Firenze: Il fenomeno, per ora, riguarda essenzialmente il Regno Unito, ché dopo l’annuncio del premier Boris Johnson che a giugno riaprono, in tanti stanno cogliendo l’occasione. Alcune compagnie aeree hanno prenotazioni oltre il 300%, e alcune destinazioni, come l’Italia, sono tra le preferite. Reazione umanamente comprensibile ma poco razionale.

Lo stesso vale per il nostro Paese. Una solo parola per spiegare la situazione odierna: incertezza.
"Le norme ora sono diverse da un anno fa - spiega Vincenzo Donvito presidente di Aduc - quando, per le disdette, gli operatori decidevano se rimborsare con soldi o voucher (validità 12 mesi per le compagnie di trasporti, 18 per agenzie. Voucher che, non utilizzati, è obbligo rimborsare). Oggi chi disdice per pandemia, sceglie lui se voucher o soldi… e registriamo difficoltà degli operatori al rispetto delle norme.
Gli operatori turistici sono “alla canna del gas”, ma questo non giustifica che noi viaggiatori (malmessi come loro) dobbiamo finanziarli. Serenamente: ognuno per sé.

Aziende di trasporti e agenzie prediligono le prenotazioni in anticipo, la liquidità fa sempre bene. Ma ogni viaggiatore dovrebbe soppesare queste alternative:
- prenotare e pagare: certezza di date e destinazioni, costi forse minori. Ma la pandemia (i bollettini sanitari sono da brivido) non perdonano: non partendo è prevedibile difficoltà per i rimborsi... operatori che quei soldi ci “campicchiano”.
- osservare mercato e destinazioni e prenotare e pagare solo quando la pandemia sarà più sotto controllo. Date e costi più incerti? Forse, ma se questa piccola saggezza sarà diffusa, avremo solo un mercato diverso dall’abituale: un last-minute non per riempire i buchi, ma generalizzato, a cui gli operatori non potranno che adeguarsi. E’ un’economia che cambia: importante è saperlo e prepararsi. Viaggiatori e operatori".