Massa Marittima: Il PCI segue ormai da anni la vicenda dell’Istituto Falusi senza mai nascondere critiche aspre sul metodo e nel merito della conduzione dell’Istituto che ha visto una amministrazione pressoché assente nelle scelte strategiche dell’Ente.

Se da una parte il PCI ha mosso critiche, non si è risparmiato con proposte fatte al Sindaco e al CdA, ignorate e spesso trattate con leggerezza e approssimazione dalla politica locale a matrice PD.

Tutto questo non ci fa arrendere ed è giunto il momento che la questione meriti la centralità e priorità nell’agenda politica non solo massetana ma di tutto il comprensorio. Il richiamo del Difensore Civico con il rischio di commissariamento, la situazione che sta degenerando a livello economico e le numerose incertezze sulla gestione di personale e servizi, a parere del PCI, sono funzionali non solo al processo di privatizzazione in atto, ma rappresenteranno una giusta motivazione per passare la responsabilità della gestione ad altri soggetti come l’’Azienda ASL o addirittura il CoeSo/SdS, così si decreterebbe la fine di un’esperienza fondamentale per il territorio. Per questo il PCI apre le porte al confronto politico chiamando all’appello tutte le forze politiche, i sindacati e i cittadini che vogliono tutelare il Falusi riconoscendolo come bene comune. Per fare questo prima di tutto si deve cambiare un’alternativa di metodo nell’affrontare i problemi. Se il Falusi è un interesse condiviso, da destra a sinistra, dobbiamo lavorare non solo per salvarlo ma migliorarlo. La costituzione di un tavolo o comitato è per questo il primo passo che il PCI vuole intraprendere. Ma la proposta non si limita alle sole questioni di metodo.

Il PCI ha predisposto un documento di lavoro da offrire come contributo alla discussione del tavolo che potrà diventare una proposta di intervento strutturale sull’istituto e se condivisa da confrontare con l’amministrazione. La sintesi delle azioni: riduzione della locazione dovuta alla Regione Toscana per le strutture di Massa e Follonica, concertazione con le organizzazioni sindacali e con la Regione prevedendo passaggio dal contratto degli enti locali a contratto privato per le nuove assunzioni che consentirebbe recuperi delle somme a carico dell’istituto per malattia, aspettative ecc.., flessibilità del personale usurato da destinare ad assistenza domiciliare, aumento della quota capitaria trasferita dai comuni di 1 euro a cittadino per anno.

Queste misure consentirebbero già un rientro economico importante per l’istituto ma la proposta dovrebbe andare oltre e consentire la realizzazione di un nuovo assetto giuridico proiettando l’istituto verso forme consortili con il terzo settore a partecipazione maggioritaria da parte dell’istituto. Con questa operazione si potrebbe dare quella definitiva stabilità e tranquillità che consentirebbe una tenuta complessiva e duratura nel tempo dell’assetto pubblico proiettandolo verso forme moderne senza snaturare la forma originaria e soprattutto mantenendo qualità dei servizi e tutela del lavoro.