Grosseto: In apertura dell'Assemblea generale di ANCE Grosseto il Presidente Rossano Massai ha introdotto i lavori con la sua relazione.

"Abbiamo pensato di presentare la nostra Assemblea - spiega il Presidente di ANCE Grosseto Rossano Massai - come una vetrina di confronto e di dibattito, che auspichiamo sia ricca di spunti e di osservazioni, con lo scopo di contribuire a sviluppare e consolidare l’economia della nostra provincia in termini economici, occupazionali e sociali, con positive ricadute nelle comunità locali.

In una visione macroeconomica il settore delle costruzioni ed il comparto edile su base nazionale, rappresenta il 22% del Prodotto Interno Lordo, comprendendo anche tutte le economie collegate negli altri settori, tra cui quelle più propriamente immobiliari.
Da studi elaborati nel Centro Studi dell’ANCE – anche con il contributo della sua ampia e complessa filiera - risulta che l’edilizia è in grado di attivare l’80% dei settori economici, offrendo - in modo tangibile - il recupero di mezzo punto PIL l’anno.

La recente ricerca del Centro Studi dell’Azienda speciale della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno del 2018, ha catalogato oltre 6.400 localizzazioni d’impresa inseribili nel sistema edilizio della nostra provincia.
Tra queste il 58,4% (pari a 3.370 sono impegnate nelle costruzioni e nei lavori specializzati), il 21,9% nelle attività collegabili alle immobiliari, il 7,4% nel manifatturiero, il 9,71% nel commercio all’ingrosso ed al dettaglio di articoli per l’edilizia e quant’altro.
Dati che dimostrano l’importanza che il settore ha nella nostra economia e che ne ha caratterizzato il tessuto imprenditoriale ed occupazionale, nel solco di una tradizione consolidata.
Di rilevante importanza sono anche i dati che abbiamo ricevuto dalla nostra Cassa Edile che mostrano un lieve recupero del settore.

Infatti, analizzando i dati dei due ultimi esercizi possiamo constatare che:
le imprese sono passate da 560 a 562, mostrando una sostanziale tenuta;
gli operai sono passati da 2.585 a 2.723 con un incremento di 138 unità lavorative pari al 5,34%;
Le ore lavorate sono passate da 2.501.818 a 2.614.099 con un incremento di 112.281 ore pari al 4,49%.
Dati che pur rappresentando un peso produttivo ed occupazionale, caratterizzano solo un lieve incremento sulle perdite di movimentazione economica subite nell’ultimo decennio.
Vale infatti evidenziare che nell’arco di un decennio (dati del 2008) - concomitante all’inizio della crisi del settore – le imprese iscritte erano 996 subendo una contrazione del 43,57%, gli operai risultavano 5.629 subendo una contrazione del 51,63 e le ore lavorate risultavano 4.951.462 diminuendo del 47,20%.
Ciò dimostra che il settore dell’edilizia stenta a recuperare le potenzialità economiche ed occupazionali che tradizionalmente hanno caratterizzato la nostra provincia.

Già da alcuni anni dichiariamo apertamente e con insistenza che le manovre economico-finanziarie che si sono succedute, hanno palesemente sacrificato i necessari investimenti occorrenti per un consolidato sviluppo economico.
Anche la recente manovra governativa non appare impostata per ricercare fattivamente spazi di bilancio necessari ad accelerare e semplificare i meccanismi di spesa e per movimentare l’inceppata macchina amministrativa.
Per questo l’attività parlamentare in corso dovrà introdurre quelle necessarie modifiche affinché la manovra di bilancio permetta una provvista ed un’accelerazione agli investimenti in infrastrutture, attraverso un piano che superi divisioni, orticelli e sterili difese burocratiche delle competenze.
Riteniamo improduttivo stanziare risorse se poi vi è un basso impegno politico che concretamente renda finanziabili e cantierabili le opere e le infrastrutture immobiliari.

Importanti analisi economiche hanno dimostrato che la riduzione d’investimenti, sia pubblici che privati, è la principale causa del mancato accrescimento del Prodotto Interno Lordo.
Pertanto una situazione congiunturale dove le risorse disponibili sono limitate, imporrebbe al Governo ed agli Enti Locali di effettuare scelte nette, perché se vogliamo tornare a crescere occorrerà realmente spendere in cantieri per infrastrutture, città, paesi e sulla messa in sicurezza.

In merito a questo anche le recenti emergenze idrogeologiche dei nostri territori hanno dimostrato che, nonostante gli interventi realizzati negli ultimi anni, sia l’Ombrone che il reticolo minore della nostra provincia e aree limitrofe, necessitano ancora di particolare attenzione, di programmazione progettuale e reale infrastrutturazione, alfine di tutelare il nostro ambiente, i cittadini e le loro proprietà, in un contesto di sicurezza e di vivibilità comune.
Questo quadro locale, si coniuga con la triste e pericolosa evidenza del degrado presente nel Paese.
Abbiamo il Piano anti-dissesto idrogeologico, il piano “Proteggi Italia”, la cabina di regia ”Strategia Italia”, il disegno di legge “Cantiere ambiente”, il disegno di legge “Strategia Italia” (ma bloccato in Commissione al Senato), tra poche settimane nascerà anche il portale dedicato al Piano Investimenti Nazionale, avevamo la task force “Italia Sicura” i cui poteri decisionali adesso sono stati smistati tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Ambiente e nonostante questo proliferare di competenze le risorse disponibili non riescono adeguatamente a trasformarsi in cantieri.
Questa incapacità di spesa è tra i maggiori problemi che abbiamo e come riportato dalla Corte dei Conti nel recente rapporto sul Fondo progettazione soffriamo di “inadeguatezza delle procedure, debolezza delle strutture attuative, assenza di controlli e monitoraggi” tra cui i lunghi tempi di conclusione delle conferenze dei servizi e dei pareri di VIA e VAS per i grandi progetti.

Sono anni che come ANCE denunciamo e facciamo campagne informative anche attraverso il nostro sito www.sbloccacantieri.it  nel quale le associazioni territoriali, tra cui la nostra, hanno segnalato 749 opere di cui 345 riguardano interventi di contenimento del dissesto idrogeologico, messa in sicurezza di strade, ponti ed opere idrauliche.
Nel frattempo il Paese e le nostre comunità soffrono e siamo in codice rosso.
Il disegno di legge di bilancio per il 2020 ha come obiettivo lo sviluppo di una economia in crescita sostenibile, prevedendo anche nuove risorse.

Purtroppo esse sono concentrate a partire dal 2022 per un orizzonte temporale di oltre 10 anni, ne consegue che nel prossimo biennio sarebbero previsti effetti per maggiori investimenti troppo limitati ed insufficienti, al contrario sarebbero necessari investimenti pubblici consistenti, quale leva necessaria a consolidare e sostenere i primi
timidi segnali di ripresa registrati sul piano nazionale.

Sempre in merito al Disegno di Legge di Bilancio 2020 ci sentiamo di condividere la scelta di adottare - anche nel nostro Paese - il cosiddetto “Piano Spagnolo” e la previsione di un Fondo per la progettazione dei Comuni.
Il modello spagnolo ha avuto il merito, in pochi anni, di aver finanziato celermente lavori pubblici per strade, scuole, ospedali, sicurezza geologica ed idrogeologica dei territori, abbattendo la burocrazia inutile, bruciando una serie di passaggi prima della cantierabilità, utilizzando rapidamente le risorse disponibili, ponendo al centro sia la capacità progettuale dei Comuni – nella cornice di un piano di piccole e medie opere – ma anche il supporto negli appalti e nelle procedure di una sovrastruttura tecnica pubblica altamente qualificata.
Il piano si estende a tutti i Comuni per un arco temporale di 5 anni, per questo anche i nostri territori potranno essere interessati, ma il Ministero dell’Interno comunica a ciascun Comune beneficiario l’assegnazione del contributo a due condizioni: che l’opera non sia finanziata da altri soggetti e che risulti aggiuntiva rispetto alla programmazione dell’Ente, inoltre i lavori dovranno iniziare entro una data prestabilita, salvo la revoca dei contributi assegnati.
Come Associazione abbiamo già evidenziato che le risorse previste appaiono assolutamente sottodimensionate e che la riuscita del Piano sarà condizionata anche dalla capacità organizzativa degli stessi Comuni.

In questo quadro la nostra proposta è semplice: non disperdere le risorse disponibili per il rilancio degli investimenti in più rivoli ovvero programmi di spese, ma concentrarsi per il prossimo anno su questo strumento e sul fondo della progettazione.
Questo potrebbe rappresentare anche per il nostro territorio un’opportunità di ripresa sui necessari investimenti, con immediati riflessi occupazionali e di consolidamento economico.
Come suddetto sono anni che protestiamo in merito all’eccesso negativo di burocrazia, occorre che le procedure siano realmente snellite.

Il Centro Studi dell’ANCE ha verificato che sono 308 le norme in materia di appalti pubblici entrate in vigore negli ultimi 25 anni: oltre 12 all’anno tra leggi, decreti legge, circolari e quant’altro.
Questa situazione del proliferare continuo di norme sia nell’edilizia privata che nel comparto dei lavori pubblici, sta penalizzando le imprese, perché un sistema normativo caotico ed in continuo mutamento pone anche limiti negativi alle organizzazioni e programmazioni aziendali.
Questo eccesso normativo è riscontrabile anche in materia ambientale, infatti dal 2001 ad oggi per le terre e rocce da scavo sono stati emanati 21 provvedimenti, oppure nell’ultimo decennio il Testo Unico dell’edilizia privata ha subito modifiche su 70 disposizioni, così come sul fronte fiscale possiamo registrare quasi 100 tra adempimenti e scadenze a cui le nostre imprese debbono
attenersi ogni anno.

In questo contesto osserviamo e consideriamo inaccettabile che per l’approvazione di contratti di programma ANAS siano stati necessari anche due anni, penalizzando risorse già stanziate dalle Leggi di bilancio.
Siamo favorevoli ad un grande piano nazionale per investimenti in infrastrutture che avrebbe positive ricadute anche nella economia locale, ma necessariamente dovrà essere accelerato il tempo intercorrente tra un investimento e la sua operatività di cantiere.

Dai dati statistici, in possesso dell’ufficio Studi dell’ANCE, occorrono almeno 15 anni per un’opera medio-grande e fino a 6 per una di più piccole dimensioni.
Un esempio: l’ANAS impiega intorno ai 5 anni per l’approvazione delle tre fasi progettuali.
Si evidenzia nuovamente il paradosso che le risorse sono disponibili ma non sono spendibili, perché si incagliano in troppe pastoie burocratiche. La Conferenza dei Servizi che avrebbe dovuto rappresentare uno strumento di accelerazione dell’iter decisionale nella fase a monte delle gare, nonostante alcune riforme in merito, non ha di fatto ancora raggiunto questo scopo.

E’ nota la nostra forte presa di posizione sull’attuale Codice degli Appalti approvato troppo in fretta nel 2016 e sulla spinta emotiva del periodo, esso è stato più volte osservato e sanzionato in sede
Europea, le modifiche continue ne hanno favorito incertezze interpretative ed inefficienze burocratiche.
Allo stato attuale riteniamo indispensabile approvare quanto prima un regolamento unico, chiaro e dedicato solo ai lavori pubblici.
In merito l’ANCE ha presentato le proprie osservazioni nell’ambito delle consultazioni con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Questa incertezza normativa e la pesantezza della filiera dei passaggi decisionali oltre a comportare per le imprese la sopportazione di costi aggiuntivi e sempre meno tollerabili, penalizza le capacità tecniche e professionali degli apparati pubblici, ma favorisce anche la cosiddetta burocrazia difensiva ed il formarsi di un contesto che un noto costituzionalista ha definito ”smog burocratico” in cui “tutto si annebbia e nessuno poi risponde di questo immobilismo che condanna il Paese allo stallo”.

La carenza di adeguate risorse economico-finanziarie, il peso di una eccessiva burocrazia, l’incertezza normativa, la debolezza economica generale del Paese, sfavoriscono la tenuta del tessuto imprenditoriale ed occupazionale del nostro settore, che invece dovrebbe essere leva funzionale di contrasto.
Tutto il nostro sistema di rappresentanza è favorevole ad una equilibrata politica di rigenerazione urbana, di recupero e sostituzione del costruito esistente.
Valorizzeremo una prospettiva di sostenibilità ambientale che possa
comportare un contenimento del consumo del suolo, localizzando anche nuovi interventi di trasformazione, proiettati verso una riduzione dei consumi energetici.

Nei prossimi mesi saremo impegnati a dare il nostro contributo per ridefinire l’approvazione e l’adozione degli strumenti urbanistici, in particolare i Piani Operativi che saranno in fase di consultazione su iniziativa dei Comuni.
Valuteremo scelte che, compatibili con la sostenibilità economica degli interventi, possano coinvolgere l’impegno dei privati cittadini e delle imprese.
Pensiamo che la competitività e la vivibilità di un territorio dipendano anche dalla capacità delle aree urbane di attrarre attività economiche e nuova popolazione residente.
Occorre una visione strategica ed una cultura sistemica della trasformazione e qualificazione urbana, inseriti in un periodo medio- lungo, che eviti il rischio di generare solo una serie d’interventi sconnessi tra loro.
E’ necessario un insieme normativo che si adatti al cambiamento in evoluzione delle richieste dei cittadini e della società, delle nuove esigenze abitative, dei bisogni e delle tendenze al miglioramento della vivibilità.
Sarà utile intervenire in un quadro finanziario - economicamente compatibile alle propensioni d’investimento - sia urbanistico che fiscale, per rimuovere ostacoli che potrebbero impedire l’attuazione di processi costruttivi nell’ambito di programmi di trasformazione e qualificazione.
In questa fase, sulla base degli attuali programmi pubblici d’investimento potenzialmente a disposizione anche degli Enti Locali, è richiesta una particolare attenzione ed un’efficiente organizzazione, affinché - nei finanziamenti disponibili - si possano individuare e soddisfare fabbisogni e progetti di riqualificazione urbana, evitando logiche di distribuzione a pioggia delle risorse.

I progetti per lo sviluppo del territorio urbano per essere utili alla collettività dovranno indirizzarsi prioritariamente alla mobilità sostenibile, all’efficienza energetica, all’edilizia scolastica, alle strutture sanitarie, al rischio idrogeologico, al miglioramento delle reti idriche.
La sfida sarà quella di governare processi che per complessità dovranno armonizzare la ricucitura urbana con la possibile sostituzione di alcune sue parti rispetto all’espansione.
Occorre creare un quadro statale/regionale dove collocare azioni per rigenerazione urbana e dove stabilire il carattere di pubblica utilità di tali interventi e definire meglio la possibilità di intraprese pubblico/privato.
Auspichiamo, di conseguenza, strumenti urbanistici innovativi, con regole semplificate e meno vincolanti, ove la visione imprenditoriale e professionale possa esprimere le proprie capacità, ma in quadro di
regole stabilite e sufficienti.

In merito agli interventi a livello locale di iniziativa privata, la nostra categoria è sempre più impegnata a presentare proposte che, oltre ad offrire equilibrata perequazione urbanistica, realizzino investimenti supportati da progetti costruttivi innovativi e ad alta sostenibilità ambientale.
Rigenerazione urbana e tutela ambientale, crescita ed investimenti, edifici efficienti e sicuri, sono le sfide che anche a livello locale intendiamo affrontare, ma occorre che queste sfide siano supportate da politiche di sostegno e orientate allo sviluppo.
Per questo il sistema fiscale immobiliare può sempre più diventare leva e volano, ma deve essere rivisto e molto semplificato.

Intervenire sulla fiscalità ed in particolare quella immobiliare incentiva le operazioni di qualificazione urbana, significa anche terminare l’incompiuta riforma del catasto per adeguarlo ai nuovi standard ambientali, in quanto il valore degli immobili è basato su norme che risalgono al 1939, lontane dagli standard energetici ed antisismici richiesti per le nuove costruzioni e per gli edifici ristrutturati.
Significa inoltre sostenere il mercato delle locazioni abitative e soprattutto migliorare il rapporto tra fisco ed imprese.
In merito è necessario proseguire il percorso avviato con i bonus edilizia nelle ristrutturazioni e con gli Ecobonus e Sismabonus, mettendoli a regime per uscire dal meccanismo delle continue proroghe temporali ed estenderli anche all’acquisto di immobili in chiave antisismica che - per la nostra provincia - potrebbero interessare tutte le zone a classifica 2 e 3.
A ciò va aggiunta la riapertura dei termini - per il triennio 2020-2022 - della detrazione sull’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B, commisurata al 50% dell’IVA dovuta.
In questo ambito, per incentivare fiscalmente i veri processi di riqualificazione urbana nella sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione dell’esistente, consideriamo indispensabile estendere la detrazione dall’IRPEF su quegli interventi di demolizione e ricostruzione includenti gli incrementi volumetrici, ma limitatamente a quelli che comportino un miglioramento in termini di efficienza energetica.

Importante sarebbe il ripristino della deducibilità degli interessi passivi su finanziamenti per la costruzione o ristrutturazione degli immobili alla cui produzione è diretta l’attività dell’impresa edile: i c.d. “immobili merci”.
In particolare questo favorirebbe i programmi di rigenerazione urbana, nei quali le risorse finanziarie necessarie sono ingenti e reperite anche con il ricorso al capitale di debito.
Rimanendo in tema fiscale, denunciamo l’iniquità della norma introdotta nel recente Decreto Legge 124/2019 ove si prevede che il versamento delle ritenute fiscali dei lavoratori dipendenti impiegati nell’appalto, venga effettuato dal committente sia pubblico che privato, a tal fine l’appaltatore o il subappaltatore deve fornire la relativa provvista allo stesso committente o chiedere di compensarla con i corrispettivi dovuti, inoltre nella stessa norma è esclusa all’appaltatore la possibilità di compensare i propri crediti fiscali con i contributi previdenziali ed assistenziali dei dipendenti.
Tutto questo produrrà un aggravio di incombenze burocratiche sia nel settore privato ma soprattutto nell’apparato pubblico, a causa di un meccanismo complesso sulla gestione amministrativa delle commesse, determinando una possibile paralisi per l’esecuzione dei contratti, oltre a provocare un ulteriore drenaggio di liquidità delle imprese, con negativi riflessi anche finanziari.

Osserviamo che nostre aziende già a causa dello “split payment” nei lavori pubblici, di cui abbiamo richiesto l’abrogazione a seguito della obbligatorietà della fatturazione elettronica, vantano ordinariamente ingenti crediti IVA, ma che parzialmente permettono una mitigazione a compensazione sul versamento delle ritenute fiscali, contributive ed assicurative dei propri lavoratori dipendenti.
La crisi del settore unita a queste tipologie di norme, mettono in seria difficoltà le imprese, per questo abbiamo richiesto la soppressione della suddetta norma, responsabilizzando direttamente i parlamentari locali, dai quali ci attendiamo un palese sostegno.

Le tematiche ambientali sono sempre più studiate con particolare sensibilità dalla nostra categoria, in quanto come costruttori abbiamo interesse sociale ed economico ad operare attraverso attività rispettose dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Abbiamo già parlato di difesa del territorio, di rigenerazione urbana, contrasto al dissesto idrogeologico, di tematica per una innovativa gestione dei rifiuti derivanti da materiali demoliti o da terre e rocce.
Tutti argomenti che proiettano la nostra categoria anche verso un particolare interesse sulle tematiche ambientali.
Questo ci porta verso un’economia circolare anche nell’edilizia, ove per economia circolare si intende un sistema in cui il “valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è mantenuto quanto più a lungo possibile e la produzione di rifiuti è ridotta al minimo”.

Il recente Piano d’Azione europeo sull’economia circolare, considera il settore edile come “prioritario”, in quanto riveste un ruolo cardine anche per le ingenti quantità di energia impiegate nel settore civile, sia per l’attività diretta alla costruzione (dalla produzione dei materiali alla realizzazione delle opere edili), sia come energia propriamente utilizzata durante la vita utile della costruzione (consumi energetici).
Per questo confermiamo nuovamente che per contribuire allo sviluppo dell’economia circolare occorre sia incentivare e favorire un economico riutilizzo dei materiali da costruzione, che una vasta azione di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente.
Riteniamo siano importanti due aspetti: quello sulla produzione dei rifiuti da costruzione e demolizione e quello successivo alla loro economica nuova vita orientata al recupero.

In merito è indispensabile giungere alla completa definizione del materiale come sottoprodotto anziché rifiuto e aggiornare le Norme Tecniche per le Costruzioni.
Nell’ambito di un equilibrio di utilizzazione dei materiali da recupero con quelli da cava, occorrerà intervenire con minore impatto burocratico e nel rispetto dell’ambiente, sugli aspetti di natura tecnica ed autorizzativa, nonché sulla informazione istituzionale di operatori e consumatori (progettisti, stazioni appaltanti pubbliche e private, imprese) in merito alla qualità ed i possibili utilizzi dei materiali riciclati.

Una breve riflessione la rivolgiamo ai Criteri Ambientali Minimi (C.A.M.) che definiscono “verde” un appalto pubblico con l’introduzione di specifiche tecniche e clausole contrattuali di natura ambientale, previste nel Codice dei Contratti Pubblici.
Al momento per il nostro settore sono stati emanati i Criteri relativi alla costruzione, ristrutturazione, manutenzione degli edifici (D.M. 11 gennaio 2017) ed è in fase di preparazione il Decreto relativo alle opere viarie.
Abbiamo accolto con dovuto interesse queste clausole, avviando anche un percorso di approfondimento in termini aziendali, con la consapevolezza che però questa normativa avrà notevoli riflessi - anche di approfondimento professionale - per le nostre stazioni appaltanti, in quanto tecnicamente le valutazioni di ordine ambientale e le correlate certificazioni ISO diventeranno elemento centrale tra i criteri di aggiudicazione.
Anche a livello territoriale la nostra categoria sta impegnandosi nel coniugare la capacità di costruire in qualità nella tradizione tecnica, con la inevitabile ricerca d’innovazione, che aiuti anche un cambio generazionale per non impoverire la professionalità e rendere il settore edile attrattivo.

Disponiamo di strumenti che permettono la informatizzazione del processo produttivo e la rappresentazione digitale dell’opera, facilitando le imprese e gli operatori in una gestione integrata dell’attività, ottenendo significativi benefici sia nei tempi che nei costi di realizzazione, anche per meglio corrispondere alle esigenze della committenza.
In merito, con la nostra Scuola Edile siamo impegnati ad offrire un’assistenza formativa sull’applicazione del B.I.M. (Building Information Modeling) rivolto sia agli operatori privati, ma anche al settore pubblico, in particolare agli Enti Locali.
Nei lavori pubblici il ricorso a questo strumento diventerà obbligatorio, ma sarà elemento concorrenziale anche nel mercato privato, pertanto la sua diffusione dovrebbe essere sostenuta da regolazioni facilitative tra cui bonus assunzioni, per favorire l’ingresso di giovani professionalizzati, attraverso anche uno specifico meccanismo di decontribuzione.
Il nostro settore necessita di una reale riduzione del costo del lavoro, anche in riferimento al contratto dell’edilizia che - più di altri - nell’ambito della bilateralità dei rapporti con le rappresentanze dei lavoratori, offre un welfare più avanzato e tutelante delle esigenze categoriali, sia tramite la Cassa Edile, che nel campo della sicurezza nei cantieri attraverso assistenza e formazione.

Periodicamente evidenziamo che sono sempre più frequenti i casi di non applicazione del contratto dell’edilizia nell’ambito dei cantieri, questo provoca concorrenza sleale e minore tutela per le maestranze, pertanto - anche su base nazionale - abbiamo richiesto una maggiore attenzione normativa e una supplente valutazione attraverso gli organi preposti alla vigilanza.
Il rapporto tra il nostro settore ed il settore del credito deve tendere ad un miglioramento.
Troppo spesso i nostri associati esprimono difficoltà nell’ottenere finanziamenti per la propria gestione aziendale caratteristica, come se il settore fosse considerato a rischio, ma sia nel comparto dell’edilizia privata che nell’ambito degli appalti pubblici, le aperture di credito sono necessarie, come è centrale il ruolo degli istituti di credito nelle operazioni immobiliari.

Nell’attualità il fattore costo del denaro assume una valenza secondaria, salvo le spese di gestione ovvero accessorie, invece è particolarmente richiesta una maggiore facilitazione nella disponibilità di aperture di credito, nei finanziamenti e nelle garanzie bancarie al costruttore.
Una particolare attenzione l’Associazione la riserverà nell’applicazione delle nuove tutele per gli acquirenti degli immobili da costruire, secondo il disposto del D.Lgs.122/2005, nonché nel sostenere interventi di partenariato tra pubblico e privato.
Abbiamo cercato di offrire un quadro complessivo ma non esaustivo delle necessità economiche e produttive del settore, in un contesto di crisi ancora evidente.

Consapevoli del nostro ruolo in ambito produttivo e sociale, abbiamo pensato di suggerire, sostenere e rivendicare alcune azioni necessarie e attuabili, per arginare la crisi strutturale ancora evidente.
Occorre una visione di sviluppo economico di medio e lungo termine anche per i nostri territori, condivisa tra vari attori: Istituzioni pubbliche, apparati dello Stato, sistema politico di rappresentanza imprenditoriale e sindacale, che abbiano la capacità di adeguarsi al cambiamento della nostra società valorizzandone il senso di comunità.
Non abbiamo bisogno di una cultura politica in continua campagna elettorale, con atteggiamenti da tifoseria, ma ricerchiamo un confronto costruttivo, dialettico e risolutivo delle necessità categoriali, rivendicando con orgoglio il compito di imprenditore edile, a cui deve essere riconosciuto il ruolo che gli compete.
In merito attendiamo con spirito collaborativo i lavori nazionali del Tavolo di Crisi del settore edile che entro l’anno si riunirà presso il Ministero dello Sviluppo Economico, mentre abbiamo dato il nostro convinto sostegno alla costituzione del Tavolo di lavoro per lo sviluppo economico del territorio, coordinato dalla Camera di Commercio unitamente alle 15 organizzazioni imprenditoriali e sindacali di rappresentanza della nostra provincia.

Un’unione importante, una dimostrazione d’intenti per coinvolgere attivamente le maggiori istituzioni pubbliche: la Regione Toscana, la Provincia di Grosseto ed i Comuni, verso obiettivi condivisi ed individuati in un documento programmatico, nel quale una particolare centralità è rivolta alla non più rinviabile necessità di dotare la nostra Provincia di adeguate infrastrutture viarie, prime fra tutte il completamento della Due Mari ed il Corridoio Tirrenico, sulle quali fiumi di parole sono state lanciate negli ultimi trenta anni.
Il Tavolo di coordinamento deve impegnare le istituzioni pubbliche ed i portatori d’interessi collettivi ad impegnarsi per gestire e governare un cambiamento di cui nessuno può più fare a meno.
Nel terminare questa relazione auspico che si possa aprire un approfondito dibattito d’interventi.

Fatemi, in ultimo, ringraziare - conclude il Presidente Rossano Massai - il Comitato Direttivo, il Consiglio Generale, il Direttore e tutto il personale dell’Associazione per il loro quotidiano impegno".