In aula la proposta di legge che modifica la normativa precedente dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

Approvata la nuova legge. Voto compatto della maggioranza. Contrarie le opposizioni.

Tutela dell’ambiente e pari opportunità a imprese del settore.

Firenze: Almeno il 50 per cento della filiera del marmo deve rimanere sul territorio, i blocchi di marmo da taglio saranno lavorati in loco. Questo l’obiettivo della proposta di legge approdata in Consiglio regionale, che modifica  la legge regionale 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave. Modifiche alla l.r. 104/1995, l.r. 65/1997, l.r. 78/1998, l.r.10/2010 e l.r. 65/2014). A illustrare il provvedimento all’aula è stato il presidente della commissione Sviluppo economico e rurale Gianni Anselmi (Pd), il quale ha ricordato che le modifiche si sono rese necessarie in seguito all'intervento della Corte Costituzione che (con la sentenza  n. 228 del 20 settembre 2016) ne ha dichiarato l'illegittimità, per la parte in cui qualifica la natura giuridica di beni estimati. La Corte ha infatti stabilito che la loro disciplina è di competenza statale. “Con un lungo lavoro – ha spiegato Anselmi – abbiamo cercato di porre rimedio alla questione, perché questi beni, spesso contigui o inseriti in siti estrattivi, necessitano di un approccio unitario, e dunque abbiamo messo in campo alcuni strumenti di governo. Ma siamo andati oltre, con un confronto serrato con gli addetti ai lavori, in modo da affrontare e rivedere tutta una serie di temi della vecchia normativa regionale”.

Tra le novità del nuovo provvedimento spicca quella che l’impegno alla lavorazione di almeno il 50 per cento del materiale da taglio nel sistema produttivo locale.

Sulla durata delle autorizzazioni per le concessioni si provvede a individuare nell'ente competente al rilascio dell'autorizzazione, ovvero il  Comune, il soggetto deputato all’eventuale proroga, che passa da due a tre anni. Sulle varianti all’autorizzazione, ha spiegato ancora Anselmi, si specificano i casi nei quali si procede con nuove nel caso in cui venga modificato l’assetto definitivo del sito, si introduce l’estensione superiore all’1,5 per cento della superficie del sito estrattivo e si toglie il riferimento alle aree vincolate.  Introdotto, inoltre, un sistema di governance delle cave misto per quei siti in cui sono presenti soggetti pubblici e privati. Se la maggior parte è in mano al privato è possibile procedere all’affidamento diretto; se la maggior parte è pubblica si prevedono consorzi obbligatori tra le imprese. E si prevede, infine, l’acquisizione da parte del Comune in caso di inerzia dei privati, previo indennizzo.

Sono state anche introdotte premialità per “l’impegno allo sviluppo di un progetto di interesse generale per il territorio, che attraverso nuovi investimenti sia in grado di generare un impatto positivo sull’occupazione, sull’ambiente e sulle infrastrutture”. Infine, è prevista la costituzione di un nucleo tecnico di valutazione, formato da tecnici regionali ed esperti esterni, per fornire un parere preventivo e non vincolante ai Comuni, e nasce il Comitato di distretto Apuo-versiliese con l’obiettivo di promuovere l’attività, la ricerca e la valorizzazione del materiale lapideo estratto.


Le nuove disposizioni in materia di concessioni, estrazioni e lavorazione delle cave passano a maggioranza. Il Consiglio regionale approva le modifiche alla legge 35/2015 e vara indirizzi per “l’uso civile della risorsa”, sintetizza l’assessore Vincenzo Ceccarelli. L’aula si esprime a maggioranza con 22 voti a favore (Pd e gruppo misto-Art.1/Mdp), 4 astensioni (Movimento 5 stelle) e 10 contrari (il resto delle opposizioni).

L’Aula respinge gli atti collegati presentati dalle minoranze (ordini del giorni e emendamenti), mentre approva le modifiche proposte dal gruppo Pd. In particolare Sì-Toscana a sinistra proponeva, con un atto di indirizzo specifico, la “definizione univoca di lavorazione dei materiali ad uso ornamentale”. Forza Italia e Fratelli d’Italia puntavano alla definizione di cava dismessa, ossia quella per la quale non è vigente il titolo autorizzatorio né è pendente in istruttoria il procedimento per ottenere il titolo; così come alla specifica che il provvedimento di proroga non può comportare modifiche o varianti sostanziali al progetto definitivo, fatte salve le varianti senza alcun aumento volumetrico all’interno del perimetro autorizzato. Un altro emendamento chiedeva infine lo stralcio dell’articolo 19 della proposta di legge che prevede il passaggio del sito estrattivo al patrimonio indisponibile comunale qualora il proprietario privato non intenda esercitare l’attività di coltivazione né trasferire a terzi la facoltà. A detta dei consiglieri Maurizio Marchetti, Marco Stella  (Forza Italia) e Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), quanto previsto nella nuova legge è “pericolosissimo” in quanto obbliga il privato proprietario di più cave alla coltivazione contemporanea.

Passano, invece, gli emendamenti proposti dal Partito democratico in alcuni casi sottoscritti anche dai gruppi di minoranza. È il caso delle modifiche relative alla sospensione e decadenza del’autorizzazione (articolo 8 comma 2 della legge approvata). Come spiegato dal presidente della commissione Ambiente Stefano Baccelli (Pd), vengono inseriti, tra le cause, anche gravi e reiterate violazioni delle norme di legge o dei contratti di lavoro collettivi relative agli obblighi retributivi. “Abbiamo raccolto le richieste dei sindacati emerse nel lungo lavoro di analisi e confronto sul testo di legge”, spiega Baccelli. Tra le altre modifiche proposte e passate, anche quella sottoscritta dall’assessore Vincenzo Ceccarelli che proroga il termine per l’approvazione dei Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) della alpi Apuane al 31 dicembre prossimo, “previo accordo con il Mise”.

Approvati anche due ordini del giorno proposti da Movimento 5 stelle e Sì-Toscana a sinistra. Quello firmato da Giacomo Giannarelli, emendato su proposta di Baccelli, impegna la Giunta a valutare l'opportunità, in accordo con le amministrazioni locali, di produrre una disciplina tecnica in merito alla definizione di ‘blocco’, ‘informi’ e ‘lastre affini’.

L’atto di indirizzo proposto da Sì-Toscana a sinistra votato dal Consiglio, impegna la Giunta a individuare forme sostenibili perché le aziende del comparto aderiscano ai più significativi e avanzati standard italiani e internazionali di certificazione ambientale e di etica sociale.

“Con il Piano cave che abbiamo adottato, possiamo dire di aver fatto un ottimo lavoro e riconoscere all’assessore Ceccarelli di aver attivato meccanismi aggiuntivi di confronto assiduo sul territorio. Un confronto che abbiamo cercato di riprodurre nel lavoro delle commissioni congiunte”. Così il presidente della commissione Ambiente, Stefano Baccelli (Pd) apre l’illustrazione del Piano regionale cave, che insieme alla legge approvata, definisce la pianificazione del settore. “Si tratta di uno strumento davvero nuovo – spiega ancora Baccelli –, che ha l’ambizione di fare un salto di qualità e con il quale si vuole garantire una visione d’insieme e dare regole per quanto possibile univoche. Con due obiettivi prioritari, “la tutela dell’ambiente e dare eguali opportunità alle imprese del settore”.

Il Piano regionale cave è lo strumento di pianificazione territoriale con il quale la Regione persegue le finalità di tutela, valorizzazione, utilizzazione dei materiali di cava in una prospettiva di sviluppo sostenibile e privilegiando il riuso dei materiali assimilabili. Il Piano definisce il quadro conoscitivo delle attività estrattive e delle risorse presenti sul territorio (vincoli, siti estrattivi, tipologia di materiali estratti, materiali riutilizzabili, andamento economico del settore, proiezioni di mercato). Produce la stima dei fabbisogni a scala regionale tenendo conto anche del riutilizzo sulla base delle previsioni del Piano Rifiuti, i comprensori estrattivi e gli obiettivi di produzione sostenibile, i giacimenti in cui possono essere localizzate le aree a destinazione estrattiva, i criteri ai fini della localizzazione da parte dei Comuni, i criteri per l’attività estrattiva in relazione alla tipologia di materiale e i criteri per il ripristino ambientale e funzione dei siti estrattivi. Individua gli indirizzi per la valorizzazione dei materiali e per lo sviluppo del sostegno alle filiere produttive, per le attività estrattive con termini, per il recupero ambientale dei siti estrattivi dismessi, scenari e criteri per la coltivazione in galleria.