rubinetto_acqua.jpgUnanimità in Consiglio su una mozione presentata dal gruppo Sì Toscana a sinistra

Firenze: Grosseto un nucleo familiare in grave difficoltà socio-economica “si è visto staccare il contatore dell’acqua dal gestore del servizio idrico Acquedotto del Fiora Spa, poiché impossibilitato a pagare un’ingente bolletta che gli era stata recapitata, non essendo stata concessa neppure la possibilità di rateizzazione”.

Sì-Toscana a sinistra ha presentato una mozione - approvata dall’Aula all’unanimità - a “garanzia dell’accesso al quantitativo minimo vitale di acqua potabile per i residenti toscani in condizioni socio-economiche disagiate”. Il nucleo familiare, si spiega nel testo dell’atto, facendo riferimento anche a notizie di stampa, è “composto da una giovane coppia con marito invalido al 60 per cento, moglie disoccupata e un’anziana madre con invalidità al 100 per cento e pensione di 280 euro mensili”.

 La mozione, presentata da Sì-Toscana a sinistra, primo firmatario il capogruppo Tommaso Fattori, impegna la Giunta regionale “ad attivarsi presso Acquedotto del Fiora Spa e il Comune di Grosseto, peraltro socio della Spa con una quota del 6,43 per cento, per risolvere la vicenda della famiglia grossetana, a fronte di una situazione di grave difficoltà socioeconomica”; ad attivarsi “presso il Governo affinché sia data piena attuazione a quanto disposto dal Dpcm 29 agosto 2016 in materia di diritto al quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile”; ad attivarsi “presso i gestori del servizio idrico integrato della nostra regione per impedire la sospensione dell’erogazione della fornitura di acqua nei confronti degli utenti morosi in documentate condizioni socio-economiche disagiate e limitatamente alle utenze domestiche residenziali, al fine di non negare loro l’accesso al quantitativo minimo vitale giornaliero di acqua potabile, quale diritto umano fondamentale”.

I consiglieri di Sì-Toscana a sinistra hanno fatto riferimento al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, il quale afferma che “il quantitativo minimo di acqua vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali alimentari, igienico-sanitari e di tutela della salute è stabilito in 50 litri al giorno” e che “a coloro che si trovino in documentate condizioni economiche disagiate, il quantitativo minimo vitale deve essere garantito anche in caso di morosità”.