GE 2.jpgGrosseto: La fine del secondo trimestre 2019 vede una sostanziale stabilità in ottica tendenziale nel numero delle imprese registrate ed un aumento congiunturale, grazie ad un positivo saldo fra iscrizioni, che subiscono però una pesante riduzione, e cessazioni.

Crescono quasi tutti i comparti dei servizi, con l’importante esclusione del commercio, mentre il settore primario appare sostanzialmente stabile. Continuano i processi di capitalizzazione e di “plurilocalizzazione” del tessuto imprenditoriale locale.

Al 30 giugno 2019 le sedi d’impresa registrate in provincia Grosseto ammontano a 29.230 unità, 7 in più rispetto alla stessa data del 2018: in termini relativi una minuscola crescita che va comunque in controtendenza rispetto a quanto avvenuto in ambito sia regionale sia nazionale. Come sovente accade allo scadere del secondo trimestre di ogni anno, anche in questo caso si riscontra una variazione congiunturale positiva (+0,4%).

Continua a manifestarsi una robusta crescita tendenziale delle società di capitale (+3,4%) ed al contempo un arretramento più o meno sostanzioso delle altre tipologie giuridiche numericamente rilevanti (imprese individuali -0,5%, società di persone -1,3%). La nostra provincia appare comunque ancora molto in ritardo per quanto concerne la diffusione di società di capitale; infatti quest’ultime rappresentano circa il 17% del totale, ossia ben 10/11 punti percentuali in meno nel confronto coi più elevati ambiti territoriali.

Le sedi d’impresa attive si contano in 25.853 unità, ossia 55 in meno su base tendenziale (-0,2%). Nessuno dei quattro sistemi economici locali (SEL) mette a segno una variazione tendenziale positiva: si rileva una sostanziale stabilità per le Colline metallifere e l’Area grossetana mentre Albegna-Fiora (-0,6%) ed Amiata (-0,5%) accusano una certa perdita.

Natimortalità. Nel trimestre in esame sono state ricevute 376 iscrizioni ed operate 257 cancellazioni d’impresa, per un saldo positivo di 119 unità. Non ci sono buone notizie dall’analisi tendenziale che vede le iscrizioni in pesante diminuzione (-12,8%), ossia più di quanto accade per le cessazioni (-3,4%). Il tasso di natalità è comunque superiore a quello di mortalità, tanto che si calcola una tendenza alla crescita di 0,4 punti percentuali (tasso di crescita trimestrale).

Passando alle variazioni tendenziali per settori economici, fra quelli numericamente più rilevanti si osserva l’ennesimo balzo in avanti delle imprese che svolgono attività di alloggio e ristorazione (+0,9%) e, più in generale, di tutti i comparti del settore terziario, con l’importante esclusione del commercio (-1,5%), che continua a registrare un significativo calo. Il settore primario ed il manifatturiero si presentano sugli stessi livelli dell’anno passato, mentre ciò non si può affermare per le costruzioni (-0,4%), ossia il settore che ha subito più di tutti gli altri gli effetti della crisi economica globale, in termini di impatto sul valore aggiunto prodotto e per l’enorme perdita d’imprese e di lavoratori.

Le unità locali registrate ammontano a 7.215 (4.520 aventi sede in provincia e 2.695 fuori provincia). Nel trimestre in esame si è avuta una sostanziosa crescita tendenziale delle unità locali aventi sede fuori provincia (+3,5%) e ad una più contenuta di quelle con sede in provincia (+0,8%). Il livello di “plurilocalizzazione” (0,25 unità locali per ogni sede) resta più elevato sia della media regionale, sia di quella nazionale.