sanità (1).jpgLassessore Stefania Saccardi risponde allinterrogazione di Maurizio Marchetti (Fi): Emanate indicazioni valide sullintero territorio regionale. Nessuna azione è stata ritardata".

Firenze: “Tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019, New Delhi è stato isolato nel sangue di 76 pazienti con sepsi. Tra questi, la mortalità è stata del 40 per cento. Fino al 31 agosto 2019 i ricoverati con tampone rettale di screening risultato positivo, sono 708”. È quanto dichiara l’assessore alla Salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, chiamata a rispondere sulla diffusone del batterio dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio Maurizio Marchetti

Sul focolaio toscano del superbatterio e sul tasso di mortalità che comunque “non vuole dire ci sia un nesso causale automatico con la presenza del ceppo, l’infezione potrebbe essere una concausa o non aver provocato la morte” spiega Saccardi; il sistema “ha risposto prontamente. È stato sotto attento monitoraggio e sono state emanate tutte le indicazioni e le raccomandazioni valide per tutto il territorio regionale”. 

L’assessore dichiara inoltre che da maggio è istituita una “unità di crisi composta da professionisti esperti in materia di infezioni”. Inoltre, il contatto con il Ministero, “come è giusto e doveroso” afferma Saccardi, è stato “continuo” sin dalle prime segnalazioni e la circolare emanata il 30 maggio “deriva unicamente dai casi che noi abbiamo tempestivamente segnalato”. La circolare, ricorda, è una “indicazione ai presidi per mettere in atto le necessarie precauzioni che in Toscana erano già comunque attive sin dai primi casi riscontrati”. Saccardi informa inoltre che è stato creato un database regionale “retrospettivo e prospettico” e le misure di screening “sono state ampliate”.

La tempistica riferita dall’assessore non convince Marchetti che si dichiara “perplesso. La tempestività del Ministero è certa, non altrettanto quella della Regione Toscana” commenta ricordando di essere ancora in attesa di una risposta ad un’altra interrogazione, presentata ad aprile scorso proprio sul tema delle infezioni da batteri.

Nuova Delhi Metallo-beta-lattamasi (NDM-1) è un enzima che rende i batteri resistenti a un ampio spettro di antibiotici beta-lattamici tra cui quelli della famiglia dei carbapenemi (antibiotici ad ampio spettro). Isolato per la prima volta nel 2008 in un paziente svedese subito dopo un viaggio nella capitale indiana, fa parte della famiglia delle enterobacteriacee perché il suo luogo di principale colonizzazione è l’intestino.