Il bilancio del 2020 a cura di Faita Toscana, che rappresenta le attività ricettive “open air” del sistema Confcommercio.
 
Firenze: Anche il turismo all’aria aperta in Toscana ha chiuso il 2020 con il segno meno: i pernottamenti sono calati del 10% rispetto al 2019, mentre il fatturato è diminuito del 14% secondo l’indagine realizzata da Faita Toscana, l’associazione di categoria aderente a Confcommercio. Ma se appena un anno fa questi dati negativi avrebbero gettato il comparto nella disperazione, ora fanno quasi tirare un sospiro di sollievo, viste le perdite ben più pesanti registrate da altri settori a causa della pandemia.   

“Tutto sommato è andata molto meglio del previsto”, conferma il presidente di Faita Toscana Giampiero Poggiali, “a livello previsionale i gestori avevano stimato un calo del 66% nei pernottamenti e del 70% nel fatturato. Invece, nonostante l’apertura dei campeggi ritardata alla seconda metà di giugno e la perdita totale della Pasqua e dei ponti primaverili, siamo riusciti a contenere i danni di un anno che sulla carta si prospettava disastroso. Fortuna ha voluto che la fine del primo lockdown abbia coinciso con l’avvio dell’estate e della nostra alta stagione. E se la ridotta mobilità imposta a tutto il mondo ha praticamente dimezzato i turisti stranieri (-48%), quelli italiani (+8%) ci hanno aiutato a contenere i danni, grazie alla riscoperta delle vacanze a contatto con la natura”.

Nelle 255 strutture “open air” esistenti in Toscana fra campeggi e villaggi turistici, più di 7 clienti su 10 (71%) nel 2020 sono stati italiani.  

A registrare le perdite più contenute sono state le imprese ubicate sulla costa, isole comprese. Grazie agli italiani, passati dal 63% degli ospiti del 2019 al 71% del 2020, le strutture localizzate nei comuni marittimi, che da sole coprono l’81% dei 180mila posti letto totali del comparto in Toscana, hanno perso “solo” l’8,5% delle notti. Quasi nulla a confronto del -23% registrato nell’entroterra fra campagna, collina e città d’arte, nonostante l’aumento dell’11% degli italiani.  

Positivo invece il consuntivo della montagna, che ha visto un aumento delle presenze del 3,5%, guidate dalla crescita del 14% degli italiani, che hanno raggiunto il 90% del totale dei visitatori. Minimi, infine, gli effetti negativi per le aree termali, dove il numero delle presenze è rimasto pressoché invariato (-1%) a fronte di un aumento del 3% degli italiani, che hanno così raggiunto il 90% degli ospiti.  

A fronte del -10% nelle presenze, la perdita di fatturato è stata un po’ più marcata: il 14%. Le cause? “Innanzitutto, la differenza nelle abitudini di consumo tra stranieri e italiani”, spiega il presidente di Faita Toscana Poggiali, “ma anche, in generale, una minore propensione alla spesa legata ai timori per il futuro. Qualche gestore ha cercato di venire incontro ai propri clienti limando i prezzi, dove possibile”. Sempre per venire incontro ai propri clienti o trovarne di nuovi, il 62% dei gestori ha accettato il Bonus Vacanze, per un valore complessivo di circa 12,5 milioni di euro, circa l’8% del totale attivato in Italia.  

Archiviato il 2020, gli imprenditori del turismo all’aria aperta sono ottimisti per il 2021: il 72% degli intervistati è convinto che la pandemia esaurirà i suoi effetti negativi nel breve termine, tanto da recuperare importanti flussi stranieri già quest’anno. A questo si sommerà la domanda interna, in crescita. “Il turismo post Covid privilegerà di sicuro mete meno affollate, più a contatto con la natura e la vita all’aria aperta”, anticipa il presidente Poggiali, “la sostenibilità sarà uno dei valori aggiunti più richiesti, insieme a quello della sicurezza. E noi siamo pronti ad accogliere al meglio chi avrà voglia di scoprire un tipo diverso di vacanza”.