Votato a maggioranza il pacchetto per il prossimo triennio. Contro tutte le opposizioni. Respinte le proposte di risoluzione del Movimento 5 stelle, approvata quella della Lega sul regionalismo differenziato.

Firenze: Via libera al Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2020.

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il quadro finanziario che conta risorse in bilancio di circa 3miliardi e 750milioni nel triennio (1,35miliardi nel 2019, 1,2miliardi nel 2020 e 2021). Sono stati 20 i voti favorevoli dalla maggioranza (Partito democratico; gruppo misto/Art.1-Mdp), 12 i voti contrari dalle opposizioni (Lega; M5s; Forza Italia; Sì-Toscana a sinistra; Fratelli d’Italia; gruppo misto/Tpt).

L’atto è stato votato con appello nominale. Successivamente sono state messe al voto le proposte di risoluzione collegate. Tutte respinte quelle presentate dal Movimento 5 stelle, (la Lega si è astenuta): puntavano, tra l’altro, a sostenere lo sviluppo e la valorizzazione di un polo tecnologico del distretto lapideo; a predisporre accordi di programma per i distretti produttivi orafo e florovivaistico; per una efficiente e costante manutenzione stradale di competenza regionale; a sostegno della nascita e dello sviluppo di imprese startup innovative; a relazionare ogni tre mesi al Consiglio sull’avanzamento delle opere infrastrutturali nei porti di Livorno, Piombino e Marina di Carrara.

“Anche su richieste di buonsenso e senza impegno economico e finanziario, si registra l’opposizione della maggioranza” ha dichiarato Giacomo Giannarelli  (M5s), che su ciascuno degli atti di indirizzo ha chiesto il voto elettronico.

Nel corso della discussione in Aula sul Documento di economia e finanza regionale 2020, passa una risoluzione presentata dalla Lega in merito alla realizzazione del “regionalismo differenziato”. L’atto di indirizzo ottiene il voto favorevole del Partito democratico, come già preannunciato nel corso del dibattito dal capogruppo Leonardo Marras, una volta accolti gli emendamenti proposti dal gruppo di maggioranza.

La risoluzione impegna il presidente della Giunta regionale “ad applicare gli indirizzi politici deliberati dal Consiglio regionale con particolare riferimento alle risoluzioni n.163 – “in merito all’avvio delle procedure finalizzate all’attribuzione di condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’art.116 comma terzo della Costituzione” – e la risoluzione 217, collegata alla Comunicazione della Giunta regionale in merito alle “proposte di regionalismo differenziato per la Regione Toscana”. Il presidente della Regione è chiamato anche a “riferire al Consiglio nella prima seduta di settembre circa le azioni e gli atti volti a garantire alla Regione maggiore autonomia, nel rispetto delle procedure definite dall’articolo 116 della Costituzione”.

“Chiediamo in sostanza di attuare indirizzi politici già approvati da questo Consiglio – dichiara in Aula il consigliere della Lega, Marco Casucci – Si tratta di una questione determinante per il rilancio della Toscana”. Casucci ricorda “tentativi forti di altre Regioni per ottenere davvero l’autonomia” e rileva che il cammino verso l’autonomia si muove nel solco del “percorso della riforma del Titolo V della Costituzione voluto da una maggioranza di centrosinistra”. Annuncia l’intenzione di accogliere le proposte di emendamento del Pd e quindi cassare la parte in cui vengono elencate le spese delle Regioni a statuto ordinario per la solidarietà al resto del Paese, così come calcolate dall’ufficio studi della Cgia di Mestre. E infine si rivolge al gruppo del Movimento 5 stelle, per ricordare che “il regionalismo differenziato fa parte del contratto di governo”.

“Voteremo questa risoluzione, riteniamo che non vi sia conflitto tra la richiesta di maggiori autonomie e il rimanere in piedi del solidarismo nazionale”, annuncia Massimo Baldi (Pd). Una posizione confermata e precisata dal capogruppo Marras.

Il Movimento 5 stelle “è a favore del regionalismo differenziato, purché non vada ad alimentare una ipotetica secessione”, precisa Giacomo Giannarelli. “L’Italia è fatta di tanti bisogni, ci sono alcune materie che non possono essere oggetto di regionalismo differenziato. Ricordo alla Lega – prosegue Giannarelli – che in Toscana abbiamo altre priorità: il lavoro, l’occupazione, la sanità, gli ospedali che vogliono chiudere e i pronto soccorso che non funzionano. La Lega che vuole parlare in Toscana di regionalismo differenziato ha perso un po’ la bussola”.

Il capogruppo di Sì-Toscana a sinistra, Tommaso Fattori, annuncia il voto contrario, “perché questa è una delle grandi questioni del paese e si tratta di un tentativo di operare una secessione di fatto. Il principio del residuo fiscale è intrinsecamente secessionista, rompe la solidarietà tra le Regioni. In discussione ci sono i criteri di riparto di una quantità finita di risorse”.

Voto contrario annuncia anche Serena Spinelli (gruppo misto/Art.1-Mdp): “La Costituzione si deve leggere tutta – dice rivolta ai consiglieri della Lega – afferma che l’Italia è una e indivisibile. Sul regionalismo credo molto, ma non mi vedrete mai approvare qualcosa che possa minacciare questa condizione”, dichiara la consigliera, secondo la quale in questa fase “si sta determinando una secessione dei ricchi. Un tema così complesso deve essere affrontato con coerenza politica e attenzione – dice ancora Spinelli –. La riforma del 2001 ha dimostrato le difficoltà di attuazione del regionalismo”.

Il sì del Partito democratico arriva a seguito dell’emendamento accolto, conferma il capogruppo Leonardo Marras: “Siamo per un regionalismo temperato e collaborativo, che si basa sul principio della sussidiarietà – spiega – Con gli emendamenti abbiamo disinnescato un meccanismo pericoloso che scardina il sistema di governo nazionale. Confermiamo invece gli atti che questo Consiglio ha già approvato, come chiede la risoluzione. È piuttosto la posizione della Lega in Toscana che, votando questa risoluzione, si dimostra per un regionalismo diverso da ciò che stanno proponendo Lombardia e Veneto: nella nostra proposta non c’è il federalismo fiscale, non ci sono i 24 punti che quelle Regioni hanno chiesto al governo”.