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coni logo.jpgFirenze: “Riguardo alle infrastrutture sportive, e in particolare agli stadi, l’Italia è un Paese ancora arretrato rispetto al resto d’Europa. Lo conferma l’ottava posizione nella classifica basata sul rapporto che intercorre tra numero di abitanti e spettatori degli eventi calcistici di prima fascia.

Considerando che l’età media degli stadi italiani di serie A e B è di 66 anni, c’è ancora molto da lavorare e da investire su uno sport capace di creare spettacolo, business e occasioni di socializzazione ma solo se supportato dalla sensibilità dei club e dalle politiche collaborative delle istituzioni locali. Lo diciamo da anni ma niente cambia”.

Salvatore Sanzo, presidente del CONI Toscana, interviene sul tema dell’impiantistica soffermandosi sui dati poco incoraggianti che indicano come nel nostro Paese il calcio, pur continuando a rappresentare lo sport principale e per tradizione più seguito, non sia in grado di offrire agli spettatori quei livelli qualitativi di ospitalità, servizi e sicurezza oggi richiesti. “E’ impensabile che in Italia, negli ultimi 10 anni, in sole tre città che ospitano la serie serie A (Torino, Udine e Frosinone) si sia realmente investito per realizzare nuovi stadi o per ristrutturare il proprio impianto – continua Sanzo – C’è un problema culturale da parte delle società che merita una riflessione.

C’è da ripensare totalmente un rapporto con il tifoso-spettatore che rimane comunque sempre il primo destinatario dello spettacolo sportivo. C’è da valorizzare con strutture moderne e funzionali un movimento che si conferma importante a livello tecnico”.

Categoria: SPORT
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