Cosa evoca la parola agricoltura? Tradizione (35%) e Made in Italy (14%).

Grosseto:  Un abitante di Grosseto su tre (33%) vede nell'agricoltura un interessante ambito di lavoro, un settore ampio e diversificato in cui sviluppare competenze e crescere professionalmente.
È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua dedicato all’agricoltura. Un dato importante in una congiuntura complessa per l’Italia e per l’agroalimentare a causa degli effetti della pandemia di Covid-19.

In particolare, l’agricoltura può essere un buono sbocco lavorativo per i giovani (45%), capace di dare soddisfazioni e di trasformare una passione in una professione. Le nuove generazioni, dicono i grossetani, possono trovarvi una realtà formativa e altamente stimolante (8%), per quanto piuttosto faticosa (20%).


Lavorare in agricoltura ha molti aspetti positivi: tra i principali, per oltre un grossetano su tre (41%) offre l’opportunità di riavvicinarsi alle tradizioni e al territorio e un ulteriore 24% sottolinea il senso di realizzazione che deriva dal veder concretizzarsi davvero gli sforzi compiuti col proprio lavoro.

Ma cosa rappresenta l’agricoltura agli occhi degli abitanti di Grosseto? Uno su tre (35%) la associa alla parola tradizione, e quindi al legame con i valori e le specificità del territorio, e una quota analoga la connette all’idea di salute e sana alimentazione. Per il 14%, invece, agricoltura vuol dire soprattutto Made in Italy e le sue eccellenze e per un altro 12% il primo pensiero è quello della fatica connessa al lavoro nei campi.

La pandemia ha avuto indubbie ripercussioni sul settore, che ad esempio – stima il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) nel suo ultimo bollettino CreaAgritrend  - ha visto una riduzione del 12,8% del PIL agricolo nel secondo trimestre 2020 rispetto ai tre mesi precedenti.  Ma, insieme a ciò, l’agricoltura si trova ad affrontare anche altre tematiche ormai entrate nel percepito dei grossetani: in primis quella del cambiamento climatico e dell’inquinamento (49%). Più di un intervistato su quattro (27%) cita anche i limiti spesso posti da normative vincolanti e un ulteriore 14% individua tra i fattori contrari la diffusione sempre maggiore di mode che promuovono prodotti alimentari esotici.

“L’agroalimentare è comparto assolutamente centrale per l’Italia che quest’anno ha dovuto, e deve tuttora, confrontarsi con gli effetti della pandemia di Covid-19. L’auspicio è che il settore nel suo insieme e il Paese riescano a superare questa nuova fase di difficoltà e intraprendere appieno il cammino della ripresa – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo.

“Oggi l’agricoltura è percorsa da grandi forze di trasformazione e innovazione, dagli sviluppi tecnologici al tema della sostenibilità. Noi di Reale Mutua insieme ai nostri Agenti siamo da sempre vicini a questo mondo, e proteggiamo le sue imprese, persone e colture con un’offerta assicurativa che copre molteplici rischi, dai cambiamenti climatici ed eventi atmosferici fino alle garanzie per responsabilità civile, assistenza, furto, guasto ai macchinari; inoltre, affianchiamo le aziende anche nel gestire i nuovi rischi e le nuove, grandi sfide che si pongono con l’evoluzione del settore. In quest’ottica rientra AGRIcoltura100, il progetto che abbiamo lanciato con Confagricoltura per supportare le imprese innovative e sostenibili e sviluppare una conoscenza sempre più approfondita delle dinamiche del rischio agricolo, cui rispondere con soluzioni assicurative all’avanguardia”.
 

*Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.