di Tindara Rasi

Grosseto: Si è svolto il convengo "La Scuola inclusiva", presso l'aula magna del Polo Liceale Pietro Aldi, e dell'Istituto Classico di Grosseto, con laboratori per insegnanti centrati sul fare pratica in presenza di alunni autistici e stranieri. La dirigente Renata Mentasti dell'Istituto Comprensivo "Pietro Leopoldo di Lorena Granduca di Toscana" di Roccastrada, istituto capofila del "Progetto Margherita", ha aperto e poi sintetizzato i lavori.

Antonella Gedda, dell'Ufficio VII di Grosseto, insegnate di filosofia e storia, ha fatto un excursus su definizioni, normative e leggi relative all'handicap, fino alla legge 104/92, una legge quadro che interessa tutto e tutti: Asl, settore lavoro, Ministero dell'Istruzione. Gli ambienti successivi all'ambito scolastico, dove generalmente un ragazzo/a autistico rimane potenzialmente fino a 22, 23 anni, devono infatti ruotare in maniera inclusiva e a tutto tondo nella sua vita.

Giacomo Spampani, docente, ed Ettore Caterino, neuropsichiatra infantile, hanno parlato di lettura delle competenze reali partendo dal presupposto che bisogna promuovere consapevolezza e cultura in tutti gli attori coinvolti, al fine di far cogliere le effettive specificità dei ragazzi BES o  DSA, e dunque di saperle valorizzare nella loro originalità, individualità e potenzialità, come specificum personale. Non ci sono di fronte soggetti astratti da indottrinare, ma persone concrete con talenti da potenziare. Ecco perchè è necessario usare in maniera condivisa e mirata protocolli Coping Power, metodologia di Cooperative Learning , peer education, classi capovolte, circle time, guanti weerable, libri in simboli BLIS, percorsi con comunicazione CAA, ligua LIS, ecc.,  tra tutti i colleghi, resi "competenti" alla pari dell'insegnante di sostegno specializzato, dagli assistenti, ai collaboratori, agli insegnanti curriculari, ai terapisti.  Anche l'intera classe alunni deve essere coinvolta, sia per creare un lavoro "ponte" adeguato, sia per garantire l'acquisizione di fondamentali competenze di relazione ed autonomia, attivanti i neuroni specchi degli alunni. Ma soprattutto è fondamentale l'interazione con la famiglia d'origine, perchè sono i genitori che conoscono le caratteristiche di base dei loro figli per esperienza diretta e che possono comunicarle agli insegnanti e ai terapisti prima ancora delle osservazioni documentali. In ogni caso, si tratta sempre di buone prassi, tese ad evitare lo stigma silenzioso che porta ad "aspettarsi di meno" da questi ragazzi.
Altrettanto importante dell'ambiente sociale adeguato e supportante, è la creazione di ambienti di apprendimento che abbiano una stabilità nel tempo ed una estetica funzionale mirata, con un ripensamento riguardo a nuovi modelli di aule scolastiche.

Durante il convegno è stato presentato anche il "Progetto Margherita", promosso dalla Asl Toscana in accordo con gli Uffici Scolastici Provincialidi Grosseto, Siena e Arezzo, al quale in meno di tre anni, hanno aderito 23 scuole nella provincia di Grosseto. Il Progetto ha suoi materiali e sequenze operative, in parte riservati alle scuole della rete del progetto stesso, e  in parte visionabili sul sito di riferimento con libero accesso per gli utenti lettori.

Nel pomeriggio, durante i workshop, sono stati attivati quattro lavori in laboratorio attivo. Il primo, guidato dall'insegnante Elisa Poggianti, "Pensare con le mani: geometria inclusiva", ha proposto attività sui geopiani di Gattegno. Il secondo, "I primi cinque drammatici minuti nella creazione di una canzoneI", di Piero Bronzi,  ha riguardato l'ambito musicale. La proposta di Nadia Cialfi ha invece riguardato "Disabilità, gioco e robotica", con l'assemblamento di robot a partire da mattoncini Lego, fino ad arrivare all'uso di App come Lego Boost per far funzionare i prodotti finali realizzati direttamente dalle mani delle insegnanti. I robot creati, sono stati attivati su percorsi cartonati nell'area esterna delle aule, tramite tablet touch, dopo la loro creazione fisica manuale, e ne è stato spiegato il possibile uso con bambini autistici.
Il workshop specifico per la scuola d'Infanzia, dal titolo "Competenze interculturali per gli insegnanti della scuola dell'Infanzia", è stato infine condotto da Alessandra Pasquini e da Francesca Mori, due insegnanti delle scuole di Roccastrada coinvolte nel progetto Erasmus dell'Istituto. In questo caso, è stato illustrato il progetto sulle fiabe che ha previsto la messa a confronto di storie inedite della tradizione italiana, con fiabe straniere, sempre inedite, veicolate in aula dai genitori dei bambini di altre nazionalità presenti nelle sezioni. L'uso di storytelling  tradizionali - nello specifico di fiabe, che secondo lo studioso Propp sono caratterizzate dall'avere una "tipologia" strutturale con connotazioni specifiche, ma simili in tutta l'area mediterranea - è stato messo al servizio di una implementazione dell'approccio multidisciplinare ed olistico. Lo stretto rapporto con enti territoriali che promuovono le tradizioni locali grossetane, ma anche il coinvolgimento Erasmus di Lituania, Spagna, Romania, ha permesso una singolare interazione inclusiva, partendo dai genitori coinvolti nella narrazione delle fiabe popolari del proprio stato di origine in aula, fino ad arrivare alla realizzazione di Guide per insegnanti e genitori, pubblicate sul sito tik.pixel. L'intero progetto sulle fiabe della scuola d'infanzia di Roccastrada, corredato dalle attività pratiche e dai video sui laboratori attivati, sarà prossimamente pubblicato in rete nella guida online del sito di riferimento Erasmus, sotto la voce Modulo 3 "Cooperation with families and caregivers".