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Grosseto: In tutti i settori della produzione agricola è ormai diventato prioritario assicurare l’origine, la qualità e l’identità dei prodotti.

Le applicazioni biotecnologiche ai vari settori dell’agricoltura si sono ampiamente diffuse negli ultimi venti anni permettendo lo sviluppo di sistemi di tracciabilità alimentare, ossia quell’insieme di tecnologie e di metodiche di produzione e controllo che permettono di seguire un prodotto dal campo alla tavola.

Il settore di produzione vitivinicolo italiano è rinomato in tutto il mondo per i suoi prodotti di alta qualità e pregio, e necessita quindi di usufruire di tutte le tecnologie più innovative che garantiscano la sua tutela. Ecco quindi che la tracciabilità molecolare può dimostrarsi la chiave utile a garantire la veridicità delle indicazioni presenti sulle etichette dei prodotti.

I metodi tradizionalmente usati per l’identificazione e la caratterizzazione delle cultivar di vite, come l’amplelografia, hanno condotto a notevoli risultati applicati alla selezione clonale e all’individuazione di parametri morfologici di buon valore scientifico. Tali metodi sono oggi affiancati da altre metodologie in grado di illustrare differenze tra le cultivar a livello genotipico. Recentemente è stato sequenziato l’intero patrimonio genetico di Vitis vinifera, permettendo così di usufruire di una vasta quantità di informazioni riguardanti la disponibilità di un ampio numero di marcatori utili alla tracciabilità molecolare.

Fra le biotecnologie cosiddette non-invasive si individuano i moderni sistemi di analisi del DNA (microsatelliti o Simple Sequence Repeats-SSRs, Single Nucleotide Polymorphisms o SNPs, ecc.) per l’identificazione genetica di specie e di cultivar di interesse agronomico. Come evidenziato da studi appartenenti alla scienza forense, l’analisi del polimorfismo di particolari regioni del DNA, svolge un ruolo fondamentale nell’identificazione genetica e nella ricostruzione delle relazioni di parentela. Nella vite il test di amplificazione di marcatori SSRs è in uso da circa un ventennio, a dimostrazione della sua validità scientifica ed applicativa i test sono raccomandati dall’O.I.V. quando si voglia omologare nuovo materiale vegetale.

Per quanto riguarda i vini, la possibilità di estrarre DNA da vino è stata documentata da numerose pubblicazioni già dal 2000. L’acquisizione conoscitiva che consente di “leggere” il DNA di vite ancora presente nei vini e quindi risalire al vitigno d’origine dei vini monovarietali e plurivarietali è invece molto più recente e rappresenta una vera e propria frontiera in materia di certificazione analitica del vino.

Gli innovativi database molecolari di genotipizzazione della vite, per l'identificazione della varietà e la possibilità di autenticare la composizione varietale del vino per mezzo di analisi del DNA (Wine DNA Fingerprinting o WDF) potrebbero diventare una procedura di cooperazione per i vicini paesi produttori di vino e un importante beneficio economico per migliorare il potenziale di mercato.

Questi gli argomenti di cui parlerà la professoressa Monica Scali del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena nella conferenza organizzata in collaborazione con la Fondazione Polo Universitario Grossetano. L’iniziativa rientra nel ciclo di seminari di formazione per insegnanti dal titolo “La biodiversità a scuola”, attività del Piano nazionale Lauree Scientifiche. L’appuntamento è per sabato 22 febbraio alle ore 16 presso l’Aula delle Colonne nella sede della Fondazione in via Ginori 43, ingresso dal Giardino dell’Archeologia.

Per info: tel. 0564 441137, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Categoria: ATTUALITÀ
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