Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione, presentata dal gruppo Sì-Toscana a sinistra, che impegna la Giunta a riferire i motivi del più che decennale ritardo rispetto al programma di lavoro definito nel Piano di tutela delle acque in Toscana del 2005.

Firenze: I dati Arpat del 2017 sul monitoraggio delle acque superficiali – dove si registra che il 43 per cento dei corsi d’acqua in Toscana presenta uno stato chimico non buono e solo il 28 per cento uno stato ecologico buono o elevato,

accanto alle rilevazioni sulle acque sotterranee, dove si parla di uno stato chimico buono solo per il 22 per cento dei corpi idrici toscani e di stato chimico scarso e scarso localmente per il 68 per cento dei corpi idrici sotterranei – ha portato il gruppo Sì - Toscana a sinistra a presentare in Aula una mozione sulla “Tutela delle risorse idriche e aggiornamento del Piano di tutela delle acque della Toscana”.

Nell’illustrare la mozione, il consigliere Tommaso Fattori ha sottolineato la necessità di nuove e più incisive azioni per migliorare lo stato qualitativo dei corpi idrici della nostra regione, vista anche la mancata attuazione della disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano. Il consigliere ha anche ricordato che la stessa Arpat, in uno studio del settembre 2017, invita a dare concreta attuazione ai dispositivi nazionali, predisponendo, all’interno del Piano di tutela delle acque, la regolamentazione riguardante le zone di protezione e demandando a specifica direttiva la disciplina delle zone di tutela assoluta e delle zone di rispetto.

La mozione impegna la Giunta regionale a riferire i motivi del più che decennale ritardo rispetto al programma di lavoro definito nel Piano di tutela delle acque in Toscana del 2005; a individuare in ciascun comune le aree di ricarica delle falde idriche e a sollecitare le definizione dei vari livelli di tutela e protezione, al fine di vincolarne gli usi; a prevedere la separazione dei circuiti idrogeologici nella realizzazione dei pozzi e a predisporre all’interno del Piano la regolamentazione riguardante le zone di protezione, demandando a specifica direttiva la disciplina delle zone di tutela assoluta e di quelle di rispetto.

La consigliera Monica Pecori (Gruppo misto Tpt), che ha sottoscritto la mozione, ha dichiarato di riconoscersi nell’impegnativa, sottolineando che il quadro presentato da Arpat per il 2017 è peggiore di quello degli anni precedenti.

In dichiarazione di voto è intervenuto il consigliere Massimo Baldi (Pd), per annunciare il voto favorevole del Partito democratico.