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Era la fine di giugno del 2016 quando la Gran Bretagna decise, con una risicata maggioranza nel referendum che doveva deciderne il futuro, di lasciare l’Unione Europea. Per il mondo fu una sorpresa, dato che per quasi tutti era scontato il risultato opposto, ovvero il “remain”.

La Brexit oggi è ancora un’incognita

Oggi siamo a oltre due anni e mezzo da quel giorno e la Brexit non è ancora ufficialmente operativa. In questo lasso di tempo sono stati avviati i negoziati con Bruxelles per contrattare le condizioni dell’uscita ma non è ancora stato votato un accordo definitivo e la data dell’uscita è stata più volte rimandata. Il Regno Unito ha vissuto un periodo di forte instabilità politica, con le immediate dimissioni del premier Cameron, il successivo esecutivo guidato da Theresa May e infine l’attuale governo di Boris Johnson.
Le conseguenze politiche ed economiche della Brexit per il Paese britannico e per l’Europa potrebbero essere molto più importanti di quelle stimate in un primo momento. Il principale effetto, infatti, saranno le limitazioni alla libera circolazione delle merci e delle persone. Per movimentare merci da e per il Regno Unito sarà necessario pagare dei dazi, una misura che potrebbe danneggiare fortemente l’industria inglese. Non a caso, tutti i costruttori di auto che avevano impianti produttivi nel Paese della regina hanno annunciato l’intenzione di trasferirli in altri Paesi europei, causando ovviamente una perdita di migliaia di posti di lavoro. Un altro effetto sarà quello legato ai permessi necessari per risiedere nel Paese per motivi di lavoro o studio.

Anche gli investimenti saranno condizionati dalle nuove normative e saranno da valutare le conseguenze sulle operazioni finanziarie delle grandi aziende, ma anche l’impatto della Brexit sul trading online e sulle altre forme di investimento privato. Di sicuro movimentare denaro non sarà più facile come lo è adesso e bisognerà attendere di vedere le nuove norme internazionali.

Le conseguenze per l’economia italiana

Quando si parla di Brexit si pensa subito alla Gran Bretagna ma, dato che i rapporti commerciali sono bilaterali, ad avere effetti saranno anche tutti i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa. Fortunatamente, secondo le analisi condotte dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, il nostro Paese è tra quelli meno esposti alle conseguenze economiche della Brexit, molto meno della Germania, della Spagna e della Francia. I fattori analizzati dal report sono le esportazioni verso il Regno Unito, gli investimenti, i flussi migratori e le attività finanziarie. Il Paese più a rischio è l’Irlanda, che dal punto di vista politico dovrà anche gestire il confine con l’Irlanda del Nord.

A risentire maggiormente della Brexit saranno ovviamente i settori che hanno un elevato export verso la Gran Bretagna, come ad esempio il food e il beverage. I cibi italiani sono molto apprezzati in UK, così come i vini delle cantine del Bel Paese ed il celebre Prosecco, che ultimamente è molto di moda nella terra della regina.

Un’altra conseguenza è data dal cambio della sterlina contro l’euro, che dopo al Brexit ha visto un vero e proprio crollo della valuta inglese. Di conseguenza, tutte le aziende che operano con il Regno Unito sono state costrette a fronteggiare questa situazione e in futuro dovranno fare i conti anche con i dazi commerciali.


Non sono ancora chiare le nuove normative, ma è probabile che anche andare in vacanza nel Regno Unito dall’Italia richiederà un lasciapassare, se non un vero e proprio visto.

Come cambierà la vita degli italiani in UK

L’altra grande incognita della Brexit riguarda tutti i cittadini comunitari che vivono e lavorano in UK, tra cui anche i tantissimi italiani che hanno scelto di emigrare nella terra di Albione. A Londra quella degli italiani è una delle comunità più numerose.

Finché ci sarà il periodo di transizione cambierà poco o niente, ovvero per tutto il 2020. Per il dopo, sembra essere chiaro che per chi vive in UK da più di cinque anni non dovrebbero esserci problemi e potrà continuare a lavorare e risiedere nel Paese. Più incerta sarà invece la posizione di chi risiede da meno tempo, in ogni caso per questo occorrerà attendere le normative definitive.

Nel frattempo il Governo di Londra ha dichiarato che ci sarà una forte stretta sui nuovi permessi di lavoro e di studio, sebbene non sia ancora stata decisa la procedura e le nuove regole.

Categoria: ECONOMIA & LAVORO
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