Grosseto: Si è svolta questa mattina, nella sede di Via Monterosa, l'Assemblea Generale di Ance Grosseto.

"Anche quest’anno - ha detto il presidente di Ance Grosseto Rossano Massai nel suo discorso all'Assemblea - ci riuniamo per analizzare ed approfondire le più importanti tematiche che interessano la nostra categoria, nel contesto complessivo della Società in ambito economico-territoriale.

Il tema prescelto che andremo ad approfondire, pone come leva dello sviluppo il settore edile, coniugato alla capacità di investimento infrastrutturale, indentificando essi tra gli elementi necessari alla ripresa ed al consolidamento dell’economia del Paese.
I maggiori istituti di ricerca economica hanno rivisto al ribasso le stime della crescita (1,2% contro una previsione del 1,5%) a differenza - per esempio - della Spagna che cresce al 2,8% e persino della Grecia che evidenzia un +1,9%.
Diversamente dagli altri Paesi Europei, alla nostra economia sta mancando anche l’insostituibile apporto del settore edile e la sua filiera, che collega oltre il 90% dei settori economici, diffusamente presenti nei territori, dando così impulso anche alle economie locali.
Stiamo attraversando una crisi che si è protratta nell’ultimo decennio, una crisi di mercato che ha colpito sia l’edilizia pubblica che privata, penalizzata anche da un evidente calo degli investimenti nelle opere pubbliche che - secondo il Centro Studi dell’ANCE - è stato di oltre il 50%, determinando un deficit infrastrutturale su base nazionale di 84 miliardi di euro.
Questo è derivato dalla scelta di politiche economiche rigoriste che però hanno penalizzato soprattutto gli investimenti invece di concentrarsi - fattivamente - sulle spese correnti spesso improduttive, lasciando tutt’ora una Pubblica Amministrazione di fronte agli atavici problemi che continuano a caratterizzarla.

In questo ambito temporale, soprattutto gli investimenti degli Enti Locali hanno subito un’evidente riduzione.
In tale contesto economico il nostro settore non poteva che essere colpito pesantemente anche in termini occupazionali.
Per dati aggregati e su base nazionale in dieci anni oltre 120 mila piccole e medie imprese di costruzione sono state espulse dal mercato, con una perdita di oltre 600 mila occupati, senza includere quelli dell’indotto.
Nella Provincia di Grosseto, dai dati forniti dalla nostra Cassa Edile, si evidenzia una situazione in linea con la tendenza nazionale.
Nell’ultimo anno abbiamo avuto un calo nelle adesioni delle imprese e degli operai dichiarati, che sono passati da 2.644 dell’esercizio 2017 a 2.560 dell’esercizio 2018, con un decremento pari al 2,23%, come le ore di lavoro passate da 2.549.371 a 2.501.211 dell’esercizio 2018, con un decremento di 48.160 ore, pari al 1,88%.
Questi dati, comunque evidenziano una diminuzione che in percentuale è più contenuta rispetto ai valori riscontrati nel periodo 2015-2016.
Ciò potrebbe significare che il trend negativo tende a stabilizzarsi, con la speranza di un’auspicata inversione di tendenza.
La recente ricerca elaborata dal Centro Studi – Azienda speciale della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno - interessante studio e di utilità per le politiche economiche influenti il settore edile della nostra Provincia - dal titolo “Un contributo alla conoscenza del Sistema Edilizia, tra consumo e qualificazione del territorio”, pur concentrando le sue analisi soprattutto nel comparto immobiliare e nell’edilizia di recupero e manutenzione, ha confermato gli effetti della crisi che - nell’ultimo decennio - hanno comportato l’uscita dal mercato del lavoro di oltre 4.000 unità.
La caduta di occupazione, coniugata alla chiusura delle imprese, ha generato un calo complessivo nelle economie dirette ed indotte al settore, con una perdita produttiva che ha inciso gravemente nella ricchezza economica di tutta la nostra provincia.

Da tempo ormai la nostra Associazione, pur rappresentando prevalentemente le imprese edili del settore costruzioni sia nel mercato privato che nell’edilizia pubblica nonché nei lavori pubblici, attiva la sua missione di tutela e di rappresentanza in un’ottica di Sistema Edilizia - come ben evidenziato dal recente studio della Camera di Commercio - comprendendo settori che nella filiera delle costruzioni sono legate da un nesso di complementarietà.
Siamo stati antesignani ed in linea con le recenti delibere nazionali assembleari dell’ANCE.
Abbiamo accolto con favore la proposta del Presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno di essere componenti del “Tavolo di lavoro per lo sviluppo del territorio”. Il nostro settore, pur nella propria specifica peculiarità, oltre a rappresentare un comparto nel contesto dell’economia della Maremma, è correlato a tutte le altre categorie economiche e con esse sviluppa costanti sinergie per investimenti orientati alla crescita complessiva dell’economia del territorio.
La filiera del Sistema Edilizia raggiunge nel 2017 le 6.465 localizzazioni d’impresa pari a circa il 18% sul totale delle localizzazioni d’impresa in ambito Provinciale, all’interno dello stesso Sistema però il settore delle costruzioni rappresenta circa il 60%.

Questi dati sono l’esempio plastico di una realtà economica di diffusa presenza e di consolidata tradizione nei nostri territori, che necessita - con merito - di essere sostenuta e valorizzata per la capacità di occupazione di propensione agli investimenti.
Il nostro settore ha indubbiamente una forte caratterizzazione localistica, con valenze di incidenza prioritariamente influenti alla domanda interna ed ai mercati del territorio, anche se - a livello nazionale - le attività estere delle imprese di costruzione, stanno evidenziando un’espansione continua e con risultati, secondo i più importanti operatori economici, di grande interesse.
Premesso questo, i comparti edile e delle costruzioni sono molto influenzati dalle scelte di politica economica e finanziaria pubblica, pertanto la prossima manovra per il 2019 assume, anche per la nostra Associazione, molta importanza, che si correla alla tematica dell’infrastrutture, che di seguito andremo ad osservare più nel dettaglio.
La manovra di finanza pubblica in corso di discussione, impegna il governo in scelte che dovrebbero avere un effetto di crescita economica, con lo scopo di spingere il Prodotto Interno Lordo, già dall’anno prossimo, verso un tendenziale del +1,5%.
Limitandoci ad osservare i punti della manovra più d’interesse del nostro settore - che per altro hanno una rilevanza di leva economica orizzontale ed una influenza sociale indotta - in essi il rilancio degli investimenti pubblici e tra questi gli investimenti infrastrutturali, assumerebbero un decisivo ruolo ed una condizione necessaria al rispetto delle previsioni governative.
Sul piano nazionale si tratterebbe di 15 miliardi di euro in investimenti pubblici aggiuntivi in un arco temporale di tre anni dei quali quasi 4 miliardi nel 2019.

Se ciò fosse confermato, per il prossimo anno potremmo ottenere una inversione di tendenza in merito agli investimenti pubblici (+15%), in contro tendenza al biennio precedente che ha caratterizzato – secondo il Centro Studi dell’ANCE - il 2017 con un -5% ed il 2018 con il tendente -2%.
Purtroppo su queste aspettative gli obiettivi, secondo il nostro sistema di rappresentanza, potrebbero non essere realizzati, e le risorse stanziate potrebbero rimanere mere prestazioni contabili, non producendo effetti di spesa effettiva a causa di farraginose procedure che potrebbero bloccare la realizzazione di importanti iniziative, anche se finanziate.
Ciò avrebbe la conseguenza di produrre evidenti difficoltà anche a livello territoriale.
Tutto questo è la conseguenza di impedimenti burocratico – procedurali, su cui da anni lanciamo il nostro grido di allarme, rivendicando un’incisiva azione di semplificazione e di accelerazione.
Pertanto, per facilitare l’obiettivo di una manovra finanziaria pubblica che spinga una reale crescita economica, la Legge di Bilancio deve contenere misure di forte impatto economico ed occupazionale che consentano, fin da subito, di trasformare le risorse stanziate in attività di cantiere sui nostri territori.
Occorre snellire le procedure per l’avvio dei cantieri velocizzando le fasi di affidamento gare per lavori pubblici con strumenti trasparenti e rapidi ed eliminare delle inutili duplicazioni di passaggi decisionali tra Ministeri.
Senza specifiche semplificazioni, anche le fondamentali misure di finanza pubblica per gli Enti Territoriali (Comuni e Provincia) che offrono maggiore capacità di spesa, potrebbero non produrre gli effetti desiderati, oltre alla incapacità di indirizzare le risorse alle opere pubbliche necessarie ai territori locali.

Sono previste inoltre, nella manovra di bilancio in discussione, semplificazioni degli adempimenti contabili e maggiori spazi di spesa, in particolare per la Provincia, in merito alla sicurezza di strade e scuole, nonché interventi sul patrimonio immobiliare per il rischio idrogeologico, la viabilità, l’edilizia sanitaria e residenziale pubblica.
Riteniamo che le misure relative agli Enti Territoriali debbano trasformare le risorse in cantieri operativi, offrendo anche l’opportunità per riprendere la loro attività d’investimento in opere pubbliche necessarie a livello locale.
La norma prevede che a partire dal prossimo anno sia inserito il superamento del pareggio di bilancio e l’eliminazione dei vincoli sui saldi di finanza pubblica degli enti territoriali, i quali saranno considerati in equilibrio in presenza di un risultato di competenza dell’esercizio non negativo.
Anche come Associazione sosteniamo da tempo queste misure, che potranno contribuire al rilancio degli investimenti locali, purché queste capacità di spesa riguardino effettivamente opere pubbliche utili ai nostri territori.
Una particolare attenzione la rivolgiamo alle misure previste per il rilancio degli investimenti e di concorso alla finanza pubblica della Regione.
La norma inserita nella manovra 2019 specifica gli ambiti d’intervento di tali nuovi investimenti che, per le loro caratteristiche, potrebbero ricadere in ambito locale.

Gli interventi previsti sono: la messa in sicurezza, compreso il miglioramento sismico del patrimonio immobiliare, la prevenzione del rischio idrogeologico e tutela ambientale, la viabilità in strade e trasporti, l’edilizia sanitaria e l’edilizia pubblica residenziale, gli interventi in favore delle imprese, compresa ricerca ed innovazione.
Vale osservare che la norma dovrebbe consentire alle Regioni, che restano soggette al pareggio di bilancio fino al 2021, di ottenere un’agevolazione sui tagli previsti dalle precedenti manovre, in cambio di un incremento delle spese per investimenti.
Nei contenuti della nostra relazione si è ben evidenziata che la carenza della capacità di spesa, l’eccesso di burocrazia, la limitazione alla produzione progettuale e della messa in gara, sono tra i fattori negativi al rilancio degli investimenti in infrastrutture.
In merito vale osservare che, anticipando una più ampia modifica al Codice dei Contratti, nell’attesa di una più organica qualificazione delle stazioni appaltanti, viene ridefinito integralmente l’ambito di riferimento del ricorso alle centrali di committenza, facendole coincidere con il territorio provinciale, pertanto i comuni non capoluogo dovranno ricorrere alle stazioni uniche appaltanti per le procedure di affidamento di lavori pubblici, utilizzando la struttura di livello provinciale.
Di recente la nostra Associazione ha avviato un’attività di assistenza alle imprese in termini d’informazione e formazione per una più attenta conoscenza delle norme riguardanti il Codice dei Contratti. Il progetto sta interessando anche le istituzioni pubbliche - in particolare proprio l’Amministrazione Provinciale - allo scopo di sviluppare un interessante rapporto sinergico per migliorare la pratica applicazione delle procedure di gara, nell’ambito della norma di riferimento con particolare interesse anche per gli operatori economici.

Nuovamente vogliamo sostenere che nonostante il grido di allarme che da anni stiamo lanciando, occorre dare termine all’agire sulla spinta delle emergenze causate dai danni del dissesto idrogeologico e programmare costanti interventi di prevenzione.
Il centro Studi dell’Ance quantifica che dal 2009 ad oggi, il conto economico su base nazionale di questi disastri, è stato di oltre 50 miliardi di euro, pari a circa 3 punti sul PIL, comportando soprattutto un costo umano insopportabile, e che ogni euro in prevenzione fa risparmiare oltre 4 euro in spese per le emergenze, per le ricostruzioni e per i risarcimenti dei danni.
La Maremma è stata martoriata con ciclicità - nonostante importanti interventi manutentivi – da calamità naturali avverse, vivendo pericoli sociali e perdite economiche tutt’ora evidenti.
Occorre far partire quanto prima il Piano di manutenzione che da anni chiediamo e che periodicamente i governi di turno annunciano.
Nell’ambito dell’edilizia privata il settore si caratterizza nella costante diminuzione delle realizzazioni per nuove costruzioni, derivanti da più fattori.
Tra questi troviamo: la contrazione di una domanda interna influenzata sia da incertezze sull’andamento macroeconomico che sulla stabilità lavorativa, un rallentamento nell’edilizia di sostituzione, nonché le penalizzazioni per la disponibilità di terreni edificabili a prezzi concorrenziali.
Il recente studio della Camera di Commercio ha posto un particolare focus sulla movimentazione degli immobili compravenduti di tipo residenziale confermando le valutazioni della nostra Organizzazione e cioè che il mercato ha presentato - rispetto al 2016 - un indice positivo (+2,2%) del Numero delle Transazioni Normalizzate, con particolare interesse per le gli immobili di superfici superiori.

Come già evidenziato i permessi di costruzione per nuovi fabbricati hanno subito un evidente rallentamento, aggiungendosi agli ampliamenti dei fabbricati pre-esistenti che sono stati autorizzati anch’essi in modo contenuto.
Contrariamente la manutenzione e riqualificazione del tessuto immobiliare esistente in un’ottica di minore impatto per il consumo del suolo e di miglioramento energetico nell’abitare tramite i bonus fiscali, continua a rappresentare un valido sostegno alla crisi del settore ed una positiva risposta alle richieste del mercato.
Numerosi comuni sono in fase di revisione del proprio Piano Strutturale e di redazione del Piano Operativo.
Occorre una pianificazione più “moderna”, più elastica che consenta all’imprenditore ed ai progettisti di poter mettere in atto iniziative più confacenti alle esigenze della società al momento della possibile realizzazione e quindi più rispondenti alle richieste di mercato.
Ciò anche in considerazione che trascorrono anni dalla definizione dei nuovi strumenti urbanistici alla loro possibile attuazione.
Non più, per semplificare, cosa si può fare in un intervento ma indicare cosa non si può fare lasciando più ampia scelta di destinazione e di progettualità a chi farà l’investimento.
Tutto ciò in ottica di interventi che riguarderanno quasi esclusivamente i tessuti urbani esistenti.
Chiediamo, anche in questo caso, più coinvolgimento e più confronto nella fase di redazione di questi strumenti urbanistici.

In merito alle politiche fiscali, riteniamo che il nostro settore stia già contribuendo in modo adeguato e non potranno essere tollerati ulteriori appesantimenti d’imposta sul bene casa.
Eventuali aumenti dell’IVA produrrebbero effetti negativi sul mercato ed una ulteriore contrazione dei consumi, con gli effetti negativi per una attesa ripresa del settore edile, in particolare per il mercato delle seconde case, nonché per le opere pubbliche a causa della lievitazione dei costi a carico delle Stazioni Appaltanti, per le quali l’IVA è un costo aggiuntivo alla realizzazione dell’opera.
E’ nostra convinzione che una diversa politica fiscale immobiliare potrebbe spingere alla realizzazione di idee e proposte per la rigenerazione urbana, la riqualificazione del territorio anche per la tutela dell’ambiente e della salute.
I bonus fiscali, come precedentemente già riportato, hanno dimostrato la loro efficacia mantenendo interessante il comparto edile della manutenzione, ma tali incentivi dovranno uscire dalla logica della periodicità e procedere alla loro definitiva stabilizzazione.
Essi dovranno essere rimodulati non solo in funzione del singolo immobile, ma privilegiando anche interi edifici ovvero predeterminate superfici.
Gli interventi potranno essere maggiormente agevolati se la cedibilità a terzi del credito d’imposta verrà ampliata anche rispetto alle attuali opportunità.
Recentemente la nostra Associazione ha organizzato un incontro tecnico-operativo proprio in materia di cessione del credito d’imposta, rivolto oltre che alle imprese, ai professionisti del settore ed agli Amministratori di Condominio.

In merito alla rigenerazione urbana, pur mantenendo l’opportunità di acquistare immobili da privati - spesso ad alta dispersione di energia -occorrerà ripristinare la detrazione IRPEF del 50% dell’IVA sull’acquisto da imprese di costruzione di abitazioni in classe energetica A1 e soprattutto agevolare interventi di demolizione e ricostruzione, oltre ad operazioni di permuta tra il vecchio ed il nuovo immobile.
Siamo convinti che occorra la definizione di una norma puntuale sul consumo del suolo, che regolamenti la possibilità di trasformare, riqualificare, demolire, ricostruire il patrimonio immobiliare proprio nell’ottica della rigenerazione urbana in particolare per le città.
Un’ultima considerazione in merito alla fiscalità riguarda il meccanismo dello “split payment” nell’ambito dei lavori pubblici.
Il nostro sistema di rappresentanza ne richiede l’abrogazione in quanto con l’introduzione della fatturazione elettronica generalizzata, viene meno la sua utilità ed efficacia come strumento di contrasto all’evasione in materia di IVA.
Come abbiamo già evidenziato, l’eccesso di burocrazia potrebbe vanificare la capacità di trasformare le risorse in cantieri operativi e sta penalizzando enormemente la nostra categoria.
Se la burocrazia già colpisce il comparto dell’edilizia, anche privata, rallentando anche iniziative di sviluppo e di trasformazione delle aree urbane, questo è tanto più evidente nel campo delle opere pubbliche, nel quale occorrono mediamente quattro anni per aprire un cantiere di medie dimensioni, perdendo più della metà del tempo in adempimenti burocratici, in faticose procedure, in processi decisionali eccessivi e tutto ciò a discapito dell’efficienza e dell’efficacia nella capacità di realizzazione e della produzione in un’ottica economica.

Nonostante il momento di difficoltà congiunturale, è stato sottoscritto il Contratto Collettivo Nazionale per i dipendenti delle imprese edili, riconoscendo variazioni salariali, ma anche misure che dovrebbero sostenere l’autodeterminazione della categoria al sostegno occupazionale ed alla mutualizzazione delle prestazioni assistenziali.
E’ stata mantenuta la valorizzazione del sistema degli Enti Bilaterali, gestito con le Organizzazioni Sindacali di settore, che nella nostra provincia sono rappresentati dalla Cassa Edile Grossetana, dalla Scuola Edile e dal Comitato Paritetico Territoriale per la sicurezza in edilizia.
E’ necessario introdurre strumenti per la riduzione del cuneo fiscale e contributivo nel nostro settore, per contrastare il fenomeno del dumping contrattuale che - anche nella nostra provincia - assume adeguata rilevanza.
Sono applicati contratti collettivi che nulla hanno a che vedere con la specifica attività edile, generando palesi fenomeni di concorrenza sleale e spesso di minore tutela verso i lavoratori rispetto a quelli regolarmente iscritti alle Casse Edili.
In merito rivendichiamo una riduzione del contributo per la Cassa Integrazione Ordinaria - in linea con il comparto industriale - tenendo anche conto che l’edilizia ha generato presso l’INPS un avanzo della propria gestione.
Una particolare riflessione occorre riservarla al Codice degli Appalti che, introdotto per semplificare le procedure applicative ed interpretative, sta comportando incertezze, contenziosi con palesi incagli nella apertura dei cantieri e nella realizzazione delle opere.
Il Codice regolamenta una disciplina troppo articolata derivante da diverse fonti: 66 decreti attuativi - meno della metà ancora non adottati sia da parte ministeriale che della stessa Autorità Nazionale Anti Corruzione – soffre inoltre della mancanza di un congruo periodo transitorio e di una costante assistenza e formazione del personale.
A ciò va aggiunto il sistema molto articolato degli Enti Appaltanti, che ha contribuito palesemente alla formazione di incertezze e ritardi.
Occorre porre rimedio a tale situazione approvando una regolazione più unitaria, semplice ed omogenea che si indirizzi velocemente nella direzione di qualificare e responsabilizzare le stazioni appaltanti, rilanciare la programmazione - in particolare per il mercato territoriale dei Comuni e della Provincia - per sbloccare gli investimenti, introducendo anche forme di riduzione dei contenziosi.

La nostra Associazione unitamente all’ANCE, è impegnata in tale tematica, dimostrando la sostenibilità delle proprie rivendicazioni anche con il recente documento di osservazioni e proposte sottoscritto con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI).
Le proposte congiunte sono finalizzate a facilitare la realizzazione delle opere pubbliche, attraverso semplificazioni, incentivi alla digitalizzazione e misure di trasparenza per il contrasto alla illegalità.
Evitando di entrare in dettagli tecnici riguardanti, tra l’altro, la semplificazione per i piccoli comuni e le loro aggregazioni; l’accelerazione delle procedure per l’utilizzo delle piattaforme di e-procurement; l’appalto integrato; le offerte economicamente più vantaggiose; il subappalto che con l’attuale disciplina sta rallentando il trasparente svolgimento delle gare causa l’autocertificazione in capo all’operatore economico sulla terna dei subappaltatori; la qualificazione delle stazioni appaltanti; il contenzioso e quant’altro, una breve sottolineatura intendiamo darla alle procedure negoziate sotto soglia.

Queste procedure, che per la loro entità di lavori stanno caratterizzando gran parte del mercato locale, sono da tempo oggetto di forte attenzione e protesta da parte dell’ANCE Grosseto e delle Associazioni provinciali dell’Artigianato (CNA e Confartigianato).
La nostra richiesta – di fatto sostenuta anche dalla stessa ANCI - rivolta alla penalizzante e sistematica utilizzazione da parte di alcuni Enti Locali, del meccanismo del sorteggio delle imprese per le procedure negoziate sotto il milione di euro.
Questo metodo non garantisce - di fatto nel caso locale non ha garantito - opportunità di partecipazione alle aziende del territorio in possesso di necessaria qualificazione, producendo potenzialmente effetti discorsivi del mercato.
Il malcontento nella categoria è diffuso - come riportato anche di recente dalla stampa locale e dimostrato da una posizione unitaria delle associazioni - a causa della palese volontà politico-amministrativa di non ricercare soluzioni, consentite dalla norma, che permettano alle imprese del territorio di concorrere alla aggiudicazione di appalti che, oltre a sostenere le produzioni aziendali e le ricadute economiche, manterrebbero i livelli occupazionali delle stesse aziende.
Su queste richieste si riconoscono anche i maggiori Sindacati di categoria dei lavoratori edili.
La Regione Toscana, anche di concerto alle Organizzazioni regionali di rappresentanza imprenditoriale, ha apportato e sta valutando di apportare ulteriori modifiche alla propria legislazione in materia di appalti proprio in materia di sotto soglia.
Nelle disposizioni organizzative in materia di procedure, in caso di sorteggio per la selezione delle imprese da invitare, la Regione introdurrebbe il criterio della quota destinata alle imprese regionali, valorizzando di fatto anche il localismo.
Il sostegno al tessuto locale è stato richiesto anche nell’attuale fase di revisione del Codice dei Contratti pubblici.

Il dibattito che seguirà questa relazione introduttiva, avrà lo scopo di mettere a confronto vari livelli istituzionali in materia di infrastrutture ed il titolo che abbiamo scelto per la tavola rotonda è esplicito del nostro pensiero.
Dotare il Paese di moderne infrastrutture è una necessaria condizione per la ripresa economica e per il benessere sociale dei cittadini.
L’immagine che quotidianamente abbiamo mostra infrastrutture decadenti, limitate anche da gravi ripercussioni per la sicurezza delle nostre comunità.
Le istituzioni politiche debbono definire le priorità infrastrutturali sulla base delle reali esigenze, ma le programmazioni non possono subire ripetute modifiche, rivisitazioni che mettano in costante discussione opere approvate anche in corso di realizzazione, ponendo ostacoli che spesso sono influenzati da meri calcoli opportunistici, anche in contrasto con le positive utilità generalizzate che determinate opere potrebbero produrre in ambito locale, nazionale ed internazionale.
Le nostre prioritarie esigenze sono da troppi anni ben individuate: completamento della messa in sicurezza dell’Aurelia sulla base degli ultimi accordi sostenuti anche dalle comunità locali, collegamento della Due Mari, piano di manutenzione e di costruzione del reticolo viario interno alla nostra provincia, un piano di difesa per eventi idrogeologici dei territori, infrastrutture portuali e loro collegamenti, futuro dell’aeroporto civile, viabilità ferroviaria e quant’altro.

Argomenti che saranno puntualmente analizzati durante il dibattito e che non intendiamo anticipare oltre, ma siamo convinti che non possiamo assistere ad una dicotomia tra piccole e grandi opere infrastrutturali, in quanto in un’ottica di sostenibilità ambientale sempre raggiungibile per i progressi tecnologici conosciuti, non rappresentano concetti in contraddizione.
Per noi assume anche rilievo l’effetto moltiplicatore degli investimenti in costruzioni che risulta tra i più elevati tra i settori economici.
Studi consolidati hanno dimostrato che 1 miliardo di euro investito in edilizia genera una ricaduta complessiva sull’intero sistema economico di oltre 3 miliardi, con una propensione all’occupazione di 15 mila posti di lavoro.
La recente manifestazione nazionale tenutasi a Torino a sostegno delle infrastrutture per lo sviluppo, ha riunito tutte le più importanti Organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale del Paese.
Idealmente noi eravamo tra i tremila imprenditori partecipanti, ma anche sul piano locale non intendiamo assolutamente arrenderci di fronte alle palesi difficoltà che quotidianamente incontriamo nel fare impresa e quindi lavoriamo per dare una spinta al nostro settore, consapevoli del ruolo che occupiamo nella società e nella comunità in cui operiamo.
Unitamente al Consiglio di Presidenza ed al Consiglio Generale, esprimo un ringraziamento al Direttore ed al personale tutto per il costante impegno che rivolgono quotidianamente all’attività della nostra Associazione".