IMG_6711.jpgIl “patto per il futuro” lanciato dalla delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud all'assise 2019. Il presidente Pacini: «Scenario realistico, ma dobbiamo crederci tutti insieme».

Grosseto: Dotazione di infrastrutture, tecnologia e formazione per una manifattura e un lavoro di qualità, integrazione tra settori produttivi, intesa strategica tra istituzioni, associazioni, politica e imprese.

È il “patto per il futuro” lanciato dalla delegazione di Grosseto di Confindustria Toscana Sud all'assise 2019, venerdì 25 ottobre all'Hotel Airone, il cui tema è stato “2029: ritorno al futuro”. Una visione proiettata al prossimo decennio, resa ancor più realistica da un video particolarmente suggestivo – realizzato per l'occasione e proiettato con grande successo all'inizio dell'assemblea – che immagina una Maremma finalmente competitiva, capace di offrire lavoro qualificato alle giovani generazioni.

assemblea.jpg«Se immagino la Maremma del 2029 – ha detto nella sua relazione il presidente della delegazione di Grosseto, Francesco Pacini – vedo una terra dinamica che ha sviluppato una manifattura di qualità, tecnologica; imprese di servizi, giovani e innovative; una decisiva crescita del settore agroalimentare e agroindustriale; un settore turistico con un modello di accoglienza sempre più qualificato. È uno scenario realistico: lo dimostrano tanti imprenditori maremmani che hanno successo. Ma affinché questa visione si realizzi occorre anche una grande apertura da parte di tutti: istituzioni, associazioni, politica, cittadini. E naturalmente occorre l'apertura culturale degli imprenditori nei confronti dell'innovazione: se non la sosterremo, rischiamo di non risolvere la grande emergenza del nostro tempo, i giovani, e dunque di mettere a rischio il nostro futuro. Un futuro che per noi passa dall'integrazione tra settori produttivi che si sostengono e che sono l’uno complementare all’altro. Siamo fiduciosi, perché il futuro che abbiamo in mente e i problemi della nostra terra che vogliamo risolvere sono uguali per tutti».

Ascoltando i giovani imprenditori maremmani che hanno raccontato la loro esperienza di successo, infatti, l'unione d'intenti è già realtà. La ferma volontà di continuare a puntare sull'innovazione tecnologica e l'urgente richiesta di superare il gap infrastrutturale (in particolare l'isolamento territoriale) sono i capisaldi del pensiero di chi ce l'ha fatta ad emergere: Luigi Galimberti di “Sfera” («Siamo riusciti a vendere i pomodori anche in inverno: c'è voglia di qualità. Vorrei che la Maremma diventasse l'orto d'Europa»), Federico Guidarelli di “Noxerior” («Esportiamo il 91% della nostra produzione di generatori di azoto e ossigeno e per i collaudi dobbiamo andare in Francia perché i nostri clienti hanno difficoltà a raggiungere Grosseto»), Ilaria Tosti dell'azienda meccanica “Tosti” («Viviamo in un contesto locale, ma dobbiamo guardare oltre.

Immagino un futuro che punti sempre più sul software e sull'intelligenza artificiale»), Claudio Vitelli dell'azienda nautica “Vitelli” («I nostri competitor sono tutti in un raggio di 30 chilometri da Milano: dovremmo essere avvantaggiati perché abbiamo il mare, invece abbiamo l'handicap di essere distanti 100 chilometri dalla prima autostrada»), Lucio Cinà di “Cicci Research” («Abbiamo inventato Arkeo, l'apparecchiatura più innovativa nella ricerca sul fotovoltaico, e abbiamo scelto di restare a Grosseto: ma abbiamo bisogno di infrastrutture per continuare a puntare sull'export»). E anche Laura Russo, giovanissima grossetana neolaureata in russo alla prestigiosa Ssmlit di Trieste, ha deciso di scommettere sulla sua terra: «Solo dopo che me ne sono andata per studiare ho capito davvero la ricchezza di questo territorio e ho deciso di tornare per investire nelle mie competenze».

A proposito di giovani generazioni e dell'integrazione tra settori produttivi, un “avvertimento” è arrivato dalla testimonianza di Lorenzo Borga, giovanissimo giornalista de Il Foglio e SkyTg24: «Se pensassimo al turismo come all'unico settore in grado di sostenere l'economia per i prossimi dieci anni, sbaglieremmo. Non può essere il centravanti: è un ruolo che spetta all'industria, alla manifattura». L'assessore regionale alle Infrastrutture, Vincenzo Ceccarelli, ha portato una testimonianza particolarmente significativa: «Da soli non si va da nessuna parte. E la manifestazione del 12 ottobre ha sancito che siamo uniti sulla soluzione da adottare per il completamento del Corridoio tirrenico.

Opera pronta nel 2029, come immagina Confindustria? Sarei pronto a metterci la firma. Più in generale, in Toscana abbiamo realizzato infrastrutture per 5 miliardi negli ultimi 5 anni, e ne sono programmate altre per 8 miliardi: anche così si recupera il ritardo dalla digitalizzazione. E stiamo cercando di creare un marchio che valorizzi l'origine toscana dei prodotti: puntiamo a riuscirci per la fine del mandato».