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Categoria: L'ANGOLO DEL LEGALE
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legge avvocato tribunale.jpgRubrica a cura dell’Avvocato Alessandra Mastri Flamini

L’assegno di mantenimento ai figli, o meglio il contributo al mantenimento è una somma versata alla prole, la cui funzione si sostanzia nell'adempiere all'obbligo di mantenimento, previsto per legge, in capo ai genitori che pongano fine alla loro convivenza o che non abbiano mai convissuto.
Ciascun genitore, infatti, deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. I genitori possono trovare un accordo sulla misura e sulle modalità di provvedere al mantenimento dei figli e nel caso in cui non vi sia un accordo, viene quantificato dal giudice.
L’obbligo di mantenere la prole grava su entrambi i genitori in proporzione alle rispettive capacità economiche.
Quando i due genitori non si mettono d’accordo e spetta al giudice decidere, questi stabilisce un assegno a carico del genitore c.d. non collocatario. Questo assegno viene chiamato “assegno perequativo” in quanto esso ha la funzione di equilibrare il peso economico personale che grava su ciascun genitore per far fronte alle esigenze dei figli.
Nella determinazione dell’importo per i figli, ci sono diversi elementi per la sua determinazione. Si prende in considerazione il reddito di chi è obbligato ad effettuare il pagamento, si verifica la diversità economica con l’altro coniuge e si prendono in considerazione i mezzi economici dei quali dispone il genitore che convive con il figlio, se è minore oppure non lavora.

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