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IMG_8205.jpgIl centro ricerche ha sede a Fonteblanda: i dipendenti sono giovani e (quasi tutte) donne. Monia Renzi, la biologa fondatrice dell'azienda: «Investiamo gran parte degli utili in ricerche».

Grosseto: È uno dei pochissimi laboratori d'analisi privati in Italia specializzati nelle microplastiche e dedito in particolare alla ricerca scientifica di base, attività nelle quali solitamente sono impegnate le università. Bioscience Research Center – azienda con sede a Fonteblanda, frazione di Orbetello, fondata nel 2013 dalla biologa Monia Renzi, attuale amministratrice – ha sviluppato un know-how riconosciuto a livello nazionale e internazionale in seguito ad anni di ricerche e pubblicazioni scientifiche.

IMG_8140.jpgIl risultato, in continua evoluzione e sviluppo, è un laboratorio di analisi e consulenze specialistiche sull'inquinamento nei settori ambientale, agroalimentare e della salute. Il tutto affidato a un organico formato da cinque dipendenti (oltre alla titolare), quattro delle quali sono donne, tutti particolarmente qualificati e con età media decisamente bassa, tra 25 e 38 anni. «I nostri clienti – dice Monia Renzi, dipendente del Polo universitario grossetano dal 2002 al 2011 al Centro ricerche di ecologia lagunare a Orbetello e poi ricercatrice all'Università del Salento, prima di fondare BsRC – sono imprese che vogliono capire l'impatto della loro attività sull'ambiente e come ridurlo, oppure certificare l’assenza di microplastiche nel loro prodotto commerciale.

In particolare ci occupiamo di quantificare i livelli di microplastiche in tutte le matrici, ambientali, biologiche e alimentari, rilasciando certificati di analisi e suggerendo o mettendo in atto azioni correttive per ridurre eventuali problematiche riscontrate». BsRC è laboratorio accreditato per le analisi ecotossicologiche.

Tra i clienti ci sono industrie agroalimentari e di tutta la filiera, altri laboratori di analisi che hanno bisogno di analisi specialistiche, grandi imprese che operano nei settori dell'energia e degli interventi ambientali, enti pubblici (Comuni, Regioni, autorità portuali), società private. Uno dei settori su cui siamo molto attivi, ad esempio, è quello della gestione dei sedimenti in ambito marino-costiero, dei dragaggi e dei ripascimenti oppure la valutazione degli effetti di sversamenti e incidenti in mare. Inoltre, a livello nazionale, lavoriamo con università e consorzi interuniversitari, ministeri e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Sempre all'estero, BsRC ha lavorato in partnership con altre imprese italiane per grandi industrie nel comparto energetico. Con una costante: la ricerca. «Abbiamo sempre reinvestito gli utili nella ricerca scientifica di base – conferma Monia Renzi – sostenendo direttamente i costi per produrre dati e restituirli alla comunità sotto forma di pubblicazione. È una visione che ci ha portato crescita e visibilità: la nostra attività di ricerca fa la differenza. In merito alla plastica, siamo in grado di supportare le aziende nello sviluppo di soluzioni alternative. Il tema è attuale e delicato: mentre la macroplastica è più facile da rimuovere (una bottiglia, un sacchetto), è molto più complicato intervenire per eliminare le micro e nanoplastiche, immesse nell'ambiente ad esempio dai cosmetici (scrub) o dalle microfibre dei tessuti in plastica.

La parte più critica per la salute degli organismi viventi è proprio la contaminazione da micro e nanoparticelle, sotto 150 micron. Alcuni studi scientifici hanno mostrato che le particelle sotto questa soglia dimensionale possono penetrare le naturali barriere biologiche. Gli effetti della contaminazione della plastica sull'ambiente rappresentano un settore in piena espansione sul mercato, sui versanti economico ed ecologico. Per questo le aziende tendono a sostituire il materiale plastico per il packaging dei loro prodotti con materiale alternativo innovativo, non plastico, e ci commissionano ricerche e test di performance e di ecocompatibilità del materiale sostituitivo: è un'attività di ricerca che ci impegna molto». BsRC guarda avanti.

«Per il futuro – spiega ancora Monia Renzi – stiamo lavorando per creare un network ben consolidato con strutture pubbliche e private. Siamo convinti che facendo rete e offrendo una squadra specializzata e diversificata si possa fornire un servizio più qualificato e attrattivo per il mercato non solo locale ma anche nazionale e internazionale. Ad esempio lavoriamo molto con il laboratorio tecnologico Certema e con l'incubatore d'impresa Tls di Siena. Perché una singola azienda, soprattutto le micro e piccole imprese come quelle locali, non può essere esperta in tutto: un network efficiente potrebbe invece raccogliere qualsiasi esigenza del cliente e declinarla per fornire risposte efficienti. Pensiamo a una rete di laboratori diffusa».

Una visione che trova il pieno sostegno di Confindustria Toscana Sud: «Ben venga un'azienda come Bioscience Research Center – dice il responsabile della delegazione di Grosseto, Giovanni Mascagni – che ha il doppio merito di lanciare un messaggio positivo per promuovere il partenariato e la collaborazione tra imprese, sicuramente una strategia vincente per favorire la competitività di un intero territorio, e si impegna in una qualificata attività di ricerca per trovare soluzioni alternative alla plastica.

A questo proposito, s'impone una riflessione: la quantità maggiore dei rifiuti plastici arriva a contatto con il nostro Paese via mare a causa di un fenomeno diffuso e difficilmente gestibile, visto che il bacino del Mediterraneo è a contatto con scarichi incontrollabili. Occorre una gestione internazionale del fenomeno. E intanto chissà che non arrivi proprio da un'impresa maremmana il contributo a una soluzione alternativa del problema». 

 

Categoria: ECONOMIA & LAVORO
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