3. GDF GR.jpgSequestrato il “Taj Mahal” di via Trieste; l’esercizio commerciale era un abituale luogo di spaccio e di incontri, frequentato anche da minori.

Grosseto: Dopo lunghe indagini della Compagnia di Grosseto, la Procura della Repubblica di Grosseto ha richiesto per i soggetti di rilievo dediti allo spaccio, le misure cautelari personali in carcere.

Nella giornata odierna, i Finanzieri hanno dato esecuzione a 11 misure cautelari personali (divieti di dimora), emesse dal G.I.P. Dott. Giovanni Antonio Muscogiuri, nei confronti di altrettanti soggetti extracomunitari in concorso tra loro per il reato di traffico di sostanze stupefacenti (art. 73 del D.P.R. 309/90), ed al decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. del citato esercizio commerciale quale abituale luogo di spaccio.

1. GDF GR.jpgLe indagini di polizia giudiziaria, anche tecniche, hanno consentito di individuare la base logistica utilizzata dagli indagati per l’attività di spaccio e di incontro, gestito da due coniugi di nazionalità bengalese, anch’essi indagati.
Il frenetico entra/esci dal locale da parte di spacciatori ed assuntori è stato analiticamente monitorato dai militari della Guardia di Finanza, tanto da ricostruire centinaia di operazioni di cessione/acquisto di sostanze stupefacenti e riscontrarne puntualmente molteplici.

L’esercizio commerciale oggetto di sequestro rappresenta un unicum criminale nella provincia, in cui coesistono diverse etnie che si dedicano, con modi e comportamenti differenti, all’attività di spaccio nell’intera città di Grosseto, tanto da ingenerare ed alimentare timori nella cittadinanza e disordini costanti in qualsiasi orario del giorno e della notte.

2. GDF GR.jpgIn corso di indagine è emersa chiaramente la spartizione della clientela da parte degli spacciatori, per etnia e tipologia di sostanza stupefacente (ai tunisini spettava il controllo sulla vendita di eroina e cocaina, ai marocchini spettava la vendita della cocaina, mentre ai gambiani spettava la vendita dell’hashish e della marijuana).

Quindi ad esempio, se ai tunisini perveniva una richiesta di hashish, questi si rivolgevano direttamente al soggetto “referente” per i gambiani, i quali vendevano in prima persona la sostanza richiesta nel rispetto del “patto di non belligeranza”.
I due coniugi titolari dell’esercizio commerciale fornivano la base per lo spaccio. L’attività svolta durante il periodo di indagine consentiva di accertare lo spaccio di oltre 1,5 kg di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, hashish e marijuana) per un volume di affari complessivo stimato in 50.000 euro.

Segnalati all’Autorità Giudiziaria complessivamente 26 soggetti, facenti parte a vario titolo del sodalizio criminale, tra cui anche 3 minorenni. Circa 50 gli assuntori segnalati alla locale Prefettura.