20171227150531-27e07444.jpgdi Massimo Ciani

Esistono addirittura filmati che la testimoniano. Possiamo dire che era un tentativo di far correre la Maremma. Tentativo durato poco. Difatti questa manifestazione che avrebbe potuto diventare un appuntamento fisso, una “classica” del genere, nel volgere di pochi anni è caduta nell’oblio, senza che nessuno si sia preso la briga di riproporla, per la gioia degli appassionati e dei curiosi.

E così la Maremma ha smesso di correre. Un po’ come in genere accade da queste parti, dove tutto ha il senso dell’incompiuto ed i buoni propositi il più delle volte sono destinati a rimanere tali. Non ho ricordi nitidi di persone luoghi o situazioni. La corsa è la pratica sportiva più povera e più nobile, ma anche quella che richiede sudore e sacrificio. Per questo l’unica immagine nitida che emerge dal mio personale film della Maremmata è quella di un podista biondo, asciutto e snello. The man called horse, come lo stupendo omonimo film sull’epopea degli indiani d’America. Più prosaicamente, “l’uomo cavallo”.

La sua corsa era una sintesi di agilità ed eleganza, che si distribuiva lungo il percorso tra due ali di folla plaudente. Poco importa quale fosse la sua posizione di classifica. L’uomo cavallo non era un concorrente qualsiasi, un volenteroso in cerca di mettersi in mostra, un babbo voglioso di riscattarsi dinanzi ai figli. L’uomo cavallo era la corsa. La sua falcata affascinava i sognatori e alimentava i lazzi degli sciocchi e degli irriverenti. Ma lui, con il mulinare composto delle sue gambe, era anni luce avanti a podisti e spettatori. Quando transitava tutti gli sguardi e gli applausi erano per lui, che della gara assurgeva a vincitore morale anche se magari il primo classificato aveva già fatto la doccia. Nell’immaginario collettivo della gente c’è sempre un vincitore non vincitore, quello che vorremmo alzasse la coppa anche se non la alza. Nessuno più e meglio dell’uomo cavallo identificava il mito dell’atleta indomito e senza macchia. E’ per questo che verso quella maglia intrisa di sudore si indirizzavano sguardi, sorrisi, applausi, urla di incoraggiamento.

Così la Maremmata ha da tempo immemorabile calato inspiegabilmente il sipario ma lui, l’uomo cavallo, non si è fermato. Tagliato il traguardo ha continuato a correre, senza fermarsi, con lo sguardo aperto in un sorriso senza fine , rifiutando rifornimenti, borracce d’acqua, pacche sulle spalle, ignorando sudore e fatica. Basta chiudere gli occhi per rivedere la sua sagoma, farsi sempre più piccola mentre, su in alto, nel cielo della memoria, s’immerge nel chiarore delle stelle.