consiglio regionale.pngL’atto è stato approvato dal Consiglio regionale a maggioranza, contrari i gruppi di opposizione

di Paola Scuffi e Cecilia Meli

Firenze: Il Consiglio regionale ha approvato il Bilancio consolidato per l’anno 2020. L’atto è stato approvato con il voto favorevole dei gruppi di maggioranza e quello contrario di tutti i gruppi di opposizione. Come ha spiegato il vicepresidente della commissione di Controllo Andrea Pieroni (Pd), illustrando l’atto all’aula, il bilancio consolidato trae origine dal sistema di rilevazione economico-patrimoniale e dal sistema di contabilità finanziaria ai sensi del Decreto legislativo 118 del 2011, modificato dal Decreto legislativo 126 del 2014 che prevede, per le Regioni, anche i risultati della gestione del Consiglio regionale. ”E’ uno strumento – ha ricordato – per leggere l’azione amministrativa degli enti territoriali nel suo insieme”.
Il Bilancio Consolidato i compone di tre documenti: stato patrimoniale, conto economico, relazione sulla gestione e nota integrativa. L’atto – che riflette l’andamento di 23 soggetti visti nel loro insieme – registra nel 2020 un risultato economico positivo di 323 milioni 771mila 979 euro, di poco inferiore a quello dell’esercizio precedente (meno 0,67 per cento) e un valore complessivo della produzione di quasi 10 miliardi e mezzo di euro (10.413.805.224), con un incremento di 400 milioni rispetto al 2019. Pieroni ha sottolineato come la maggior parte dei proventi derivi dai tributi regionali (circa 8 miliardi e mezzo) e siano destinati in grandissima parte alla sanità toscana. Tra le caratteristiche di particolare rilievo, da segnalare l’incremento delle immobilizzazioni; la crescita di liquidità per attivo circolante; la riduzione dei debiti finanziari; la riduzione dei proventi da tributi e l’incremento dei proventi per trasferimenti correnti; i costi stabili sia per beni e servizi che per il personale; l’incremento per trasferimenti correnti e per contributi a investimenti.
Rispetto all’esercizio 2019 il “perimetro di consolidamento”, del Gruppo di amministrazione pubblica (Gap) della Regione, che comprende gli enti, gli organismi strumentali (il Consiglio regionale) e le società partecipate che si è deciso di consolidare, registra l’ingresso di due nuovi soggetti: la Fondazione Alinari per la fotografia toscana (Faf), costituta nel 2019 per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio fotografico Alinari, e l’Istituto degli Innocenti – azienda di servizio alla persona.
La Regione, in occasione dell’approvazione della nota di aggiornamento al Defr 2020, aveva definito gli indirizzi agli enti dipendenti e alle società partecipate per assicurarne il concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. In particolare, gli enti dipendenti avrebbero dovuto contenere i costi di funzionamento della struttura, raggiungere il pareggio di bilancio e assicurare un tendenziale mantenimento del livello dei servizi. Relativamente alle società partecipate, invece, gli indirizzi principali erano il mantenimento delle spese di funzionamento e la spesa del personale allo stesso livello dell’esercizio precedente, non procedere alle assunzioni di personale, ridurre le spese per incarico di studio e consulenza del 20 per cento e segnalare, nella relazione sul governo societario allegato al bilancio, l’adozione di specifici programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale. La verifica sul raggiungimento di tali obiettivi è stata oggetto di valutazione della Corte dei Conti nel luglio scorso, in occasione della Parifica del Rendiconto generale della Regione Toscana per l’esercizio 2020, mediante specifici capitoli contenuti nella relazione allegata alla decisione della Corte dei Conti stessa.

Il presidente della commissione di Controllo Alessandro Capecchi (FdI) ha posto l’accento sul fatto che “non sono state ricomprese nel consolidamento tutta una serie di società che insieme non arrivano al 10 per cento, che la legge considera la soglia possibile, non obbligatoria, per il non consolidamento”. “E’ una scelta politica che a noi non convince fino in fondo – ha spiegato - perché sarebbe importante analizzare i numeri che riguardano la razionalizzazione di tutte le società, anche di quelle che rimangono all’esterno. Si tratta comunque di realtà che valgono decine di milioni di euro e che secondo noi dovrebbero essere ricomprese nel perimetro”. Altra questione, quella dei tempi. “La commissione ha ricevuto il parere dei revisori dei conti poche ore prima di esprimersi – ha detto Capecchi – è evidente che questo non è il modo di lavorare. Inoltre quattro società su ventuno hanno inviato i loro conti in ritardo, soprattutto il parco di San Rossore-Massaciuccoli”. Infine, un problema di competenze. “Io credo che sia compito della commissione di Controllo verificare non solo il bilancio, ma anche le modalità attraverso le quali si raggiungono gli obiettivi nelle società partecipate, e discutere per stabilire se gli strumenti prescelti siano coerenti con la programmazione” ha rilevato Capecchi. “Il presidente del Consiglio ha detto che la commissione di Controllo non è competente sui cambiamenti societari e statutari – ha aggiunto -; interpretazione che non condivido e per cui adirò al Collegio di garanzia”. “Mi riservo – ha concluso – di dare anche le mie dimissioni dalla presidenza della Commissione, perché io sono abituato a stare in un posto se posso lavorare, altrimenti no”.
Elisa Tozzi (Lega) ha osservato che esiste un vizio di fondo, dovuto al fatto il legislatore nazionale ha ricalcato le norme esistenti per le società di capitale anche per gli enti pubblici. “Però il bilancio consolidato – ha detto – può essere uno strumento di programmazione perché dà uno spaccato di un intero sistema, ci dà il modo di porci domande sull’efficacia di gestione e sull’effettiva utilità di una serie di società. Per questo è importante che ci si possa dare il tempo necessario per valutare la gestione di questi enti e per capire la direzione che stiamo prendendo, altrimenti passa la logica ‘della distribuzione dei pani e dei pesci’”.
Anna Paris (Pd) ha spiegato come l’ente regione sia un soggetto molto particolare e che il problema dell’irrilevanza esiste sempre, anche nei gruppi privati. “Nel pubblico è intervenuta la normativa che ha messo dei paletti, che la Regione Toscana ha utilizzato. Ha stabilito di inserire nel perimetro il soggetto più rilevante tra gli irrilevanti, l’Istituto degli Innocenti, e ha fatto bene perché un bilancio consolidato è molto impegnativo e molto complesso”. La consigliera ha inoltre osservato come nel bilancio si dimostri che le consolidate “reggono a prescindere da mamma Regione” e ha proposto una lettura del documento per segmenti di attività economica.