A Grosseto 35 casi: in 15 hanno avviato le azioni giudiziarie e in 7 sono stati parzialmente risarciti.

Grosseto: Confconsumatori fa il punto sul caso dei diamanti da investimento, una battaglia iniziata nel 2017 che oggi è arrivata a un nodo cruciale. Per quanto concerne Grosseto, ad oggi sono 35 i casi di risparmiatori invischiati nella questione dopo aver acquistato le pietre tramite le filiali del Banco Popolare e Mps. Di questi, una quindicina ha avviato le azioni giudiziarie contro le banche e 7 sono stati parzialmente risarciti da Bpm.

Tuttavia, per gli avvocati del servizio legale di Confconsumatori, stante il fallimento di Idb e la pendenza del procedimento penale, gli accordi non possono prescindere dal totale ristoro dei danni.
A livello nazionale, a fronte della maggior parte delle banche che hanno già proposto accordi di rimborso ai risparmiatori, Banco Bpm fa ancora resistenza e propone accordi insoddisfacenti per i risparmiatori danneggiati, costringendo i legali dell’associazione ad avviare procedimenti civili. Si tratta di oltre 200 cause che potrebbero partire nei prossimi mesi nei confronti di Bpm per conto di altrettanti soci di Confconsumatori: l’associazione è determinata a ottenere giustizia di fronte all’ennesimo scandalo che mina la fiducia dei risparmiatori.

L’AVVIO DELLA BATTAGLIA – Confconsumatori è stata tra le prime associazioni dei consumatori a farsi carico delle preoccupazioni e dei legittimi interrogativi che già nel 2017 ponevano i primi risparmiatori sulla solidità del loro investimento in diamanti, presentato come sicuro. Dopo i primi reclami respinti dalle banche, il provvedimento dell’Antitrust ha cambiato le carte in tavola, portando finalmente alla luce il comportamento scorretto delle banche e delle società di vendita dei diamanti. Da quel momento Confconsumatori si è attivata in tutta Italia per rispondere alle numerose domande dei consumatori.

FALLIMENTO IDB E INDAGINE PROCURA – Per oltre un anno Confconsumatori ha lavorato per cercare di ottenere l’accordo più favorevole per i propri assistiti, incontrando la disponibilità delle banche ad ammettere le proprie responsabilità, tranne Bpm, che ha opposto una chiusura pressoché netta. I consumatori hanno dalla loro il provvedimento dell’Antitrust e le sentenze positive del Tar, ma il fallimento di Idb (una delle due società coinvolte) ha gettato nello sconforto i risparmiatori. Un nuovo segnale di speranza è venuto però dalle indagini della Procura di Milano, che hanno condotto al sequestro di 700 milioni di euro a carico di Idb (già fallita il 10 gennaio 2019) e di Dpi, oltre che delle cinque banche coinvolte nella vendita diamanti (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Bpm e Banca Aletti). Un’ulteriore conferma del comportamento quantomeno scorretto di banche e società venditrici.

LA SITUAZIONE AD OGGI – Alla luce delle indagini della Procura, Confconsumatori ha intimato a Banco Bpm di risarcire una volta per tutte (e al 100%) i propri associati che, oltre al danno patrimoniale, hanno subito anche quello morale come accertato dalla Procura.  Ad oggi Confconsumatori conta nei soli confronti di Bpm circa 250 posizioni ancora in sospeso, 24 cause pendenti e 9 posizioni transatte, oltre 200 cause che i legali dell’associazione sono pronti a presentare, oltre 7 milioni di capitale totale investito dai risparmiatori associati. Rispetto alle altre banche coinvolte si registra una generale disponibilità al rimborso integrale, con qualche ritardo che ci si augura venga presto superato.

«Auspichiamo che non sia necessario affollare i tribunali italiani per raggiungere una soluzione ragionevole ed equa al problema che angoscia tante famiglie italiane –  dichiara la presidente nazionale di Confconsumatori, Mara Colla –. Il caso diamanti si aggiunge alla lunga lista di episodi ormai noti che hanno creato sfiducia nei cittadini: siamo determinati ad ottenere giustizia ad ogni costo per restituire ai risparmiatori la dignità che meritano».