confconsumatori.jpgPrezzi astronomicamente gonfiati e pubblicità ingannevole: la società di vendita è stata condannata a risarcire i danni oltre le spese e a riprendersi le pietre.

Siena: Avevano pagato le pietre 45 mila euro, ma il valore reale era al massimo di 14 mila euro: il giudice del tribunale di Siena ha emesso una sentenza di risarcimento che conforta tante famiglie coinvolte nel caso diamanti da investimento. Confconsumatori, infatti, continua le battaglie sul piano civile mentre, parallelamente, si sta aprendo a Milano il procedimento penale, in cui l’associazione si è costituita insieme a una cinquantina di associati.

IL CASO - Una famiglia della provincia di Siena nel 2012 fu “dirottata” dalla banca (non coinvolta direttamente) ad una società di vendita di diamanti per diversificare i propri risparmi. Sulla base delle informazioni reclamizzante, i tre familiari avevano deciso di acquistare una serie di pietre (tra il 2012 ed il 2014) per circa 45 mila euro complessivi. Si trattava di un investimento, tra l’altro, importante commisurato ai piccoli risparmi familiari. Nel 2016, quando la “truffa” dei diamanti (così è definita dalla Procura di Milano) stava ormai per essere svelata, i malcapitati risparmiatori avevano chiesto di cedere alcune pietre, ma la società di vendita, rimangiandosi quanto aveva promesso contraddittoriamente per scritto nel 2012, dichiarava di non essere tenuta al ri-acquisto dei beni. Con la sanzione Antitrust del 2017 i risparmiatori si erano ormai resi conto di aver praticamente perso tutto, considerato che le pietre sono difficilmente vendibili.

L’INTERVENTO DI CONFCONSUMATORI – La famiglia si era rivolta a Confconsumatori Siena per avviare un contenzioso: dopo un primo tentativo di mediazione nei confronti della venditrice, nel 2018 la causa era approdata dinanzi al Tribunale di Siena. Il Giudice Istruttore Dr. Moggi aveva disposto anzitutto una perizia sulle pietre ed il gemmologo incaricato aveva confermato che la valutazione delle pietre, sia all’epoca che ai giorni odierni, era astronomicamente gonfiata e che i prezzi reclamizzati erano 4-5 volte superiori all’unico listino di riferimento dei preziosi. Per il perito a fronte dei 45 mila euro spesi il valore di rapaport (listino internazionale in uso ai grossisti) delle pietre comprate, all’epoca dei rispettivi acquisti, risultava non superiore ai 14 mila euro, valore tuttavia teorico perché il consumatore avrebbe dovuto negoziare il prezzo di vendita individuando altro soggetto interessato all’acquisto.

LA SENTENZA – A luglio 2021 il Tribunale di Siena, preso atto della pubblicità ingannevole sulle quotazioni (anche sul Sole24Ore) e sulla vendibilità delle pietre ha accolto la domanda dei consumatori annullando ex articolo 1439 c.c. tutti gli acquisti fatti in quanto la famiglia è stata indotta in errore dal dolo della controparte, così condannando la società al rimborso totale del prezzo maggiorato di interessi e rivalutazione monetaria con condanna al pagamento delle spese di giudizio ed alle spese di perizia. Infine, la società di vendita è stata condannata anche a riprendersi le pietre

“La sentenza sancisce un principio sacrosanto – commenta Confconsumatori – ovvero che i consumatori sono stati indotti con l’inganno ad investire in quello che non era un investimento. Auspichiamo, dunque, che, anche alla luce del processo penale in corso, tutte le Banche coinvolte procedano con l’immediata restituzione di tutto il prezzo pagato dai risparmiatori oltre al risarcimento di un congruo danno morale”.

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