Monia Monni-ambiente regione 2020.pngNella commissione del Consiglio regionale audizione dell’assessore all’Ambiente Monia Monni: “Un futuro verde e resiliente”. La presidente Lucia De Robertis (Pd). “Saremo soggetto moderatore. Scelta di togliere alcune deleghe deve essere rivista”.

di Federica Cioni

Firenze: La Toscana del futuro sarà “verde e resiliente”, i principi della sostenibilità già introdotti nello Statuto con legge del 2019 saranno “pianificati e concertati con tutti gli attori di riferimento e nella massima collaborazione dei diversi assessorati”. Lo dichiara l’assessore all’Ambiente, Monia Monni, in audizione nella commissione del Consiglio regionale presieduta da Lucia De Robertis (Pd). “Gli spunti offerti sono molteplici e perfettamente calati nelle esigenze dei nostri territori. L’interlocuzione avviata oggi è solo il primo passo di un lungo lavoro che porteremo avanti con spirito di collaborazione anche tra le diverse forze politiche”. “Saremo un pungolo per assecondare e dare impulso alla visione di insieme raccontata dall’assessore Monni ma saremo anche soggetto moderatore delle diverse criticità che potranno emergere” commenta De Robertis. Che ha annunciato anche di volere richiedere al presidente del Consiglio regionale di valutare la possibilità di restituire alla quarta commissione la competenza su alcune materia che la recente modifica del regolamento ha assegnato ad altre, come l’energia.

Il programma di governo dell’assessorato targato Monni parte dalla “sfida della pianificazione della sostenibilità”. “Siamo stati la prima Regione ad aver introdotto questo principio con legge statutaria. Nei prossimi cinque anni dovremo attuarlo e renderlo vivo, trasformandolo in una trasversale dimensione dello sviluppo”. “Sostenibilità – ricorda l’assessore - non significa solo garantire la disponibilità e la qualità delle risorse naturali, significa anche sostenibilità sociale ed economica. Il trauma globale causato dalla diffusione della pandemia ha svelato in maniera evidente non solo la fragilità del modello economico tradizionale ma anche le profonde forme di disuguaglianza che gli sono proprie. La ‘ripresa’ che dovremo sostenere non può e non deve basarsi sulle vecchie fondamenta dell’economia lineare ma dovrà invece più che mai conciliarsi con le sfide della circolarità e della sostenibilità. Occorre superare l'idea che l'ambiente possa costituire un freno o un vincolo rispetto alla crescita economica”.

La sostenibilità, a detta di Monni, porta “inevitabilmente a confrontarsi con gli obiettivi di sviluppo fissati nel 2015 nell’Agenda 2030. La Toscana, attraverso un accordo biennale sottoscritto nel 2018 con il MATTM, ha avviato sia un percorso di partecipazione con cittadini e stakeholder sia un approfondimento scientifico con le università, percorso che ha portato alla redazione del Rapporto di Posizionamento e della Strategia Regionale. Nel dicembre del 2020 è stato rinnovato, per ulteriori 18 mesi, l'Accordo con il Ministero con la finalità di diffondere a livello locale, anche attraverso il coinvolgimento di Anci, il tema della sostenibilità. Allo stesso tempo l'accordo prevede azioni di formazione e comunicazione” continua l’assessore che entra poi nel vivo dei settori di riferimento e lancia l’idea di un “Green Deal Toscano quale patto tra Regione, Europa, enti locali, ma anche mondo delle imprese e società. Uno strumento per ridefinire i principi della nostra economia e rilanciare un nuovo modello di sviluppo”. Il “grande cantiere verde” pensato da Monni punta alla “riconversione ambientale, la transizione energetica, l'economia circolare e la gestione sicura del territorio, delle città, dei fiumi e del paesaggio naturale”.

Sui rifiuti, ricorda che è stato raggiunto il 60 per cento di raccolta differenziata, “si calcola che si attesti attorno al 45 di riciclo di rifiuti, ma siamo ancora tropo vincolati alle discariche. Dovremo superarle ma occorrono tempo e risorse” avverte chiedendo “responsabilità politica ed istituzionale”. “La strategia alla quale stiamo lavorando – continua - guarda all'economia circolare come modello di produzione per la riduzione della quantità di rifiuti prodotti, per il loro reimpiego nei processi produttivi e nell'allungamento della vita della materia. Vogliamo centrare gli obiettivi comunitari del 55 per cento di riciclo di materia nel 2025 e 60 nel 2030 e vogliamo conseguentemente fare dei rifiuti un giacimento al quale l'industria potrà attingere per accrescere la produzione e, con essa, la creazione di posti di lavoro”. Monni avverte anche di voler “superare l'impiantistica tradizionale, nata per gestire i soli rifiuti, e creare nuove filiere produttive. Per questo abbiamo creato dei tavoli specifici, per materia, dell'economia circolare e li doteremo di un supporto sul piano della tecnologia e dell'analisi di tipo economico”.

L’assessore lancia anche l’obiettivo di mettere in rete i tre Parchi regionali: “Lavoreremo per assicurare forme di conservazione e valorizzazione attraverso un potenziamento delle loro attività e delle quasi cinquanta riserve acquisite dalle Province che necessitano di una forte collaborazione nella gestione tra Regione, enti territoriali e associazioni. Queste aree devono essere tutelate ma anche vissute, fatte proprie dai cittadini e valorizzate in termini di fruizione, anche attraverso forme di ecoturismo, sfida che la pandemia stessa ci ha messo davanti. In questo senso l’obiettivo dovrà essere quello di far comprendere l’interdipendenza tra uomo e natura, offrendo l’opportunità di frequentare quei luoghi in cui le risorse naturali sono più fragili e preziose”.

Sul tema della geotermia serve un “ coinvolgimento diretto dello Stato a fianco della Regione e dei territori e l'impiego di tecnologie innovative capaci di sfruttare al massimo le potenzialità esistenti”. Sulla prevenzione sismica, invece, cita il quadro conoscitivo di “ grande qualità, costruito in questi ultimi anni, che vede mappati gli interi edifici pubblici toscani. Abbiamo 510 edifici che sono classificati in priorità 1, quale fattore di rischio, per la cui messa in sicurezza sono necessari circa 430milioni di euro, esattamente la cifra che contiamo di ricevere con il Recovery Plan. Si tratterebbe di un grande intervento sul quale siamo assolutamente pronti”. Sulla difesa del suolo annuncia la necessità di “articolare una risposta complessiva, integrata ed efficace per programmare gli interventi e in grado di assicurare un equilibrio stabile di adeguamento”. Tra le parole d’ordine citate: prevenzione, protezione, preparazione alla capacità di adattamento e gestione degli eventi.

Infine la Protezione civile e le attività legate all’emergenza sanitaria. “Serve potenziare sempre più il ruolo strategico del volontariato e diffondere a tutti i cittadini la conoscenza e la capacità di attuazione delle buone pratiche di protezione civile” dichiara poi ricordando quanto fatto per affrontare l’emergenza sanitaria: “Nella prima fase le attività si sono concentrate nella distribuzione delle mascherine, nel supporto psicologico e nel progetto ‘Spesa a casa’. Nella seconda fase è stata attuata l’implementazione dei posti letto, anche attraverso la realizzazione di tre nuovi presidi ospedalieri (Centro Covid Pegaso a Prato, ampliamento dell’Ospedale Santo Stefano di Prato e Campo Marte a Lucca) e l’implementazione delle centrali di tracciamento, soprattutto dal punto di vista strutturale”.