25aprile (1).jpgdi Massimo Ciani

Oggi è il 25 aprile e per molti, specie i più giovani, questa data non sembra possedere significato. Il tempo poi sfuma i contorni degli avvenimenti , li rende sfocati , evanescenti. Per noi, nati nel dopoguerra, questa data significava e significa ancora molto molto.

La nostra stessa venuta al mondo lo simboleggia. Siamo stati concepiti nella rabbia covata nella sofferenza di una guerra tribolata. O nei singhiozzi di gioia per la sua tanto sospirata e finalmente pervenuta fine. Io la guerra l'ho vissuta attraverso i ricordi del mio babbo. Grosseto era una città martoriata dai bombardamenti e quello del 26 aprile del '43 la segnò per sempre. I giovani di oggi, purtroppo , non conoscono e soprattutto non si preoccupano di conoscere la storia.

A me non piace scendere nella retorica. Già mi dava fastidio quando alle elementari mi obbligavano a cantare la canzone del Piave per celebrare una guerra altrettanto e forse più tragica, che mi aveva impedito di conoscere e ricevere le carezze di mio nonno Amedeo.Un povero contadino obbligato a lasciare il suo fazzoletto di terra e la sua famigliola per andare a morire nella terra di nessuno in nome di un re che, viceversa, ha trascorso entrambe le guerre mondiali comodamente stravaccato tra salotti e coppe di champagne, fuggendosene poi in nave con tutti i cortigiani quando ha visto la malparata.

Quel 25 aprile forse è una data scelta a caso ma altamente rappresentativa. Identifica un'amara, tardiva giustizia. Per mio nonno e per migliaia di soldati contadini scaraventati a combattere ed a morire in guerra in nome di un patriottismo che neppure sapevano cosa significasse. Per generazioni di giovani italiani mandati, pochi anni dopo, a subire ignari e inconsapevoli analoga sorte sui fronti di Russia, Grecia,Africa ,Balcani.

Due generazioni che, per volontà di pochi imperdonabili fanatici, si sono visti negare il diritto di vivere la propria vita. Le città italiane furono liberate in date diverse. L'Italia provò finalmente cosa significhi essere liberata. E cosa significhi tornare uniti e solidali. Fu l’ illusione di un attimo. Dopo sono venuti solchi sempre più profondi e forse oggi stiamo vivendo il momento di maggior divisione e assenza di solidarietà sociale. Davvero mortificante vedere un grande popolo che disperde le sue enormi potenzialità in risse prive di costrutto. Io penso che questo 25 aprile dobbiamo tenercelo ben stretto. E non, lo ripeto, per sciocca retorica. Perchè per chi l'ha vissuto è stato come segnare un gol decisivo per la vittoria. Una vittoria di riscatto morale. Dobbiamo ripartire da lì..vv