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Grosseto: "Voglio conoscere la verità sull'inquinamento ambientale del territorio". È un'affermazione forte, ma senza dubbio efficace. A porre l'accento sull'argomento è un

nostro lettore, Domenico Ernandes, dopo aver assistito ad un incontro nel quale si parlava appunto di inquinamento ambientale.

"In questi giorni – scrive Domenico Ernandes – nei locali della Libreria delle Ragazze di Via Pergolesi a Grosseto, si è svolta una conferenza voluta dall'ambientalista Roberto Barocci. La libreria, aperta a tutti, è all'avanguardia per il suo stile e per il suo taglio causal, e si propone di divulgare il contributo femminile alla letteratura, alla scienza, all'arte, alla ricerca. La saletta è gremita di persone di sesso diverso, la maggior parte sono giornalisti di quotidiani locali. Presente anche l'On. Monica Faenzi. L'argomento curato dall'ambientalista è stato "la tossicità delle ceneri di pirite prodotte dalla Società Nuova Solmine". Attualmente questa società – sottolinea Domenico Ernandes riportando quanto detto da Barocci – è il primo produttore italiano di acido solforico, con una capacità produttiva complessiva di ca. 665.000 tonn./anno. Il problema è che queste ceneri, non solo non vengono smaltite nella maniera adeguata ma addirittura vengono vendute a dei cementifici per essere impiegate nella produzione di cementi".

"Giuliana Gentili, compagna di Roberto – racconta ancora Domenico Ernandes – riferisce sulla lotta contro le emissioni e lo smaltimento delle ceneri della Nuova Solmine. Aggiunge che la Solmine ha di nuovo fatto richiesta che le ceneri di pirite siano considerate materie prime seconde, ma si tratta di materie tossiche nocive.
A tal proposito il Tar del Veneto nel 2013 si era pronunciato contro la Veneta Mineraria con una sentenza che di fatto contraddice le motivazione apportate dalla Solmine nella sua richiesta. Il Tar riprendeva una decisione della Corte costituzionale che dichiarava le ceneri materia pericolosa e non commercializzabile, anche a seguito di decisioni e orientamenti comunitari ormai entrati nel nostro ordinamento".
"E' di qualche giorno fa la notizia – precisa Ernandes – che questa ditta, dai bilanci nettamente in utile, abbia acquistato un'intera pagina di giornale per dare proprio questa versione".

"Roberto Barocci – prosegue Domenico Ernandes nel suo racconto - illustra con immagini come a partire dal 1988 ad oggi una società, la Nuova Solmine, residente nel territorio maremmano, ha distribuito e spedito 2 milioni e 431 mila tonnellate di ceneri di pirite lasciandone in stoccaggio 561 mila. Materiale che nel 1986 fu dichiarato rifiuto tossico e invece dal 1988 sono stati venduti a vari cementifici.
Spiega, inoltre, che, per ottenere l'autorizzazione ministeriale, la Nuova Solmine sostiene che le ceneri di pirite non sono rifiuti pericolosi, che pertanto possono godere delle possibilità di recupero senza pericoli per l'ambiente; che possono essere un prodotto liberamente commerciabile; che nel passato «nessuna norma quindi qualificò le ceneri di pirite come un rifiuto del quale il soggetto detentore doveva obbligatoriamente disfarsi»; che contengono «mediamente poche ppm di arsenico...». «Come sono state conservate? Perché le istituzioni locali non se ne occupano? E cosa aspetta la Procura a occuparsene?». Queste – dice ancora Ernandes – sono le sue precise domande".

Tra gli interventi del pubblico quello di Monica Faenzi che, senza mezzi termini, ha denunciato la collusione tra Enti Locali e la Società in questione.

"Da cittadino che abita nella zona incriminata (Scarlino, Follonica, Gavorrano, Massa Marittima) – puntualizza Domenico Ernandes – mi associo alle domande formulate da Roberto Barocci che, da moderno Don Chisciotte, conduce una grande battaglia che spero produca appoggio e consenso".

"Come sono state conservate le ceneri di pirite? – si chiede Domenico Ernandes – Perché le istituzioni locali non se ne occupano? E cosa aspetta la Procura a occuparsene?"