cameriera-mascherina-coronavirus-bar-ristorante.jpegIl Centro studi Cna ha elaborato un’indagine tra migliaia di piccole imprese italiane. Il 74% degli intervistati è molto preoccupato per il futuro.

Grosseto: Una piccola impresa su quattro teme di chiudere nel 2021 se l’attuale stato di difficoltà dovesse protrarsi nei mesi a venire. A rilevare questa drammatica situazione un’articolata indagine condotta dal Centro studi Cna tra le imprese artigiane alla Confederazione dal titolo “Pensare a un futuro senza Covid. Le aspettative delle imprese per il 2021”.

Quale 2021 prevedono gli imprenditori sotto il profilo economico italiano? Il 74,1% delle imprese coinvolte nell’indagine immagina che la caduta del prodotto interno lordo tricolore registrata nel 2020 possa essere recuperata solo parzialmente nel 2021. Il 23,1%, invece, è ottimista e crede che l’Italia sia in grado di riconquistare rapidamente i livelli pre-Covid. Giudizi influenzati dal settore operativo delle imprese. I comparti che il confinamento ha fermato o ha rallentato in maniera sensibile (dal turismo ai servizi per la persona) propendono infatti per una visione negativa, mentre “occhiali rosa” inforcano in genere quanti operano in aree come i servizi per le imprese, dall’offerta immateriale e con ampie possibilità di intervenire da remoto.

“Questa indagine, condotta a livello nazionale, alla quale hanno partecipato anche imprese della nostra provincia, conferma quanto emerge dai contatti con i nostri imprenditori sulla prospettiva dell’anno che è appena iniziato – spiega Anna Rita Bramerini, direttore Cna Grosseto – dopo la caduta del prodotto interno lordo registrata nel 2020. Dalle risposte raccolte si comprende anche quanto possono avere influito, sul giudizio dato dalle imprese, gli aiuti arrivati con i vari decreti varati dal Governo. Proprio per questo ribadiamo che gli interventi di ristoro devono essere legati al calo di fatturato, come sta facendo la Regione Toscana, a prescindere dai codici ateco, per dare a tutti gli imprenditori la possibilità di uscire prima possibile da questa situazione drammatica, che li ha duramente colpiti”.

Disaggregando tali dati per settore, un lieve ottimismo si registra nel comparto edilizio (il 46,5% è orientato favorevolmente, anche grazie alle speranze riposte nel Superbonus 110% e nelle altre agevolazioni previste per le costruzioni), seguito dal manifatturiero (36,2%). All’opposto, i settori a più accentuato timore di chiusura sono il turismo (43,5% del totale), il trasporto (33,3%) e i servizi per la persona (31,7%), comparti dove tre quarti e più delle imprese hanno subito danni economici gravissimi.

Quali strategie le imprese propongono al governo per uscire dalla crisi? Il ventaglio di opinioni è divergente, ma grosso modo può raggrupparsi in tre ordini di suggerimenti. Il 36,4% delle imprese che hanno partecipato all’indagine è dell’opinione di continuare lungo la strada tracciata dal Governo, adottando ancora la diversificazione delle zone a seconda della gravità della situazione sanitaria. Il 35,6% del campione ritiene invece che, a questo punto, le ragioni dell’economia siano prioritarie e debbano essere evitati nuovi confinamenti. Il 28%, infine, chiede che l’Italia proceda nel solco degli altri Paesi europei, al fine principale di mantenere invariata la posizione competitiva nazionale.

Passando dalle strategie alle azioni prioritarie le imprese tendono a compattarsi. Quasi quattro su cinque (il 78,7%, a essere precisi) ritengono che il Governo debba garantire un adeguato sostegno alle imprese, mentre le altre priorità indicate da almeno una impresa su tre (la domanda prevedeva risposte multiple, ndr) sono gli investimenti in ricerca e istruzione, un massiccio piano di infrastrutturazione materiale e immateriale, il sostegno al reddito dei lavoratori.