singoli e tra gli Stati, doverosi e sentiti sono giunti i ringraziamenti della Presidente Biagini a tutti i relatori per la loro preziosa presenza e a tutti coloro che con il loro contributo hanno permesso di realizzare un evento di così importante valore.

“Ricostruire il Paese dai valori dello Sport”: inizia con le parole di Nelson Mandela il primo intervento. A citarle è Giacomo Grandi, presidente ASD Etruria Rugby Piombino, che ripercorre quella che fu la grande intuizione del neoletto Presidente del Sudafrica Nelson Mandela il quale inseguì il sogno di ricostruire le basi dell'unità nazionale a partire proprio dallo sport: il rugby appunto. L’80 percento della popolazione era nera, mentre il rugby era generalmente considerato uno sport per bianchi, motivo per cui la grandissima maggioranza degli abitanti del Sudafrica tifava contro la nazionale di rubgy. Ecco la grande intuizione di Mandela il quale si convinse che celebrare i mondiali di rugby in Sudafrica fosse una grande occasione per trovare un elemento comune di unità per una popolazione così divisa. Fu ciò che accadde e fu così che un popolo sul punto della guerra civile superò, grazie ai valori dello sport, molte delle sue tensioni civili e politiche riconoscendosi unito in una squadra.

A seguire l'intervento di Diego Polani, docente di psicologia dello sport presso l'Università di Firenze, il quale si è concentrato sull'importanza dello sport e del fair play quale mezzo di prevenzione del bullismo e della violenza. “Lo sport è uno strumento che può favorire attraverso i valori educativi l'adattamento e l'integrazione delle varie componenti e generazioni nelle dinamiche sociali in continua trasformazione ed evoluzione”: queste le parole del professore che ha sottolineato il fondamentale ruolo della scuola, delle associazioni, delle istituzioni nel colmare l'ignoranza educativa di cui spesso è responsabile la famiglia.

La parola poi è passata a Marcello Nicchi, Presidente al terzo mandato dell'Associazione Italiana Arbitri, che ha rimarcato il forte insegnamento al rispetto dei valori che si impartisce ai giovani arbitri all'interno delle 209 sezioni dell'AIA dislocate sul territorio nazionale: questo perché ancor prima che con bravi arbitri ciò che preme è avere a che fare con veri uomini che con la loro integrità e professionalità possano essere di esempio alla società.

Giovanni Giannone, delegato CONI per la Provincia di Livorno, richiamando le parole del papa Francesco si è soffermato sul concetto di sport quale patto educativo. Gli sportivi siano “un esempio di virtù come la generosità, l'umiltà, il sacrificio, la costanza, l'allegria” afferma il pontefice il quale ritiene che agli atleti spetti il significativo compito di dare volto a questi atteggiamenti e convinzioni incarnandoli oltre che nell'attività sportiva anche in un reale impegno familiare, sociale, culturale e religioso. Dunque il fair play permette allo sport di divenire un'imprescindibile opportunità di educazione per tutta la società, partendo dai valori presenti nello sport quali la perseveranza, la giustizia, le buone maniere, la lealtà, l'amicizia, la solidarietà, lo spirito di squadra.

A chiudere il convegno l'intervento del sindaco di Piombino Massimo Giuliani che con parole toccanti ha descritto la profonda amicizia che nacque tra Jesse (James Cleveland Owens) e Luz (Carl Ludwing Hermann Long), i due migliori saltatori in lungo al mondo che si sfidarono durante le Olimpiadi di Berlino del 1936. Jesse era nero ed americano, Luz ariano tedesco dal fisico imponente. Sulla carta acerrimi nemici.

Accadde che durante i salti preliminari Jesse non aveva notato che il punto di stacco a causa del vento si era spostato e sbagliò due salti con ciò compromettendo la sua qualificazione per la semifinale. Fu allora che il tedesco, dimostrando un grande fair play, si avvicinò al suo rivale e gli fece notare il giusto punto di stacco; Jesse, giunto il suo turno, fece quello che Luz gli aveva detto e si qualificò. Conclusa la semifinale i due ebbero accesso alla finale: si fronteggiarono fino a quando l'ultimo nullo di Luz decretò la vittoria di Jesse che volle festeggiare con il suo ultimo salto.

Ad attenderlo in fondo alla vasca vi era Luz che andò incontro a Jesse, lo abbracciò e i due, insieme, uscirono dallo stadio. I due atleti dopo quella indimenticabile manifestazione non ebbero più occasione di incontrarsi; nel 1942, tre anni dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Luz fu inviato in nordafrica dal quale un giorno scrisse una lettera a Jesse.

“Dove mi trovo sembra che non ci sia altro che sabbia e sangue. Io non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino, che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli anche che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia. Tuo fratello Luz».

Questa storia, afferma un emozionato Giuliani, sta a rimarcare come lo sport sia un linguaggio universale di rispetto, uguaglianza e fratellanza.