eden mura grosseto.jpgdi Massimo Ciani

Nel paesone che era ed è rimasto Grosseto quando ero adolescente emergeva un locale da ballo e di musica dal vivo che si chiamava EDEN. Giovani e meno giovani s’incamminavano sulla salitina che porta sulle mura da via Mazzini e te lo trovavi davanti.

C’era gente che ci andava per la passione per il ballo. C’era altra gente, soprattutto i giovani, che ci andava per rimediare.
Intendiamoci bene. Non c’era da rimediare a qualche errore. Nel nostro slang di allora e forse anche di oggi rimediare significava trovare un’occasione di idillio, una fanciulla che nutrisse la medesima passione, un’attrazione che fosse rapidamente, tra le luci e la musica del gruppo di turno, condivisa e riempisse i lunghi pomeriggi invernali. Perchè all’EDEN noi adolescenti con la MS accesa ostentata tra le labbra, i capelli lunghi ben curati e i pantaloni a campana andavamo prevalentemente il pomeriggio del sabato e della domenica. Anche le ragazze. Per loro però i problemi erano maggiori, perchè i genitori erano quelli degli anni sessanta e il solo immaginare le proprie figlie immerse nel quasi buio fumoso di una sala da ballo, possibile preda di maschi in tempesta ormonale, li rendeva poco sensibili alle implorazioni filiali e facevano il possibile per dissuaderle. Invano. Il richiamo dell’Eden era irresistibile. Non faceva discriminazioni di sesso. D’altra parte non esistevano alternative di svago, tranne sale da cinema altrettanto piene di fumo con programmazioni noiose che non avevano il minimo potere di seduzione per la gioventù.

L’Eden quindi era tutto il nostro mondo di svago di allora. Gli appuntamenti venivano concordati a scuola. “Sei sicuro che quella verrà..?” “Se non viene io me ne vado al cinema.." ”Stai certo.Verrà...verrà...e porterà sua cugina ...un gran bel pezzo di....” "Va bene ... allora vediamoci alle 15 davanti al Caffè Gorrieri.... però devo trovare i soldi per l’ingresso.... sai che faccio.... vado da mia nonna..... lei me li darà di sicuro”.

Arrivavano le 15. Cominciavano ad arrivare le ragazze. A gruppetti e a braccetto. Non si incamminavano subito verso l’Eden. Prima si facevano due o tre giretti per il Corso. Un andirivieni che serviva loro, tra risatine e smorfiette, a osservare quanti giovani c’erano in giro e che si preparavano a recarsi a ballare.
Insomma. Un rito preparatorio e propiziatorio. Magari con sosta lì dal Brutti a gustare un pezzo di pizza.
Poi alla spicciolata la gioventù di allora si incamminava verso il paese dei balocchi. Biglietto. Le porte a saloon che si aprivano e chiudevano in continuazione. Il reparto guardaroba dove d’inverno si lasciavano giacche cappotti. Il bar, pronto a servirti la consumazione. Poi, con il bicchiere di superalcolico in mano, la corsa ad occupare i tavoli. Possibilmente quelli vicino alla pista da ballo.

Sul palco il Gruppo di turno intento ad accordare strumentazione e  amplificazione. ”Pronto..pronto....prova...prova...seee...seee”. La sala cominciava a riempirsi e appena il Gruppo faceva partire il primo pezzo i meno timidi si alzavano dalle sedie e cominciavano un tour esplorativo nelle zone in cui c’era maggiore affollamento di ragazze. “Scusa....balli ?” L’interrogativo di routine. Le prime coppie cominciavano a scendere in pista, rompendo il ghiaccio. Quindi venivano le altre. Alcuni giovani delusi per essersi sentiti rispondere “no grazie” si riportavano ai tavoli e si mettevano a centellinare il brandy del bicchiere e a fumare la decima sigaretta della giornata. In attesa di ricominciare la caccia. Perchè demordere significava sconfitta e non potevi tollerare una sconfitta all’Eden. Pena il diventare lo zimbello degli amici. Dentro non ti accorgevi se fuori era ancora giorno oppure erano calate le ombre della sera. Se però nonostante tentativi non eri riuscito ad agganciare una ragazza allora cominciavi a innervosirti. Guardavi l’orologio e ti incamminavi verso il guardaroba. Recuperavi il tuo cappotto, aprivi le porte da saloon e ti immergevi nell’aria frizzante della sera grossetana. Ripromettendoti altri pomeriggi edeniani dall’esito più fortunato.