Falzea risponde ad un articolo apparso qualche giorno fa su un quotidiano locale.  Giovedì 22 dicembre l'incontro tra l'Amministrazione Comunale, il sig. Falzea ed il suo difensore, avv. Caterina Argese  al fine di esaminare le possibili soluzioni a questa annosa vicenda.

Grosseto: La vicenda del Sig. Bruno Falzea inizia nell’ottobre del 1991 allorché decide di acquistare un modesto alloggio popolare. Il malcapitato acquirente firma allora un atto preliminare di compravendita con l’impresa Biemme Costruzioni di Bardi Renzo & Milani Francesco S.n.c. per l’assegnazione di un alloggio popolare che doveva essere realizzato nella

nascente area P.E.E.P. dell’Alberino in Grosseto, e versava acconti, a stati di avanzamento lavori, per complessivi 117 milioni di lire (oltre I.V.A.) dei 122 (I.V.A. esclusa) illegittimamente richiesti dalla ditta costruttrice. Di fatto la richiesta risultava illegittima poiché Bruno Falzea avrebbe dovuto versare alla ditta solo 62 milioni delle vecchie lire (e non 117) in quanto aveva deciso di farsi carico di un mutuo agevolato per i restanti 60 milioni. Sta di fatto che per ottenere la stipula del contratto di compravendita di quest’immobile e per farsi restituire la somma che la Biemme aveva preteso illegittimamente, si vedeva costretto, nel mese di maggio 1994, ad intraprendere un’azione giudiziaria innanzi al Tribunale di Grosseto. In corso di causa invece, al Falzea venivano chieste dalla impresa di costruzioni somme maggiori rispetto a quelle pattuite (oltre alla somma di £. 17.000.000 che aveva dovuto pagare in nero), con ciò comportando, tra l’altro, la perdita del mutuo agevolato.

Da qui il dramma che investe il Falzea. Perché dopo 8 anni dall’inizio della prima causa civile, durante i quali sono stati impiegati ben sei consulenti tecnici d’ufficio, la Biemme Costruzioni, nel dicembre 2002 veniva dichiarata fallita. Il Comune di Grosseto non riteneva di revocare la convenzione stipulata nel settembre 1991 con l’impresa edile, consentendo così alla curatela fallimentare di cercare in tutti i modi di appropriarsi illegittimamente dell’alloggio (sarebbe da chiedersi in che modo considerato che la Biemme Costruzioni era semplicemente concessionaria del diritto di superficie ed il terreno sul quale è stato realizzato il fabbricato è di proprietà del Comune!?). In tutta questa vicenda il Comune di Grosseto, nonostante le numerose amministrazioni susseguitesi nel tempo, non ha mai ritenuto di esercitare il diritto-dovere di risolvere la concessione del diritto di superficie, nonostante avesse potuto farlo sin dal 1991 in quanto l’impresa non avrebbe dovuto chiedere ai promissari acquirenti somme in nero ed inoltre avrebbe dovuto garantirli, per il pagamento degli acconti versati durante lo stato di avanzamento dei lavori, con la prestazione delle fideiussioni assicurative. Ma il Comune ha stranamente deciso di non tutelare i propri interessi, quelli pubblici e quelli di un proprio cittadino.

Il Sig. Falzea da quel momento ha dovuto affrontare sette cause civili, presentare quattro ricorsi al T.A.R. della Toscana, tre appelli al Consiglio di Stato, tre ricorsi in Cassazione, tre cause alla Corte d’Appello di Firenze, e una lunga serie di esposti e denunce alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto, a quella di Genova, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, al Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Grosseto, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, al Difensore Civico della Toscana, un esposto denuncia alla Corte dei Conti oltre ad aver intrapreso, nel maggio 2007, uno sciopero della fame durato quindici giorni che ha portato a delle semplici rassicurazioni dell’allora sindaco Emilio Bonifazi, alle quali non sono conseguiti dei fatti concreti. Ad oggi, sono trascorsi ventitrè anni dall’inizio di un vero e proprio calvario, e pur avendo di fatto già pagato per intero il prezzo pattuito (nonostante nel 2010 la Corte d’Appello di Firenze lo avesse erroneamente considerato inadempiente e nonostante le somme versate fossero di gran lunga superiori a quelle concordate per la parte non inerente il mutuo), Bruno Falzea si ritrova senza un contratto definitivo. ma anche con il rischio di vedersi portare via il suo alloggio. La sua vita è ormai compromessa, infatti, a causa della paradossale vicenda di cui è stato vittima non è riuscito a formarsi una famiglia, le sue condizioni economiche sono assai disagiate poiché ha dovuto farsi carico di spese giudiziarie, di avvocati e consulenti vari per una cifra che va oltre i 70 mila euro.
Non da ultimo le condizioni di salute di Bruno Falzea sono via via diventate sempre più precarie ed è caduto in uno stato di profonda prostrazione psico-fisica.

Finalmente la Suprema Corte di Cassazione in data 04.05.16 ha pronunciato sentenza n. 8800/2016 con la quale ha acclarato che erroneamente i giudici del merito abbiamo respinto la domanda di Bruno Falzea ex art. 2932 c.c. in conseguenza del mero esercizio da parte del curatore della facoltà di sciogliersi dal contratto preliminare. Invero, ha ritenuto la Suprema Corte di Cassazione che: “secondo la più autorevole giurisprudenza di questa corte, anche precedente alla riforma del 2006, quando il promissario acquirente abbia proposto e trascritto prima del fallimento la domanda di esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita, il sopravvenuto fallimento del promittente venditore non priva il curatore della facoltà di scelta riconosciutagli dall'art. 72 legge fall., ma l'eventuale scelta compiuta in tal senso non è opponibile al promissario acquirente che ottenga la sentenza costitutiva ex art. 2392 c.c., perché gli effetti di tale sentenza retroagiscono al momento della trascrizione della domanda... Come è stato ben chiarito «la sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c. fissa l'an dell'effetto traslativo, la trascrizione della domanda giudiziale fissa il quando di tale effetto»”. È evidente che tale pronuncia provi le ragioni del Falzea oltre che l’incompatibilità ambientale con la Magistratura territoriale creatasi che non ha consentito una valutazione della questione in maniera imparziale. Peraltro, il sig. Falzea ha presentato ricorso al Consiglio di Stato per contestare la piratesca sentenza pronunciata dal T.A.R. della Toscana, sezione seconda, che il 04.05.15 aveva respinto il suo ricorso con il quale chiedeva la revoca della convenzione e la conseguente assegnazione dell’alloggio da parte del Comune. Finalmente il Comune di Grosseto, a seguito della modifica della compagine amministrativa del giugno scorso, ha accettato un incontro per il 22 dicembre p.v. con il Falzea ed il suo difensore, avv. Caterina Argese, al fine di esaminare le possibili soluzioni a questa annosa vicenda.