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"Vogliamo impedire che Seppelliscano Bianciardi per la terza volta" Ettore Bianciardi: “Se la Fondazione Bianciardi non si scioglie, le contrapporremo la AntiFondazioneBianciardi”
Bologna 27/09/06: “L'ex sindaco Valentini sostiene, nel suo intervento su Il Tirreno, che il lascito culturale di Bianciardi è universale e che come tale deve essere considerato di tutti. Concordo al 100% con questa sua affermazione ed è proprio per questo che ho deciso di intervenire io, figlio di Luciano Bianciardi, nella polemica o perlomeno nella discussione che si è scatenata in questi giorni sul futuro della fondazione Luciano Bianciardi. Mi si riconoscerà, se non altro, che fino a qualche settimana fa non ero mai intervenuto nelle discussioni che riguardavano Luciano Bianciardi, la fondazione, la città di Grosseto e se lo faccio in questo momento una ragione ci deve pur essere ed è quello che tenterò di spiegare in questa lettera. Ma mi sia consentito far osservare che la creazione di una "fondazione", ossia di un istituto che si occupi in qualsiasi modo dell'opera di Luciano Bianciardi, va in direzione completamente opposta a quella sulla quale poco fa ho concordato pienamente con il Sindaco Valentini. Infatti niente è contrario alla universalizzazione di Bianciardi, se non appunto la creazione di organismi come questo. Infatti la fondazione appena fondata ha subito dato chiari segni che ogni attività culturale e perfino celebrativa potesse essere svolta solo entro la cerchia di mura della fondazione stessa. Riprova tangibile di questo fatto l'ho avuta in maniera diretta e personale quando cinque anni fa mi rivolsi ad amici di Grosseto per organizzare con il loro aiuto e con i soldi che mi portavo dal Ministero dei Beni Culturali, due giornate di studio su Luciano Bianciardi a 30 anni dalla morte, convegno che mi sembrava carino tenere proprio nella sua città natale. Bastarono infatti pochi scambi di parole per convincermi - e ci fu anche chi -me lo disse apertamente - che tutto quello che si poteva fare intorno a Bianciardi, doveva essere coordinato, se non comandato dalla fondazione Luciano Bianciardi, in particolare nella figura del dottor Velio Abati. Ci si renderà facilmente conto della pericolosità e dell'inutilità di una tale posizione che pure mi costrinse, mio malgrado, a svolgere questo convegno, con notevole ritardo, nella città di Bologna, come è avvenuto lo scorso anno. Adesso però non posso tollerare ulteriormente che una sedicente fondazione che porta il nome di mio padre e quindi anche il mio, si permetta di operare in tale modo assolutamente antistorico e antidemocratico, oltre che culturalmente autolesionista; ritengo quindi che sia mio dovere - se qualcuno vuole lo pensi filiale, anche se io non credo, d'altronde i fatti della vita tenderebbero ad escluderlo - ma soprattutto morale e culturale, impedire che ciò si ripeta per il futuro. Qualche settimana fa sono venuto a conoscenza del fatto che, per ragioni a me ancora sconosciute, ma che ritengo fossero ormai inevitabili, dato il perdurante atteggiamento di cui sopra, la fondazione Bianciardi era, per così dire, implosa. Ho visto tale accadimento come un fatto positivo e non ho avuto dubbi che da quel momento in poi la situazione sarebbe tornata normale a Grosseto intorno al nome di Luciano Bianciardi. Si pensi, tra l'altro, che le moderne tecniche elettroniche e telematiche consentono un rapido e proficuo scambio di opinioni e di contributi tra tutti coloro che, a Grosseto, in Italia, nel mondo, vogliano interessarsi e portare avanti una discussione sull'autore toscano. Che bisogno c'è di una fondazione? Qualcuno per favore mi trovi una ragione valida per la esistenza di un simile istituto. Tra l'altro l'istituto della fondazione ha la sua ragion d'essere qualora ci sia un " fondo " da gestire (sarebbe questo il nostro caso se l'autore, alla sua morte, avesse lasciata una somma di denaro, più o meno cospicua, con l'indicazione a chi rimaneva di utilizzarla per qualche scopo culturale). In questo caso, e solo in questo, sarebbe stato addirittura necessaria l'istituzione di una " fondazione ", se non altro per gestire in modo corretto e trasparente questi soldi, garantendo verso tutti che venivano rispettate le intenzioni di chi li aveva lasciati. Mi costa invece che la fondazione Luciano Bianciardi non abbia un centesimo e che, anzi, debba spendere molto del tempo delle persone che in essa si affannano per cercare finanziamenti. Finanziamenti per fare che cosa? Per leggere Bianciardi? Non serve denaro. Per studiare Bianciardi? Non serve denaro. Per pagare il telefono, la macchina da scrivere e finanche lo stipendio a qualcuno che sollevi gli altri dall'interessamento per Bianciardi? Quel denaro non si troverà mai, e, se si trovasse, quell'uso non sarebbe moralmente corretto. D'altronde sfido chiunque a trovare tra le cose prodotte da questa fondazione qualcosa di scientificamente, ma soprattutto di culturalmente valido. Quando parlo di culturalmente valido, intendo dire qualcosa che sia utile alla cultura popolare, cioè alla cultura degli uomini e delle donne che, pur non facendo dello studio di un autore la loro ragione di vita, possono essere interessati all'autore stesso. Sono certo che adesso qualcuno dirà: " Ma in fin dei conti anche se non è indispensabile la fondazione non è nemmeno dannosa." No, invece è dannosa, molto dannosa: infatti, appena costituita, essa immediatamente divide il mondo tra "dentro " e "fuori": facendo rientrare entro le proprie mura tutto quello che ha una qualche affinità con il suo scopo sociale e guardando con sospetto, quando non con avversione, tutto ciò che in tal senso si svolge fuori. È evidente che una tale posizione crea un notevole impedimento al libero studio e alla libera comunicazione intorno a questo autore, che rimane, come è rimasto Luciano Bianciardi a Grosseto, impigliato, imprigionato e perfino sotterrato nelle anguste mura che gli si sono volute caparbiamente creare attorno. Ritengo quindi che, siccome il patrimonio, piccolo grande, lasciato da Luciano Bianciardi, è un bene di tutta l'umanità, non si debbano creare strutture che limitino questa libertà e questa comunione; ritengo inoltre doveroso da parte di tutti e soprattutto da parte di chi, come me, di fatto il nome Bianciardi porta con sè, rimuovere ogni tipo di costrizione e vincolo che sia stato già fatto o del quale, come nel caso in questione, se ne tenti la ricostruzione, affinché la libertà e la comunione di cui sopra sia permessa e garantita. Ribadisco quindi, in modo sereno ma fermo, che se la fondazione Luciano Bianciardi, entro la fine di questo 2006, impegnata come mi è stato detto a riscrivere il proprio statuto, non lo riscrive in un unico articolo che si limiti a precisare che la fondazione stessa è sciolta, sarò costretto, insieme a tanti amici già individuati e come me decisi, a creare una AntiFondazioneBianciardi che, su basi completamente diverse e nel pieno rispetto della libertà e dell'autonomia di tutti, agisca in tutti i modi per additare alla pubblica opinione gli errori, le omissioni, le costrizioni, le storture, i pericoli della rinata fondazione Bianciardi. Nel contempo inviteremo tutti, tutti gli uomini e le donne che vogliano leggere, studiare, discutere Biancairdi e confrontarsi su di esso, a farlo con noi, nel modo più libero e spontaneo possibile, rimuovendo tutti gli ostacoli: culturali, sociali, burocratici, cattedratici, amministrativi, o di altro tipo, che si possono frapporre.
Faremo di nuovo le cose che faceva lui, le cose che avrebbe ancora fatto, se non se ne fosse andato troppo presto. Riapriremo il fuoco!”
Ettore Bianciardi
(Foto www.lucianobianciardi.it)
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