Regione_Toscana logo.jpgFirenze: “Il silenzio non era più giustificabile. Di questa dimenticanza oggi, noi non dobbiamo tacere, assumendoci le nostre responsabilità per avere negato, sminuito, l’orrore contro l’umanità rappresentato dalle foibe e poi il dolore dell’odissea dell’esodo”.

Il presidente della Toscana, Enrico Rossi, è intervenuto questa mattina, 12 febbraio, al palazzo del Pegaso, nella seduta solenne del Consiglio regionale per il giorno del Ricordo. “Quello istituito dal Parlamento nel 2004 è un riconoscimento dovuto alle vittime e ai loro congiunti”, afferma, “un segno di attenzione che il nostro Paese ha mostrato verso le tragedie del nostro recente passato”.

Un riconoscimento che “in precedenza era mancato”, prosegue il presidente. “La tragedia era caduta nell’oblio, le parti politiche, per via delle logiche legate alla guerra fredda, tennero celata una vicenda che continuava a rappresentare una ferita profonda nel nostro Paese”. Enrico Rossi ricorda le “parole feroci nei confronti degli esuli istriani e dalmati”, scritte da Palmiro Togliatti nel 1946 sull’Unità e ricorda “volentieri anche le eccezioni, che però ci furono, come a Livorno, dove mille profughi furono accolti nella zona di Calambrone e nel quartiere Sorgenti. Il Comune e i carabinieri costituirono un fondo per l’acquisto di libri e altri materiali scolastici per aiutare i ragazzi”.

“La pace e i rapporti amichevoli che vogliamo costruire sempre più con la Slovenia e la Croazia non possono prescindere dal riconoscimento delle verità”, aggiunge il presidente. Un riconoscimento “che dobbiamo farci reciprocamente. La pace si costruisce sulla verità e la riconciliazione non può fare a meno della verità”. Secondo Enrico Rossi, che richiama quanto affermato dai presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e, poi, Sergio Mattarella, si tratta ora di “non regredire e di continuare, senza negazionismo, riconoscendo la tragedia provocata dal movimento partigiano titino-jugoslavio, le foibe, le esecuzioni sommarie, l’orrore. Una sconvolgente stagione di morti, con migliaia di civili barbaramente torturati e uccisi, in un clima e con fatti che assunsero il carattere della pulizia etnica”.

Sul fondo di questi drammi, conclude il presidente della Toscana, “c’è stata la distruzione di quel patrimonio di cultura della libertà e dell’incontro, della diversità di lingue e di culture, che è tipicamente un comune patrimonio europeo”. Oggi, “queste riflessioni hanno una valenza urgente, per evitare che fantasmi del passato possano riemergere. Solo un rinnovato progetto europeo, sostanziato di valori e capace di risolvere i problemi, può affrontare i nodi e lenire i dolori che la memoria del Novecento ci consegna, evitando, come un’assicurazione sul futuro, possibili disastri”.