marina di grosseto.jpgdi Massimo Ciani

La storia di San Rocco alias Marina è popolata di personaggi e sarebbe davvero piacevole ricordarli e ricordarseli. Perchè dai commenti emergono tanti particolari che i più non conoscevano.

A dimostrazione che la storia, specie quella locale, è un meraviglioso puzzle colorato le cui tessere possono accostarsi ad una ad una, filtrate dall'emozione e dalla nostalgia del ricordo. E' da tempo che io ho in mente una Grossetopedia, ma sarebbe un impegno superiore alle mie conoscenze ed alle mie capacità. Però è un progetto meraviglioso, sul quale invito tutti i grossetani a riflettere. Per il momento vi riconduco a lui, all'ometto magro con il cappellino da marinaio e scuro come una tinca. Di sicuro uno dei protagonisti della storia marittima di questo comune.

Non so se nei vostri ricordi c’è Marina o San Rocco, che sono due diverse anime di una medesima località. Sono sicuro però che in fondo ad un viale senza nome che come per incanto diventa autostrada e fende il mare in due, c’è la figura di questo piccolo uomo dalla pelle scura, annerita dal torrido sole di Maremma. Indossa un paio di pantaloncini corti, una maglietta di cotone sdrucita e calza un paio di infradito. Spinge il suo carrettino avanti, sempre avanti. Le gabbianelle gli volano dietro in stridulo corteo.

 

Vi ricordate di me..? So’ l’arsellaio.
Quello che spingeva il carrettino
col berrettino bianco a marinaio
in cerca del destino o del somiglio.
Non c’è pietosa man che porti un giglio
o un fiore di pietà sulla mia tomba.
Eppure mi sentivo una colomba
quando l’acciottolato trascorreva
dietro a’ miei piedi stanchi di fatica.
Sia che ci fosse il sole oppur piovesse,
compagno quotidiano era lo scherno,
che scivolava lungo la mia pelle
quando, per guadagnarmi un po’ d’eterno,
roco gridavo intorno “arselle …. arselle”.
Partiva un coro “…. dove sta Zazza …….?”
con lazzi che si fanno in osteria
tra gente che sconosce la pietà.
E poi risate. Quante la tua mente
raccoglie. Fino a non sentir più niente.
A sera, quando l’ombra si distende
lungo l’Ombrone che discende al mare
io, pescator né triste né felice,
percorrevo a ritroso quel cammino
che, per chi crede, a Dio porta vicino.
Poi, giunto al limitar dell’arenile,
sopra la sabbia m’approntavo un letto.
Per riscaldarmi, solo un po’ di vino.
Le labbra secche. E un grande vuoto in petto.
E’ ormai da tempo che non pesco arselle.
Dove mi trovo adesso non c’è vento.
Lo spazio è immenso ma non ho sgomento.
Me ne sto solo. Gioco con le stelle.

(da "Grosseto d'accanto" raccolta di poesie grossetane di Massimo Ciani)

foto  maremma un tuffo nel passato