di Franca Aramini

Grosseto: Dopo aver digerito le tre medaglie, alle Paralimpiadi, delle nostre Ambra, Martina e Monica nei 100 metri, mi sono fermata a pensare. Qualcuno ridendo penserà: "ma sai anche pensare?" Un po’ di buonumore non guasta ma il mio pensare non era divertente, è stato più un tirare le somme sul perché tanti giovani devono vivere il resto della loro vita con arti artificiali.

Dimentichiamo per un attimo le gioie delle medaglie alle Paralimpiadi conquistate dai nostri atleti, di tutte le fatiche e i dolori che sono costate, e domandiamoci come siamo arrivati a questo. Da mamma provo dolore e ammirazione per gli atleti e le loro famiglie travolti da un questo dramma così grande e di come hanno saputo reagire.  Moltissimi degli atleti che hanno subito amputazioni, e per fortuna non sono morti, sono stati vittime di incidenti in cui sono state coinvolte moto o motorini. Questi mezzi di trasporto, ambito premio per ogni giovane, nasconde gravi pericoli, che potrebbero segnare la loro vita per sempre.

La statistica ci dice che mentre la fascia d’età tra 65 e 86 sono stati vittime di incidenti con motorini e biciclette è salendo di potenza del mezzo, fino a grosse moto, che la fascia cambia  e coinvolge i giovani tra i 24 e 29 anni. Tra i giovani comunque dovremmo spostare un numero anche tra le cilindrate minori. Comunque la vogliamo mettere il prodotto non cambia, sono sempre troppi. Va riconosciuto che molte delle nuove norme( per esempio il casco obbligatorio) hanno ridotto considerevolmente i numero dei decessi in numero del 33%. Ma non basta, i giovani sono spensierati e spesso rischiano più del dovuto. La gioventù è la più bella stagione, non dovrebbe essere stroncata da un incidente che forse si sarebbe potuto evitare. Maggiore informazione, coscenza del pericolo, rispetto delle regole, dovrebbe essere basilare nell’ educazione dei ragazzi.

Anche la scuola potrebbe avere un ruolo determinante, soprattutto ora che si sono aggiunti i monopattini erroneamente considerati e sicuri. I veri monopattini innocui erano quelli che costruivamo con assi e cuscinetti a sfere, dono del meccanico amico. Non chiamatemi retrograda se penso che un po’ più di regole potrebbero salvare le vite dei nostri ragazzi, lo faccio perché ogni giorno ringrazio il cielo di essere stata severa e non aver ceduto alle lusinghe e richieste delle mie figlie. Da grandi hanno potuto soddisfare il loro sogno, ma avevano anche raggiunto una certa maturità. Basta con i pistolotti che lasciano il tempo che trovano, ma sono certa che una giusta informazione è un pochino di severità non guasterebbe. Vorrei per il 2021 non dover leggere di statistiche così nere, è pur continuando a sperare per Londra tante medaglie Paralimpiche, voglio sperare anche, da parte dei nostri ragazzi, in tante medaglie Olimpiache.