Nella foto De Concilio - Filippi - Lombardi.jpgServe desecretazione delle importazione di latte e prodotti caseari per garantire i consumatori e tutelare il vero “Made in”

Roma: La mobilitazione continua contro un “cartello” di industrie casearie che sta costringendo alla chiusura 12 mila allevamenti di pecore in Sardegna, dove si produce circa il 97% del pecorino romano Dop.

E’ quanto fa sapere la Coldiretti in occasione della manifestazione davanti a Piazza Montecitorio a Roma dove i pastori sardi, con il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, hanno denunciato alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora, portando nella capitale tre pecore di nome Verde, Bianca e Rossa per evidenziare una emergenza che è nazionale. Alla mobilitazione davanti a Montecitorio sono intervenuti numerosi parlamentari di tutte le forze politiche e rappresentanti delle istituzioni regionali.

Nutrita la delegazione giunta nella Capitale dalla Toscana guidata da Fabrizio Filippi e Antonio De Concilio, presidente e direttore regionale, con loro Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena e Francesca Lombardi delegata Giovani Impresa della Toscana.

“La nostra presenza oggi a Roma, oltre ad esprimere solidarietà nei confronti dei pastori sardi, evidenzia lo stretto legame tra la pastorizia dell’isola e quella toscana – ha detto Filippi – per cui la crisi si abbatte sul comparto mettendo a rischio il futuro di tutto l’allevamento ovino italiano. Vanno nel senso giusto i primi interventi previsti a livello regionale toscano che puntualizzeremo con la firma del protocollo di domani, ma sono necessari altri provvedimenti e risorse se vogliamo creare solidità strutturale al comparto.”

E’ a rischio – puntualizza la Coldiretti - un settore di eccellenza del made in Italy agroalimentare, che con la pastorizia garantisce presidio socio-economico e ambientale dei nostri territori. Il comportamento delle industrie alimentari – prosegue la Coldiretti - offende la dignità dei pastori sardi ed è contro le norme sulla concorrenza. Non sono veri imprenditori quegli industriali che scaricano i costi della loro incapacità di vendere il pecorino sull’anello più debole, i pastori.

Di fronte a questa situazione la Coldiretti, che continua la mobilitazione sino alla risoluzione dei problemi, metterà in campo tutte le azioni utili per garantire un prezzo equo ai pastori, comprese le necessarie iniziative giudiziarie per assicurare la corretta applicazione delle norme sulle relazioni commerciali - anche su specifico mandato degli allevatori -  e assicurare la piena legalità del funzionamento del mercato del latte. Tutto ciò come previsto dalla vigente disciplina che impone il pagamento di prezzi non inferiori ai costi medi di produzione

La Coldiretti, inoltre, chiede il commissariamento del Consorzio del pecorino romano che in questi anni non ha tutelato i produttori di latte ovino e la DOP, prevedendo l’assegnazione dell’incarico di Commissario ad un magistrato esperto di antimafia.

Nello specifico – precisa la Coldiretti - è necessario:

  • revisionare il Piano di Programmazione del Pecorino Romano al fine di garantire una corretta gestione della produzione e intervenire sull’aumento delle sanzioni per i produttori che non rispettano le quote produttive
  • assicurare la necessaria rappresentatività degli allevatori all’interno del Consorzio, ristabilendo equilibrio tra i diversi operatori della filiera
  • assegnare agli allevatori il numero delle forme di pecorino romano da produrre secondo il Piano di Produzione
  • vietare la possibilità di entrare nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio a chi produce similari in Italia o all’estero.
  • garantire controlli massicci sulle produzioni di pecorino romano destinato alla grattugia, per assicurare la trasparenza del mercato e il rispetto del disciplinare del Pecorino Romano Dop.

“Anche a tutela del comparto ovino toscano che conta circa 1000 aziende e produce circa 550mila quintali di latte – ha detto Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana – oggi a Roma abbiamo richiesto con forza un’operazione di trasparenza su tutta la filiera con il contributo di Ismea, attraverso la costituzione di un Osservatorio Nazionale sui prezzi del latte e delle produzioni casearie ovicaprine e la desecretazione sui flussi di importazione di latte e caseari, con il coinvolgimento del Ministero della Salute e l’Agenzia delle Dogane”.