falusi_Massa_esterno.jpgMassa Marittima: "Mai in decenni si era verificata una situazione simile per l’istituto tenuta estranea al consiglio e alla cittadinanza. L'ultimo bilancio in positivo per l'istituto risale al 2015, dal 2017 l'istituto entra in crisi, il bilancio necessita di misure e rilancio.

Vi erano linee progettuali elaborate dalla CdA di Schiavetti, dove gli stessi problemi cominciavano ad emergere e non sono mai state considerate, così come le idee progettuali del CdA guidato da Poli sono rimaste in un cassetto. Poi il CdA guidato da Brenci che propone percorsi ed alternative per risanare il bilancio e rilanciare l’attività dell’istituto ma anche in questo caso nulla, anzi alle richieste di risposte e agli impegni di coinvolgere il consiglio, tutto tace e il CdA, per la prima volta in decenni, si dimette. Il consiglio è tenuto all’oscuro, la politica locale e gli amministratori non si esprimono, le decisioni probabilmente vengono prese altrove e “comunicate” al consiglio la cui azione si limiterà ad una semplice approvazione.

Sono passati ormai 45 giorni dalle dimissioni del CdA e, nonostante l’SOS lanciato dal revisore dei conti sullo stato della situazione Falusi, tutto tace o perlomeno quasi tutto e la discussione che si prepara per il prossimo consiglio comunale, dove il punto è stato inserito all'ordine del giorno, metterà allo scoperto le decisioni prese in altri contesti e provvisoriamente qualche toppa sarà messa anche ai problemi.

I nomi che erano stati spesi per la formazione del nuovo consiglio sembrano tramontare e si fa spazio la nomina di un commissario e sembra che tra le ipotesi la più gettonata sia quella di Daniele Raspini nel cui curriculum vi è la gestione di ASP, incarichi politici e amministrativi e attualmente dirigente ASL.

Una scelta questa che, al di là del merito e delle qualità della persona, mette ancora una volta in un angolo le prerogative del consiglio comunale che, nella pratica, si limita a prendere atto delle scelte del sindaco e dei pochi che dietro le quinte decidono per tutti.

Sul fonte degli affidamenti sembra inoltre che all'istituto sia stata tolta l’assistenza domiciliare e il centro diurno la Ginestra, mentre gli impegni dell’ASL di aprire ad altri servizi di assistenza, come previsto nella programmazione deliberata da più di un anno non se ne parla.

Questo significa indebolire ulteriormente la già fragile situazione economico finanziaria dell'istituto che si troverà con poco più di un milione di euro di fatturato in meno e si taglierà ogni ipotesi di integrazione e utilizzo del personale tra i servizi residenziali e quelli domiciliari.

Tutte operazioni che probabilmente saranno semplicemente comunicate al consiglio escludendo qualsiasi possibilità di discussione, confronto e condivisione delle scelte sulla quale sembra sia stato posto un veto dal sindaco e dalla maggioranza istituzionale tutta a guida PD.

Sulla vicenda non si accettano critiche che vengono scambiate per polemiche sterili, nè vi è possibilità di confronto, tutto sembra completamente censurato e delegato a ristretti consessi che decidono le sorti di un istituto che è patrimonio di tutta la comunità e di tutte le anime politiche, sociali e associative che vi si trovano.

Si registra una costante e continua volontà di chiusura e le scelte vengono calate dall'alto con un sistema che di democratico non ha nulla e l'idea che si fa sempre più strada è quella che un altro pezzo del territorio, un'altra eccellenza, sarà regalata alla ASL o al Coesone abbandonando quella storia e quella capacità di governo che hanno contraddistinto l'identità del nostro territorio", concludono Mauro Lorenzini, Valter Cioni, Luciano Fedeli, Pci Colline Metallifere Federazione Grosseto.