irene blundo copertina.jpgGrosseto: È una raccolta di 14 racconti il nuovo libro di Irene Blundo.

Mare di conchiglia”, in libreria dal 10 settembre 2019, è pubblicato da Laurum editrice. A introdurre i racconti è la prefazione del giornalista Fabrizio Brancoli, direttore del quotidiano Il Tirreno.  

Dalla prefazione: “La scrittura lieve è una qualità speciale, non la posseggono molte persone. Sembra facile, non lo è. Scrivere è anche affrontare l’agguato costante della ridondanza, della vanità lessicale: ci sono demoni, nel tuo cuore, che si allungano fin dentro i tuoi polpastrelli e ti circuiscono a suon di aggettivi specifici, di frasi complesse. Dai, forza, dimostraci se vali veramente.

Aggiungi quelle parole, insisti sul concetto, doma il vocabolario e spara fuochi d’artificio: fallo, ti sfidiamo. Restare fuori dalle tentazioni di questa falsa opulenza, che spesso allontana i lettori invece che richiamarli, è una questione di equilibrio, di saggezza ma spesso anche di talento. Perché la semplicità è un talento: è il nitore dell’espressione, la capacità di raccontare senza indurre fatica, né noia. Curare le cose minime è difficile.

Irene scrive leggero. Non che questo significhi debolezza, anzi. Si intercetta anche una certa grinta, nel difendere scelte o nello spiegare deviazioni esistenziali, guidate dal precariato ma poi anche dall’incontro con il grande amore. Ma il colore di fondo di questo libro resta quello di una serie di delicati acquarelli. C’è la vita, quella vera e normale, che percorre queste pagine dove mangi una schiaccina presa dallo zaino, cammini e conversi con un’amica, assorbi racconti altrui, corri in un frutteto e incontri un comico in una palude.

Di che cosa scrive Irene? C’è spesso il sole, c’è ovunque il mare (curiosamente, è sempre un mare dell’ovest).

C’è molto ricordo. Ci sono i cinque sensi, i profumi, i sapori, i suoni delle cose.

Ci sono molte donne, che belle. E naturalmente c’è una volpe ladruncola.

Mi è parso di capire, sfogliando questi brevi affreschi di parole, che Irene ami molto le isole. Fanno proprio parte di lei. Così, mi piace considerare questo libro come se fosse un arcipelago, dove la geografia lascia il posto all’emozione narrata. Un arcipelago dove possiamo spostarci e conoscere approdi sempre diversi, scegliendo noi la rotta più adatta al momento. Non è un dono da poco”.

I racconti sono ambientati in Toscana, Sicilia, Sardegna, Costiera Amalfitana e a Gaeta. Un viaggio nelle emozioni fresche del presente e nei ricordi dell'infanzia a Punta Secca, diventata la Vigata del “contastorie” (come gli piaceva definirsi) Andrea Camilleri nella trasposizione televisiva dei romanzi di Montalbano. 

Prime presentazioni

Sabato 14 settembre alle ore 18 alla biblioteca comunale “Morvidi” di Manciano (Grosseto) nell'ambito del festival “A veglia, teatro col baratto”, ideato e diretto dall'attrice Elena Guerrini. La presentazione sarà accompagnata dalla chitarra di Andrea Arrighi. Letture a cura di Elena Guerrini.

Mercoledì 25 settembre alle ore 18 nel centro storico di Grosseto, al Giardino dell'archeologia. Con l'autrice dialogherà la scrittrice Paola Alberti. Iniziativa organizzata dalla libreria Mondadori di Grosseto. Sarà presente l'editore Davide Bisconti.

L'autrice: Irene Blundo, giornalista e scrittrice, è nata a Grosseto. Nel 2015 ha pubblicato il Millelire di Stampa Alternativa “Bianciardi d'essai”. Nel 2016, per Laurum editrice, ha scritto il libro “Grosseto nel fango. 50 anni dall'alluvione dei dimenticati”. Nel 2019 le è stato assegnato a Pisa il Premio Europa per la sua “instancabile attività per la promozione della cultura e della letteratura in particolare”. Ha lavorato quasi 17 anni per il quotidiano La Nazione, attualmente collabora con la rivista “Storia e storie di Toscana”, edizioni Medicea Firenze. Di cultura e spettacoli si occupa anche nel suo blog Entrevista (ireneblundo.wordpress.com). Questo è il suo primo libro di narrativa.

Quarta di copertina: Dagli album dei ricordi spunta fuori quella foto che mi fa tanto ridere. Con tenerezza. Avrò avuto quattro anni e sto impettita a guardare il mare, sugli scogli di Punta Secca. Ai piedi due zoccoli enormi per me, che bello da bimbe infilarsi le scarpe della mamma. Ho il viso imbronciato e il corpo proteso verso il blu, in attesa.
Esistono convinzioni che ci appartengono senza conoscerne l'origine. Non sapevo quando avrei trovato l'amore. Sapevo, però, che sarei stata Penelope.