La giovane e brava direttrice d’orchestra Beatrice Venezi fa innamorare tutti della musica classica con il suo “Allegro con fuoco” in un incontro con Mariastella Gelmini, Andrée Ruth Shammah e Giulia Cerasoli.

Capalbio: “Fare la vittima è la cosa peggiore che si può fare se uno non dimostra con i fatti di valere”… Parola di donna, parola di Beatrice Venezi , direttrice d’orchestra under 30 tra le più giovani in Europa e tra le più influenti in Italia.

Influente e influencer se, da sola con il suo smarthphone, è riuscita a trasmettere sui social media ai ragazzi più alieni dal mondo della musica classica l’amore per la lirica, la sinfonica, le partiture “old style” che i trapper di adesso hanno soffocato con i loro testi sgrammaticati e inutili. L’ha fatto partendo dalle storie d’amore e di disperazione narrate nei libretti di Puccini, Verdi, Mascagni, Rossini, quelle in cui in molti casi la stessa donna è appunto “vittima” senza possibilità di riscatto, raggirata nei sentimenti e soffocata dalle convenzioni. In centinaia si sono ritrovati a chattare con Beatrice e incuriositi a scoprire le trame annesse a melodie “evergreen”. E da qui è partita la sua “sfida” all’ignoranza e alle classificazioni chiuse della musica “colta”, ora sfociata in un libro edito da Utet, “Allegro con fuoco. Innamorarsi della musica classica” presentato in anteprima a Capalbio Libri e dibattuto insieme a un cast di eccezione, tutto al “femminile”: l’ex ministro dell’Istruzione on. Mariastella Gelmini, la direttrice artistica del Teatro Franco Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah e la quirinalista Giulia Cerasoli, A leggere brani dell’ardito quanto scorrevole saggio vi era l’attrice Elisabetta Pellini.

Contro ogni pregiudizio, a partire proprio dal fatto che una donna non si deve considerare vittima ma “agire” con le proprie forze in terreni contaminati quali professioni maschili – e la direzione d’orchestra è sicuramente uno di tali ambiti – vi è una strada in salita che non guarda al successo personale ma ad un processo, più che di integrazione, di “squadra” insieme ad una compagine musicale spesso di sconosciuti. Il riscatto di genere, per la Venezi, è stato dunque l’incipit di un percorso che l’ha portata a lavorare in numerosi Paesi con culture e tradizioni diverse anche se non sono mancati – come lei stessa ricorda, proprio in Teheran a causa di un’atmosfera complicata dal punto di vista politico internazionale e pregiudizievole sulla figura femminile – casi non andati a buon fine.

Semplicità, schiettezza, passione: caratteristiche che competono a Beatrice Venezi ma rilegate in una modalità complicata per essere espresse ad un pubblico vasto e differenziato a livello generazionale, sociale e intellettivo. Lo fa, tuttavia, attraverso quello che la Shammah ha definito una “comunicazione mimica emotiva”, senza vestire maschere – come può accadere proprio attraverso la recitazione teatrale – ma “planando sulle cose dall’altro”, con nessun macigno sul cuore. “Per me la musica è un mezzo per raggiungere la felicità, una esperienza bellissima che va goduta in ogni istante e ho scritto questo libro dedicandolo anche alle decine di defezioni che si vedono ogni giorno da parte di chi la considera troppo ostica e si allontana da essa”.

Secondo il parere della Gelmini, dalla Scuola ci aspettiamo tutto anche senza risorse: eppure, nonostante le numerose difficoltà a cui bisogna far fonte, la differenza comunque la fanno gli insegnanti, il nostro “Capitale umano” che proprio nelle materie artistiche – la Musica in particolare – dovrebbero essere in grado di trasmettere esercizi di sensibilità e autenticità facendo immedesimare in esse gli studenti che le ignorano per diseducazione. Per quanto la stessa Venezi abbia esordito con un’esperienza traumatica scolastica proprio in ambito musicale, la sua idea di Bellezza e Leggerezza, guidata anche da un padre creativo e spirituale quale è stato il Maestro Piero Bellugi, le ha fatto conquistare il podio con determinazione e tenacia nel corso di soli pochi anni. “Credo che la Maturità – afferma – secondo molti raggiungibile solo in decine di anni di esperienza, sia un Bene dimostrabile a qualsiasi età. Basta credere in quello che si fa e perseguire gli obiettivi con tantissimo studio, e questo è sicuramente il primo consiglio che darei ai più giovani”.

Il secondo suggerimento, a cui Beatrice dedica un intero capitolo del suo saggio è il Silenzio, una bella prova di personalità perché “il silenzio è un grande animale dove abitano fuoco, tenerezza e passione, ma può essere mansueto come feroce: la sua potenzialità va pilotata con istinto e tenacia”…

Infine, un monito: i vecchi parlino con i giovani e i ragazzi si esprimano con gli anziani che fanno questo mestiere da anni. Solo così, secondo Beatrice Venezi, si puo’ attuare un passaggio delle conoscenze tra generazioni fondamentale per andare avanti nello sviluppo di nuove creazioni e sperimentazioni artistiche.