Una nota di Federalberghi Grosseto, a firma del direttore Pier Paolo Carpenetti

Grosseto: Mentre la Regione Toscana si appresta ad approvare la nuova normativa sulle Aziende Turistico-Ricettive, procedendo quindi ad un riordino normativo sul quale la Federalberghi ha espresso più di una perplessità; DOPO una stagione estiva che, in Maremma, non ha fatto sorridere gli operatori, caratterizzata da presenze turistiche distribuite sul territorio a “macchia di leopardo”;

ABBIAMO rilevato che ad agosto 2016, in provincia di Grosseto risultavano disponibili su Airbnb 2.710 alloggi, (fonte: <<elaborazioni Federalberghi / Incipit su dati Inside Airbnb>>) di cui:
- 2.204 riferiti ad interi appartamenti;
- 2.127 disponibili per più di sei mesi;
- 1.576 gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio.

Per le locazioni turistiche brevi, più volte, abbiamo interessato le Autorità preposte ai controlli ed i Sindaci, richiedendo interventi urgenti, volti a frenarne il proliferare a danno delle aziende turistiche tradizionali. Preoccupa che da aprile 2016 ad oggi, sul sistema telematico attivato dalla Questura di Grosseto per consentire gli adempimenti di registrazione degli alloggiati, si siano registrati solo 47 soggetti privati che hanno effettuato locazioni turistiche dei propri immobili.

Ecco ora che attraverso questa indagine mirata vengono smascherate le 4 grandi bugie della cosiddetta sharing economy:

- non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno;

- non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all’anno;

- non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi;

- non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

Ne consegue che il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. E' inoltre importante sottolineare che vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. Questa tipologia di sommerso turistico genera concorrenza sleale ed evasione fiscale alimentando il lavoro nero.