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OSWIECIM: "Mi è capitato di essere esclusa perché ebrea". Eden racconta. Ma Eden Donitza, ricci neri, lo sguardo di chi non si rassegna e sa quello che dice, non è vissuta ottanta anni fa. La sua non è una storia che arriva dal passato. E' invece una giovane studentessa pisana di quinta superiore che frequenta il liceo scientifico Dini.

I compagni in questi anni le hanno rinfacciato le sue origini. E sono volate, dice, anche parole pesanti. Qualcuno di loro ha rimpianto che non si fosse ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e non ci fossero più i campi di sterminio. Cattiverie scappate di senno, ma che fanno davvero male.

Eden non è solo ebrea. La sua famiglia negli anni Quaranta del secolo scorso ha patito la deportazione. "Molti sono stati portati nei campi, tanti purtroppo sono morti ma qualcuno fortunatamente è anche sopravvissuto". In fila davanti al museo di Auschwitz, dieci gradi sotto zero e il sole che poco prima delle nove fa breccia in un cielo lattiginoso, aspetta di entrare con gli altri cinquecento e passa studenti del treno della memoria toscano, il giorno dopo aver visitato Birkenau. "E' tutta la vita – dice -che in fondo mi preparo a questa esperienza". L'ha fatto a scuola, ma anche e soprattutto con il racconto dei genitori e dei nonni, cercando e trovando video sulla rete. "Non è facile ascoltare ma non si può neppure tenere dentro – si sofferma -, anche se doloroso. E' importante essere testimoni". E' importante per combattere anche quell'antisemitismo che lei in più occasion i ha patito dalle elementari fino al liceo, per cui cerca quasi di non arrabbiarsi più. "A scuola a volte si prova a reagire – prosegue - A volte si preferisce però il silenzio, per non far sapere. Per far finta che tutto vada bene ed invece è tutto il contrario".

Si fa finta di niente, ma accade. "Un po' di tempo fa c'era vergogna ad ammettere di essere razzisti. Oggi quasi ci si autoassolve con una giustificazione". La frase che ti taglia le gambe arriva da Giulia Pasqualoni, quarto anno all'istituto Redi di Montepulciano. Il razzismo sopravvive in città e nei piccoli paesi, tra stereotipi e chiusure. "E non riguarda solo gli ebrei – dice Tommaso Agresti, quarto anno all'istituto tecnico Chini di Borgo San Lorenzo – ma gli omosessuali e gli immigrati ad esempio. Da noi ci sono tanti ragazzi che arrivano dai Balcani, dall'Albania ma non solo, ed ho amici che hanno pregiudizi e stereotipi. Dobbiamo ricordare, non dovremmo farlo solo il 27 gennaio e soprattutto non dovremmo mai smettere di contestualizzare".

Il razzismo riguarda anche rom e sinti, deportati nei campi di sterminio. Nancy Bogdan, diciassette da Prato, quarto anno al Gramsci-Keynes con la voglia di andare all'università, vive in un campo nomadi ma a scuola lo sa solo una persona. Non se ne vergogna, ma sa che a dirlo l'atteggiamento delle persone è quasi certo che cambierebbe. "Il razzismo non è mai finito – dice - e c'è ancora oggi. Quando le persone mi vedono non pensano che sia sinta. Ma se viene fuori non sono più Nancy e si allontano, intimoriti da tutti gli stereotipi e pregiudizi che ci sono su di noi". "Per questo – spiega - mi è difficile dirlo per prima, perché ti mette tanti muri davanti. Ma in questi giorni ho visto tante cose brutte, ho capito che è importante dire chi siamo e penso di cambiare questo mio atteggiamento".

Il razzismo riguarda a Prato anche i cinesi. "Certo che c'è ancora oggi" interviene Luisa Xu, ultimo anno al Dagomari e il prossimo forse alla Bocconi di Milano, la ragazza che voleva venire ad Auschwitz e la comunità buddista le ha pagato il viaggio. "Vedo che il razzismo c'è – dice - andando in giro con miei amici: si sentono ragazzini pieni di pregiudizi. Io allora intervengo, la mamma me lo dice sempre: difenditi, sai parlare italiano. Questa reazione li coglie impreparati e si zittiscono".

Reagire è importante, come far conoscere e sfatare i falsi luoghi comuni. Non c'è futuro senza passato. Non c'è neppure presente. "E un viaggio come questo, che ti fa riflettere – dice come tanti altri Lavinia Vestri, anche lei quarto anno all'istituto tecnico Redi di Montepulciano – dovrebbe essere fatto una volta nella vita: soprattutto gli scettici dovrebbero farlo". "Perché ti può trasformare – le fa eco di nuovo Giulia -. Ho visto le facce di tanti di noi. Venire qua ti può davvero far cambiare idea".

 

Categoria: DALLA REGIONE
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