salone libro to.jpgdi Marilù Bartolini

Torino: Sembra essere l’unica città non colpita dalla terribile ondata di maltempo che si è scagliata in questi giorni in tutta Italia.

Domenica 12 maggio alle 14 il popolo di Sgarbi resiste sotto un sole cocente, nella speranza di riuscire ad entrare nella tanto agognata sala azzurra del Lingotto fiere, che nel contesto del Salone del Libro, ospita la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi sull’arte del ‘900.

“Ma cosa fate là a cuocervi, guardate che non c’entrate nemmeno, ma andatevi a mangiare un gelato” apostrofa con sacra invidia l’ultimo in coda alla fila, nella speranza che chi lo precede, ceda al suo ragionamento.

sgarbi.jpgSolo i primi 300 potranno entrare, mi chiedo se ce la farò, devo farcela. Dopo poco scopro che con l’accredito stampa non si deve fare alcuna fila, un sogno. All’interno della sala azzurra, Vittorio sta già scostandosi il ciuffo con il suo caratteristico gesto.

La lezione inizia con lo Sgarbi-pensiero contro la cacciata di Altaforte, “Mi sono chiesto se non ci sia un atto più fascista di quello di bruciare un libo, o di censurare un libro.

Un libro puo’ essere anche incandescente per il male, ma i libri dei fascisti che onoriamo sono i libri di Ezra Pound, di Celine (..) sui quali al di là del giudizio politico, c’è il rispetto per la parola”.

Poi sgarbi comincia a parlare dei tesori dimenticati del ‘900, ultimo volume di una collana, edita da la Nave di Teseo, dedicata ai vari secoli dell’arte italiana. Sgarbi esprime la necessità di far scoprire gli autori che la storia dell’arte ha voluto dimenticare.

torino libro.jpgLui non vuole che si conoscano solamente le opere di Fontana o di Manzoni e non quelle di Ligabue, non deve esserci un aut-aut, ma un et-et c’è Michelangelo Pistoletto, deve esserci anche Antonio Ligabue.

In una precedente intervista aveva spiegato “La notorietà spesso non indica il valore e il mio compito è stato quello di far emergere in questo secolo così complesso, così breve e così ricco, una quantità di autori dimenticati, che rappresentano la parte più suggestiva di questo percorso".