Un contributo alla conoscenza della blue economy nelle province di Grosseto e Livorno.

Monte Argentario: La Camera di commercio ha presentato questa mattina i risultati del “Rapporto sull’economia del mare 2019” realizzato dal Centro Studi e Servizi dell’Ente nella sala Consiliare del Palazzo municipale del Comune di Monte Argentario a Porto Santo Stefano.

Una scelta non casuale, ma che risponde alla volontà di contestualizzare l’analisi di questo settore determinante in uno dei territori più vocati all’economia blu.

“La Camera di Commercio è il punto di riferimento di tutte le imprese di Grosseto  e Livorno – ha spiegato il presidente Breda – e l’economia del mare, come dimostrato dai dati, è uno dei nostri settori portanti: logico e doveroso quindi coinvolgere i territori nell’analisi, l’anno scorso con Piombino, quest’anno con Porto Santo Stefano”.

I dati infatti restituiscono una fotografia chiara del trend del settore che tra il 2011 e il 2017 ha segnato una crescita del 10,5%, contro il -0,3% del resto dell’economia e nel quale i nostri territori rivestono un ruolo leader a livello regionale: il 46,5% delle imprese blu della Toscana infatti risulta insediato nel territorio compreso tra Collesalvetti e Capalbio (il 29,8% a Livorno,  16,7% a Grosseto).

“Nel complesso l’economia del mare, sia a livello nazionale che locale, sfoggia buona salute – continua il presidente Breda - e mantiene una discreta e diffusa attrattività imprenditoriale”.

Il settore continua a produrre ricchezza con un cambiamento significativo: la sua capacità di generare valore aggiunto si sposta gradualmente dal semplice sfruttamento della risorsa mare (come con le estrazioni marine) al suo godimento (come ad esempio con i servizi di alloggio e ristorazione e le attività sportive e ricreative), con conseguenze positive per la tutela ambientale e la sostenibilità del settore.

Nel 2017 in Italia a muovere l’economia blu sono 200 mila le imprese con 880 mila occupati che producono un valore aggiunto di oltre 45 miliardi di euro, valore calcolato senza tener conto del suo effetto moltiplicatore: infatti, per ogni euro prodotto direttamente dalle imprese dell’economia del mare gli studi realizzati nel tempo da Unioncamere stimano che se ne generi un altro 1,9 per effetto delle relazioni esistenti con il resto dell’economia.

Se in Toscana il tessuto imprenditoriale blu è costituito da 13.641 imprese che nel 2017 hanno originato un valore aggiunto che sfiora i tre miliardi di euro, impiegando oltre 56 mila persone, nelle sole province di Grosseto e Livorno hanno sede 6.339 imprese (di cui 4.061 a Livorno e 2.278 a Grosseto, rispettivamente il 2,1% e l’1,2% del totale nazionale) in cui sono occupate 28.500 persone, un potenziale che ha generato direttamente circa 1,4 mld/€ di valore aggiunto.

Il valore aggiunto delle due province arriva poi a sfiorare i 4 miliardi di euro se vengono prese in considerazione anche le attività a monte e a valle per Livorno e Grosseto.

Ma qual è il ritratto dell’impresa blu? Intanto i settori di attività: la maggior parte delle imprese tende a concentrarsi nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione, con pesi diversi a seconda del territorio. Un'altra percentuale consistente di imprese opera nelle attività sportive e ricreative, nella cantieristica, nella movimentazione merci e passeggeri via mare o nella filiera ittica. Soltanto una piccola nicchia di blue enterprises si dedica all’industria delle estrazioni marine o alle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.

Grosseto mostra una maggior vocazione per il comparto ittico e per le attività sportive e ricreative, mentre a Livorno risulta accentuato il peso delle attività di movimentazione merci e passeggeri e di alloggio e ristorazione.

Analizzando le singole filiere, in quella ittica ad esempio il calo delle imprese coinvolte si associa (con eccezione di Livorno) ad un incremento della ricchezza prodotta e delle unità di lavoro impiegate. Questo fa pensare che la filiera sia stata interessata da un fenomeno di accorpamento di più imprese in un’unica entità economica, processo che potrebbe aver generato economie di scala da investire in progetti (alla luce anche della crescente domanda di pesce) che hanno consentito l’incremento occupazionale (si veda ad esempio il diffuso incremento degli impianti di acquacoltura e itticoltura).

L’espansione della filiera dei servizi di alloggio e ristorazione è invece molto marcata ovunque, un settore che favorisce l’autoimprenditorialità tanto che la numerosità di impresa cresce a ritmi importanti e superiori rispetto a quelli verificati per valore aggiunto ed occupazione. Da sottolineare l’elevata percentuale di incremento del valore aggiunto di Livorno (+11,4%), decisamente superiore a tutti i contesti di confronto presi in esame.

Rispetto al 2011 l’evoluzione dell’occupazione è nel complesso soddisfacente, seguendo un trend nazionale. La progressione occupazionale è tanto più importante se vista alla luce delle significative sacche di disoccupazione generate dall’ultima grave crisi economica. A Livorno l’occupazione blu è cresciuta dell’1,4%, Grosseto ha una percentuale di incremento (+6%) più alta anche della media regionale nonostante due filiere in contrazione, ovvero la cantieristica (-4,4%) e attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale (-9,6%). Soddisfacente l’evoluzione occupazionale delle altre filiere maremmane.

Questo quadro positivo presenta anche alcuni spunti di riflessione preoccupanti: nell’imprenditoria giovanile – guidate da giovani imprenditori sotto i 30 anni- le diverse attività riconducibili alle filiere blu (si pensi per esempio al mondo della pesca professionale così come quello della cantieristica navale afferente ai lavori di refit delle imbarcazioni a vela) non sembrano manifestare un particolare appeal per le nuove generazioni nonostante le potenzialità imprenditoriali ed economiche: siamo quindi probabilmente di fronte ad un problema di staffetta generazionale. In generale l’impatto dell’imprenditoria giovanile blu su quella blu totale nell’area Maremma-Tirreno si presenta inferiore sia alla media regionale (7,2%) sia alla media nazionale (9,8%).