Scarlino: "Un oasi protetta, stretta tra la costa antropizzata, strutture turistiche, villaggi, porti, abitazioni e una zona industriale preponderante su tutto, visibile da decine di km con le sue ciminiere, i suoi fumi, i suoi colori depositati sui terreni una volta agricoli, pascoli, paduletti... L'oasi protetta del padule di Scarlino - commenta l'Associazione La Duna Follonica - quello che rimane delle antiche paludi che hanno resistito fino alla metà del secolo scorso per poi cedere all'attacco dell'uomo...

LE "colmare", le bonifiche, la lotta contro la malaria, la necessità di spazi dove l'uomo andasse poco, se non per cacciare o pescare... Il palude di Scarlino era, insieme a quello di Piombino (scomparso prima) una delle due grandi zone umide del nostro golfo. La storia la conoscono tutti. Oggi, dopo qualche anno dal primo tentativo, le vacche Maremmane tornano nel padule di Scarlino. Il loro compito sarà quello di controllare ecologicamente la grande quantità di cannucce presenti ed allargare gli specchi d' acqua per consentire sempre più la sosta e la nidificazione degli uccelli.

La collaborazione tra Bandite di Scarlino e Renzo Fedi, agroallevatore del territorio, ha fatto sì che si arrivasse a questo risultato. Un "bravi" ad ambedue, e un grazie ai butteri.... È bene che la gente si rechi in questi posti, confine tra realtà molto diverse... Può farlo comodamente transitando su una lunga e bella passerella. La gente deve riappropriarsi dei propri territori. Cominciamo da questo".